Se c’è una cosa che è stata sotto agli occhi di tutti fin dal primo annuncio di REANIMAL, è il fatto che il titolo somigliasse in modo a dir poco esagerato a Little Nightmares. Dopotutto è una cosa che sembra logica: gli sviluppatori di questo nuovo gioco sono esattamente quelli che hanno dato i natali alla fortunata serie di Bandai Namco con i primi due capitoli, i geniali ragazzi di Tarsier Studios, che per questo nuovo lavoro sono sotto la bandiera di un altro publisher, THQ Nordic.
Ovviamente lo studio è ciò che di meglio potevamo chiedere per un titolo di questo genere, tuttavia il rischio di deja-vu è altissimo, e proporre un gioco palesemente ispirato ad un proprio lavoro passato, porta sempre con sé il dubbio. Nonostante si tratti di una nuova IP, riuscirà Reanimal a vivere di un’identità propria mentre porta sulle spalle l’eredità del passato di Little Nightmares? Scopriamolo insieme nella nostra recensione.
Coraggio e salvezza
Il fatto che REANIMAL sia in particolar modo derivativo da Little Nightmaresi I e II (i migliori della serie) vuole probabilmente anche significare che Tarsier non aveva ancora finito di raccontare le sue storie: il concetto con cui nascevano i loro lavori era dare vita e forma agli incubi del passato, a quelle cose terribili che si immaginavano da bambini. Come sempre, anche in questo caso l’ispirazione è simile: il design dei personaggi, dei luoghi e dei mostri che perseguitano i nostri protagonisti è ispirato a eventi del loro travagliato passato. Quando tutto sembrava già stato fatto, lo studio grazie alla sua inimitabile vena artistica è riuscito anche questa volta a creare un’orda di nuove, terrificanti creature, che stavolta ci impegneranno via terra e via mare.
Ma chi sono stavolta i protagonisti? Una coppia di giovani bambini, minuti come da tradizione, traumatizzati da luoghi ed eventi… eppure indomabili. I due orfani, fratello e sorella, intraprendono uno strano viaggio in luoghi maledetti per salvare i loro amici scomparsi. Di coraggio ne servirà a pacchi, soprattutto perché, come anticipato, i traumi e gli eventi da cui tutto è ispirato, sono abbastanza forti.
L’isola che fa da sfondo al gioco è un misto di crolli, acqua che continua a inghiottire le case, e alture da capogiro, ma soprattutto tanti orrori tra cui sgusciare in punta di piedi o a gambe levate, persino campi di battaglia e zone di guerra urbane. Ovviamente tutte le creature in questi luoghi sono “a tema”, da umanoidi resi invertebrati che strisciano come serpenti, a bambini fatti completamente di sabbia, fino a gabbiani che ci attaccano in gruppo, o veri e propri umani che ci attaccheranno come a loro conviene di più. Certo, ci sono anche le creature che fanno da boss, ma quelle ve le faremo scoprire di persona. Dopo tutto, un oscuro segreto ci perseguita…
Spaventati, ma insieme
Quello che chiaramente è uno dei punti focali di REANIMAL è la possibilità di giocare anche in cooperativa, che sia online o in locale. Se sul multigiocatore da divano, fianco a fianco, non abbiamo nulla da recriminare, su quello online dobbiamo annoverare un pro e un contro: la cosa buona è che è presente il crossplay su tutte le piattaforme in cui il gioco è disponibile, ma la cosa negativa è che per usufruire del multigiocatore in rete è necessario che entrambi i giocatori abbiano la copia del gioco. Forse in questo caso sarebbe stata più consona una struttura simile a quella di titoli come It Takes Two.
Tolta la parte tecnica, giocare in cooperativa REANIMAL significa condividere un’esperienza molto particolare, che porta le sensazioni un po’ oltre quelle che si provano in giocatore singolo. Sia la paura, sia il coraggio, sono condivisi, così come le esperienze, le idee, le ipotesi. Alcuni puzzle che ci si troverà davanti richiedono un pizzico di ingegno, ma rimangono molto semplici e diretti, cosa che abbiamo apprezzato in particolar modo, dato che fanno mantenere alla storia un ritmo abbastanza rapido, che non si incaglia forzatamente.
Qualcosa di nuovo
Dobbiamo dire che, se a primo impatto – giustamente – REANIMAL potrebbe sembrare un clone di Little Nightmares, intraprendendo l’avventura questa sensazione viene un pochino meno. Badate bene, le similitudini e lo stile di gioco sono sempre quelli, ma rispetto ai suoi vecchi lavori Tarsier ha portato qualcosa di decisamente nuovo.
Iniziamo dal gameplay: ciò che riguarda movimento e interazione nei comandi è sempre lo stesso, ma REANIMAL compie un passo più lungo: i due bambini potranno esplorare non solo a piedi, ma anche in barca, in zone che, nonostante non ci sia una quantità infinita di posti o oggetti interagibili, ci racconteranno sempre qualcosa di diverso, dandoci un controverso senso di libertà… all’interno di una gabbia. Esplorando quest’isola infernale a piedi e in barca i nostri protagonisti potranno addirittura difendersi da alcuni nemici, come lanciando arpioni, o combattendo con armi improvvisate. Tutto ciò non è da sottovalutare, perché fa nascere non solo una nuova componente ludica, ma fornisce al giocatore stesso una sensazione nuova in questo tipo di gioco: la speranza, il coraggio di dire “ce la farò”.
Sono presenti anche diversi tipi di collezionabili da trovare, come maschere da far indossare ai due bambini, statue dove accendere candele, e dei poster che sbloccheranno delle “opere d’arte” (disegni che troveremo nella galleria della sezione “Extra”). Non consideriamoli elementi di contorno, perché potranno raccontarci molto di più di quello che pensate…
L’oscurità che non ti molla
Sul piano tecnico, testando il titolo su PS5, non abbiamo incontrato problemi estremamente gravi, nonostante qualche sbavatura che in un paio di casi ci ha dovuto far ricaricare la partita dal checkpoint. Alcune cose erano già state fatte presenti dal team, quindi si tratta di problemini già in fase di risoluzione e che probabilmente saranno già debellati poco dopo il lancio. Se dal piano degli fps in locale non ci sono stati problemi, il gioco online ha un po’ accusato il colpo, ma anche in questo caso niente di irrisolvibile o particolarmente inficiante.
Parlando della telecamera, il nuovo esperimento di visuale condivisa ci ha regalato effettivamente gioie e dolori, con alcuni scorci e panoramiche mozzafiato, e altre inquadrature che invece era no molto scomode, sia ludicamente, sia per capire cosa all’effettivo ci trovavamo davanti.
Quello che però è il fiore all’occhiello dell’avventura di REANIMAL è senza dubbio l’atmosfera. La missione di proporre una storia inquietante e ricca di tensione, è riuscita in pieno, avvalendosi di una palette cromatica estremamente cupa, che gioca molto coi grigi e i blu, accompagnando i due protagonisti alla disperata ricerca di speranza e redenzione in circostanze terribili. Attenzione però, perché l’altro colore importante è il rosso, quello che vedremo nei momenti importanti, quello che spicca in modo accentuato nel nome del gioco e nelle voci del menù. Il rosso non è solo sangue, e lo imparerete giocando. Quella che però nel nostro caso è un po’ mancata è la “paura vera”: non mettiamo in dubbio che tutto sia fuori dall’ordinario e terribile da vedere, ma il fatto di giocare in cooperativa, e soprattutto il fatto che ora possiamo anche difenderci, hanno un po’ smorzato quella sensazione di ansia e di essere indifesi che tanto porta lustro a questo tipo di produzioni.
Quello che ci fa paura
Prima di tirare le somme, dobbiamo dire ancora qualcosina su REANIMAL. La prima cosa è che sono previsti per il gioco ben tre DLC, che saranno pubblicati nel tempo e che sono compresi nel season pass, per chiunque volesse aggiudicarseli. Questi nuovi contenuti di certo saranno interessanti e graditi, soprattutto perché se prendiamo la longevità del gioco in sé, non arriva lontanissimo. REANIMAL può infatti essere completato con 5 ore di gioco, a cui se ne aggiungono un paio se volete esplorare ogni singolo angolo alla ricerca dei segreti presenti. Questo accade anche perché, come vi abbiamo anticipato, le fasi di gioco non la vogliono tirare per le lunghe inutilmente con artifici ancora più improbabili, quindi va da sé che alcune sezioni si esauriscano in breve tempo.
L’altro appunto che vogliamo fare riguarda l’identità: REANIMAL è senza dubbio un titolo forte di personalità, e Tarsier cerca di staccarsi in tutti i modi dal proprio – splendido – passato, tuttavia non volendosi nascondere dietro a un dito, è palese come il gioco sia spiccatamente derivativo, tanto da sembrare uno spin-off di Little Nightmares. Questo non è necessariamente un male, dopotutto per qualsiasi opera d’arte “la mano si riconosce”, ma ci viene comunque il dubbio su quanto avrebbe potuto essere un bene – o un male – staccarsi definitivamente da quello stile.



