Negli ultimi giorni abbiamo avuto modo di provare con mano la nuova versione di Reigns, serie di titoli principalmente per computer e dispositivi mobile. Questa nuova avventura tra scelte pericolose e… ancora più pericolose, ci porta all’interno del mondo di The Witcher. Gli sviluppatori di Nerial ha lavorato infatti in collaborazione con la stessa CD Projekt RED per rendere il contenuto il più fedele possibile alla famigerata serie dello studio polacco. Alla pubblicazione troviamo come sempre Devolver Digital, che in tandem col team dal 2016 ad oggi ci ha fatto arrivare la bellezza di 6 capitoli di Reigns. Quest’ultimo sarà disponibile al lancio su computer e dispositivi mobili con gli store digitali corrispondenti, e per ora non sono state annunciate versioni per console tradizionali. Ora che Ranuncolo ormai si sarà scaldato la gola, andiamo però a guardare meglio da vicino Reigns: The Witcher nella nostra recensione.
Passando prima dal trono…
Prima di parlare nello specifico di questa versione, è doveroso introdurre la serie. Reigns è molto particolare per il suo genere: basata su scelte narrative rapide presenta un gameplay semplice nell’esecuzione, ma abbastanza “maledetto” e profondo da farci imprecare non poco. In breve, il gameplay è un insieme combinato di decisioni tramite swipe (che sia col dito su smartphone o col controller/mouse su PC) con conseguenze significative sul proseguo della storia.
Infatti in Reigns il giocatore assume il ruolo di un sovrano (re, regina o figura rilevante, a seconda del titolo) e prende decisioni presentate come carte, che avranno sempre due opzioni: scorrere verso sinistra o verso destra. Ogni scelta influisce su quattro metriche chiave (come esercito, chiesa, popolo e tesoro), e se una di queste sale troppo o scende troppo, il personaggio muore o viene deposto, facendo iniziare una nuova “reign”. Il ciclo di scelte, esiti inaspettati e imprevedibilità generano un’esperienza strategica e narrativa basata sul provare e riprovare, e spesso condito da humour nero e sorprese intermittenti.
…Arriviamo alla caccia!
Ebbene, Reigns: The Witcher avrà le stesse identiche meccaniche, ma tutte in salsa Strigo, e con qualche aggiunta rispetto ad alcuni vecchi capitoli che rende il gioco ancora più spicy. Chiaramente non avremo a che fare con un sovrano, ma col nostro Geralt di Rivia, che vivrà storie su storie… raccontate al pubblico dal nostro incommensurabile Ranuncolo! Egli, vagando tra le taverne, canterà le ballate del Lupo Bianco per accrescere il gradimento della folla, e creare nuovo materiale per le esibizioni che contano davvero.
Il nostro scopo? Continuare a raccontare storie, innalzare la nostra fama, divenendo immortale… e ovviamente innalzando Ranuncolo allo status di bardo leggendario. Ogni esibizione andata a buon fine e a ogni livello acquisito, otterremo delle nuove ispirazioni, che saranno indispensabili per continuare a crescere. Le combinazioni di storia praticamente sono centinaia, quindi ci sarà davvero l’imbarazzo della scelta.
Ricordiamoci però che l’universo della serie è spietato, un mondo dark fantasy che ha delle regole, delle gerarchie, e il nostro protagonista fa parte di una categoria non proprio vista benissimo. Dopotutto, il lavoro di un Witcher è pericoloso e non finisce mai, e non sempre porta i guadagni sperati. Questo mondo è effettivamente un “labirinto morale”, e combatteremo per la sopravvivenza nelle ballate del bardo, che creerà in tutti i modi qualcosa per complicarci la vita. Cacceremo mostri, aiuteremo le persone, o magari infastidiremo i locali, saremo poco simpatici, o ancora eviteremo gli scontri? Giorno dopo giorno, probabilmente, faremo tutto quanto.
Non dimentichiamoci poi le missioni. Saranno tutt’altro che semplici, spesso bizzarre, e che soprattutto dovremo portare a termine senza sfociare in un game over, che è sempre dietro l’angolo (o dovrei dire “lo swipe” ndr.).
La cosa peggiore, e che potrebbe scoraggiare molti, è l’elevatissimo tasso di sconfitta – chiaramente il gioco è pensato in questo modo, dato che ci porta sempre a risvolti narrativi nuovi da scoprire – e il gran numero di tentativi da utilizzare per sopravvivere il più possibile. Quante volte leggerete la scritta “The Witcher is Dead”? Meglio che non ve lo dica! E sì, anche le morti sono un collezionabile prezioso per Ranuncolo.
Piccola nota a margine, che purtroppo potrebbe spaventare qualcuno, è l’assenza della lingua italiana nel gioco. Non sappiamo se è prevista per un arrivo in un secondo momento (alcuni capitoli della serie presentano la lingua nostrana), ma al momento del lancio purtroppo sono presenti solo le altre lingue europee, tra cui chiaramente il più fruibile inglese.
Quanto The Witcher!
La cosa che i più apprezzeranno del gioco è senza dubbio l’identità: se state acquistando questo titolo soprattutto perché siete fan della serie, a livello di contenuti non rimarrete delusi. Tra i personaggi con cui avrete a che fare nelle storie di Ranuncolo ci sono infatti volti familiari, tra cui Yen, Triss e Vesemir, ma anche molti altri personaggi presi direttamente dalle storie di Geralt, che andranno a mischiarsi a i personaggi “classici” nelle varie storie. Non dimentichiamoci poi i mostri, tutti presi dall’immaginario del mondo di gioco, dai più “semplici” Nekker, passando per i vampiri come la Bruxa, arrivando ai draghi o ai terribili Lasher o Tarasque. Combatterli con uno dei minigiochi presenti, significa anche utilizzare i segni della magia degli Witcher, o subire i colpi più dolorosi tipici del mostro in questione.
Cosa importantissima sono le quattro metriche chiave: le azioni che compiremo e le nostre risposte faranno salire o scendere come nei giochi precedenti le 4 metriche. In questo caso sono il favore degli umani, il favore dei non umani, quello dei maghi, e il nostro lavoro da Strigo. Come già anticipato, il gioco non ci regala nulla, e mantenere l’equilibrio tra tutto – proprio come nella saga di The Witcher – è cosa assai ardua. Essere troppo benvoluti da alcuni può infastidire gli altri, e viceversa, e dedicarsi troppo – o troppo poco – alle nostre mansioni da Witcher può portarci a “morire male”, o ad abbandonare totalmente.
Altra cosa che piacerà tanto ai fan di The Witcher è l’aspetto artistico: senza soffermarci troppo sulla grafica, che conosciamo bene dagli scorsi lavori di Nerial, siamo rimasti molto compiaciuti dalla qualità dell’adattamento stilizzato dei volti, delle location, e degli elementi a schermo in generale. Sopra a qualsiasi altra cosa però, ci mettiamo la musica, che presenta le tracce originali che CD Projekt RED aveva inserito in The Witcher 3. Ad esempio, mentre giochiamo ci capiteranno spesso delle tracce familiari, come quelle che ascoltavamo giocando a Gwent, o magari ogni volta che qualcosa ci andrà bene, sentiremo gli effetti sonori che ascoltavamo quando completavamo una missione, o viceversa quando andava male.



