Nel 2021 SIGONO e il publisher giapponese Shūeisha Games presentarono al mondo videoludico con OPUS: Echo of Starsong, un’esperienza toccante e visivamente brillante capace di arrivare agli animi dei giocatori e creare una sorta di viaggio introspettivo, avvolti da musiche emozionanti e da sogno. Echo of Starsong era l’ultimo capitolo della saga, preceduta da The Day We Found Earth e Rocket of Whispers, e c’era una ambientazione prettamente post apocalittica in un contesto spaziale. Dopo 5 anni, nel 2026, fanno un ritorno in pompa magna con una sorta di sequel, seppur slegato narrativamente parlando, dal titolo OPUS: Prism Peak, un’avventura grafica come il suo predecessore, che ci ha regalato ore di emozioni e divertimento. Lo abbiamo provato per voi su PC (Steam), e questa è la nostra recensione.
Un mondo da sogno
Opus: Prism Peak, uscito per Nintendo Switch, Nintendo Switch 2 e PC (Steam) è una avventura grafica in terza persona, che alterna momenti in prima, con una fortissima componente narrativa sentimentale, in cui scava a fondo nella vita e nelle emozioni dei personaggi per fare un viaggio introspettivo grazie anche agli elementi decisionali che verranno proposti man mano che si procede nella storia.
Il protagonista di questo capitolo è Eugene, un uomo di ormai 40 anni, che si deve recare al funerale del nonno che l’ha cresciuto, dopo aver vissuto una vita totalmente distante dalle aspettative che aveva da bambino: non riesce a sfondare come avrebbe voluto come fotografo, arte insegnatagli dal nonno sin dalla tenera età, un matrimonio fallito miseramente e un rapporto conflittuale col padre che non lo supporta né lo considera, facendolo sentire solo al mondo.
Durante il viaggio verso la sua città natale, per recarsi appunto per l’ultimo saluto verso il tanto amato nonno, sbanda con la macchina, si schianta su una statua e sviene, per risvegliarsi in un mondo sconosciuto e afflitto da una sorta di corruzione, sotto forma di melma nera che tutto avvolge e distrugge: riesce a stento a sfuggirgli, in un primo momento, ma incappa in una ragazzina che ha perso la memoria, che ricorda soltanto di dover tornare alle montagne del Crepuscolo.
Il viaggio verso la casa della giovane è costellato di ricordi per Eugene, dal ritrovamento della macchina fotografica del nonno, dopo aver dato in pegno la sua per pagarsi l’affitto, a delle scritte misteriose in una lingua a lui familiare: è la lingua degli spiriti, anch’essa un insegnamento del nonno che gli riporta la mente alla sua infanzia, che ricorda via via che esplora, fotografa e si guarda intorno in questo mondo fantastico e nuovo ma allo stesso tempo a lui familiare.
Animali mistici e semi spirituali
Verso le montagne del Crepuscolo Eugene e la ragazzina senza nome hanno modo di incontrare degli animali, che non son altro che metafore di uno ampio spettro di emozioni, che forse Eugene stesso aveva dimenticato: il Cervo gli dona la macchina fotografica, consigliandogli di guardare il mondo in una prospettiva diversa, il Caprone condivide il dolore del protagonista, facendogli accettare anche la presenza di momenti tristi nella vita di tutti i giorni, e cosi via. Ognuno di questi animali magici incontrati darà in qualche modo un insegnamento e un modo di vedere la vita e le sue difficoltà condiviso e di conseguenza meno pesante, normalizzandolo e facendo sentire Eugene più leggero e meno sopraffatto dalla sconsolazione e dalla malinconia.
Opus: Prism Peak promuove l’esplorazione e l’osservazione di ogni cosa che ci circonda, premiandoci con dei semi che possono essere anche utilizzati per migliorare la fotocamera e conseguentemente anche le foto che potremo fare, che daranno vita a scorci della natura e dei panorami nei suoi dettagli, sempre più profondi e belli: cosi si va maturando una nuova e genuina prospettiva, che la vita è bella, anche con i suoi alti e bassi, e a volte le perdite non portano solo tristezza, ma anche un inevitabile crescita personale interiore nella nostra semplice consapevolezza di ciò.
Il punto forte del gioco è quindi una splendida narrazione, profonda e toccante, che tratta temi che saranno non solo familiari ai giocatori, ma che li faranno empatizzare e commuovere di fronte alla crescita spirituale e interiore di Eugene nel suo pellegrinaggio verso le montagne del Crepuscolo. Le musiche son il fiore all’occhiello di questa produzione taiwanese, che aveva già dato prova della bravura nella composizione di Triodust anche nei precedenti capitoli della saga di OPUS: è quindi una garanzia per la presenza di musiche che creino la giusta immedesimazione, con brani che toccano corde profondissime, mentre il gioco sembra muoversi quasi a ritmo (lento) come se lo incorniciassero alla perfezione.
I comandi sono facili e intuibili, ma come il gioco consiglia, è molto appropriato l’utilizzo del pad, comodo soprattutto per una navigazione del diario personale, in cui troveremo tutte le informazioni utili della storia e potremo anche scegliere le parole giuste al momento giusto (non diciamo di più), ma anche nei movimenti del personaggio, perfino nei momenti più concitati e di azione.
Poesia in cell-shading
Lo stile grafico di Opus: Prism Peak è quasi poetico, dichiaratamente ispirato allo stile di Makoto Shinkai, e ci trascina in un mondo spirituale dove l’introspezione e la presa di coscienza di sé e dei propri limiti, così come l’accettazione dei propri fallimenti e l’apprezzamento dei piccoli successi quotidiani.
La presenza della corruzione poi rende il tutto più metaforico e quasi concretizzando lo stato emozionale del protagonista, che deve quindi sia fuggire dalla malinconia che lo stava avvolgendo sempre più, che lo aveva portato anche a sbarazzarsi persino della sua amata macchina fotografica e quindi a rinunciare ai suoi sogni, ma anche ritrovare se stesso ritrovando la gioia di vivere e fotografando la bellezza del mondo.
OPUS Prism Peak è scorrevole e piacevole, quasi rilassante, ma le tematiche che affronta sono sempre più mature e porteranno non solo il protagonista, ma il giocatore stesso, a porsi le domande giuste, o al ponderare bene su quali scelte affrontare: il tutto viene reso magistralmente in un gioco che riconferma SIGONO un maestro nella creazione di prodotti videoludici di altissimo livello narrativo, facendovi innamorare non solo della componente meramente intrattenente, ma anche del messaggio esistenziale che porta.



