MindsEye Recensione, non è l’anti GTA

Ecco la nostra recensione di MindsEye, che si è aggiornato recentemente con l'update numero 7. Sarà riuscito a mettere a posto le cose e a salvare da un fallimento totale?

Di
Alessandro Ferri
Senior Editor
Trentenne, vero appassionato di videogiochi, adora scrivere di videogiochi come se ne stesse parlando con gli amici al bar. Nostalgico dei classici anni '90 come Super...
- Senior Editor
RecensioniMindsEye
Lettura da 8 minuti
Mindseye
4 Insufficiente
MindsEye

Ci sono giochi che falliscono perché sono piccoli, poco rifiniti o semplicemente fuori tempo. E poi ci sono quelli che falliscono perché vogliono essere troppo. MindsEye appartiene senza dubbio alla seconda categoria: un progetto che nasce con l’intenzione di ridefinire il concetto di esperienza narrativa open world, ma che finisce per perdersi tra le proprie ambizioni. Dietro al gioco in queestione c’è una visione chiara, quasi arrogante nella sua sicurezza: costruire un universo narrativo ampio, stratificato, moderno, in grado di unire storytelling cinematografico e libertà d’azione. Ma la distanza tra intenzione e risultato è enorme, e pad alla mano emerge in modo sempre più evidente con il passare delle ore.

La recensione che vi mettiamo in evidenza stavolta si riferisce alla versione PC del gioco, dopo che l’update 7 è stato rilasciato, e che sono stati corretti alcuni errori rimasti ancora insoluti. Scopriamo più da vicino se Mindseye può finalmente dire un po’ la sua.

Una narrativa che promette tanto, ma costruisce poco

MindsEye ci porta in una metropoli futuristica dominata dalla tecnologia, dove il controllo dell’informazione e l’integrazione tra uomo e macchina sono diventati la norma. Il protagonista è un individuo segnato da un passato frammentato, con impianti neurali che influenzano la percezione della realtà. È un incipit potente nel concetto, e carico di possibilità… ma il problema è che il gioco non riesce mai a sfruttarle davvero. La trama procede per accumulo di cliché, senza mai approfondire i temi che introduce. Intelligenza artificiale, memoria, identità: tutto resta in superficie, come se fosse stato inserito più per dare un tono “adulto” alla narrazione che per costruire qualcosa di significativo.

I personaggi soffrono dello stesso problema: entrano in scena, svolgono il loro ruolo e scompaiono senza lasciare traccia. Non c’è evoluzione, non c’è empatia, non c’è nemmeno un vero conflitto emotivo che riesca a coinvolgere il giocatore.Il risultato è una storia che si dimentica facilmente, e che soprattutto non riesce mai a giustificare il viaggio. Uno degli aspetti più problematici di MindsEye è la sua struttura open world, o almeno, quella che dovrebbe esserlo. La città di gioco è ampia, visivamente anche interessante in alcuni scorci, ma completamente priva di vita. Non ci sono attività secondarie degne di nota, non ci sono eventi dinamici, non c’è nulla che spinga davvero all’esplorazione.

Ci si muove da un punto all’altro seguendo waypoint, completando missioni che raramente si discostano da una struttura estremamente rigida. Non c’è libertà reale, non c’è emergenza sistemica, non c’è quella sensazione di “mondo vivo” che ormai è diventata lo standard per il genere. È un open world che non vuole essere esplorato, ma semplicemente attraversato. E questo è forse il fallimento più grande del gioco: creare uno spazio così grande senza riempirlo di significato. La narrativa delude e il mondo di gioco non convince, quindi il gameplay può rappresentare un’ancora di salvezza. Purtroppo, non è così.

Le meccaniche sono basilari, spesso poco rifinite, e soprattutto incapaci di evolversi nel corso dell’esperienza. Il sistema di combattimento è semplice fino all’osso: coperture, sparatorie, nemici che reagiscono in modo prevedibile. Non c’è profondità tattica, non c’è varietà, non c’è nemmeno una vera curva di apprendimento. Dopo poche ore, si è già visto tutto quello che il gioco ha da offrire.

Anche le fasi più “scriptate”, che dovrebbero offrire momenti spettacolari, finiscono per risultare piatte. Manca il senso di ritmo, manca la costruzione della tensione, manca quella regia che dovrebbe sostenere un’esperienza narrativa di questo tipo. Il gameplay di MindsEye è semplicemente, in una sola parola, vuoto.

Direzione artistica: un’occasione sprecata

Paradossalmente, uno degli elementi più riusciti del gioco è anche quello che evidenzia maggiormente le sue mancanze. La direzione artistica ha degli spunti interessanti: l’estetica futuristica, l’uso delle luci, alcune architetture che richiamano un immaginario cyberpunk moderno. In alcuni momenti, la città riesce persino a suggerire un’identità. Ma si tratta purtroppo solo di una superficie. Manca la coerenza, manca la stratificazione, manca quel lavoro di worldbuilding che trasforma un’ambientazione in qualcosa di credibile. Gli spazi sono belli da vedere, ma non raccontano nulla. Non hanno storia, non hanno funzione, non hanno anima.

È come osservare un set cinematografico dopo che le luci si sono spente: tutto è al suo posto, ma niente è vivo. Dal punto di vista tecnico, MindsEye si presenta con una serie di imperfezioni che, pur non essendo sempre gravi, contribuiscono a peggiorare l’esperienza complessiva. Animazioni legnose, compenetrazioni, piccoli glitch visivi: elementi che da soli sarebbero anche tollerabili, ma che inseriti in un contesto già fragile diventano difficili da ignorare. Anche l’intelligenza artificiale lascia a desiderare. I nemici si comportano in modo prevedibile, spesso poco credibile, riducendo ulteriormente l’impatto delle fasi di combattimento.

Sottolineiamo comunque che rispetto alla prima versione del gioco sono stati fatti dei passi in avanti incoraggianti, e che questo nuovo update quanto meno ci propone la versione più “rifinita” del gioco. Il problema, però, non è tanto la presenza di bug, quanto la sensazione generale di incompletezza. MindsEye dà l’impressione di essere un gioco uscito troppo presto, o forse mai davvero rifinito fino in fondo.

Il peso delle ambizioni

È impossibile parlare di MindsEye senza considerare il contesto in cui è nato. Il gioco non è stato presentato come un progetto qualunque, ma come l’inizio di qualcosa di più grande: un universo narrativo espandibile, una piattaforma, quasi un ecosistema destinato a crescere nel tempo. Questo tipo di ambizione richiede fondamenta solide, richiede un primo capitolo capace di convincere, di coinvolgere, di creare fiducia, e MindsEye non riesce in nessuna di queste cose. E quando il punto di partenza è così debole, tutto il resto perde automaticamente di valore.

Alla fine, il problema più grande di MindsEye è che non ha una vera identità, cosa che in realtà dalle premesse sembrava esserci eccome. Non è abbastanza narrativo da essere coinvolgente, non è abbastanza libero da essere un vero open world, non è abbastanza rifinito da essere un’esperienza solida. Resta sospeso in una zona grigia, dove nulla è davvero sbagliato in modo clamoroso, ma nulla funziona abbastanza bene da lasciare il segno. È un gioco che si gioca, si finisce… e si dimentica.

Mindseye
MindsEye
Insufficiente 4
Voto 4
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Senior Editor
Trentenne, vero appassionato di videogiochi, adora scrivere di videogiochi come se ne stesse parlando con gli amici al bar. Nostalgico dei classici anni '90 come Super Mario 64, non disprezza al brivido dei titoli moderni.