Let it Die: Inferno è l’ultima incarnazione del gioco Let it Die uscito ormai diversi anni fa su PS4 e partorito dalla mente del folle ma famosissimo game designer giapponese Suda51 (Goichi Suda). Egli è divenuto famoso perché i suoi giochi sono sempre stati strampalati e goliardici, esattamente come quest’ultimo che andremo a raccontarvi di seguito nella nostra recensione. Ma in cosa consiste esattamente Let it die: Inferno e di cosa tratta? Non molto tempo fa su PS5 uscì un gioco chiamato Synduality: Echo of Ada, dove attraverso dei mech, il giocatore doveva recuperare dei cristalli e altre risorse in dei pianeti ostili popolati da nemici ma anche da giocatori umani che potevano essere sia di buone intenzioni che non.

Roguelike: questo genere sconosciuto
Synduality: Echo of Ada era quindi di un extraction looter shooter, basato sulla ricerca di materiali, potenziando sempre di più il nostro mech attraverso furibonde battaglie prima di ogni estrazione portando alla base i materiali faticosamente raccolti. Analogamente il genere di Let it Die: Inferno è lo stesso, identico, ma con nemici e materiali generati casualmente ogni volta che si gioca, in pieno stile roguelike. Il nostro obiettivo in quanto Raider, quindi, sarà quello di diventare immortale cambiando corpo di continuo e ottenere sempre più SPLithium. Questa risorsa, se acquisita in grande quantità, è in grado di governare il mondo intero.
Dovremo fare tutto questo cercando di sopravvivere nella Porta dell’Inferno, dove l’obiettivo di tutti è di ottenere un grande quantitativo di SPLithium e raggiungere sempre più obiettivi, costruendo nella propria base difese, risorse da sfruttare, e allo stesso tempo migliorando il proprio personaggio che a seconda delle armi e del corpo. In base a quello che verrà impersonato, si avranno caratteristiche completamente differenti, che i giocatori potranno adattare durante le loro estrazioni.
Il gioco, come detto poco fa, è classificato come Roguelike, ovvero ogni volta che morirete perderete tutto ciò che avrete ottenuto e ripartirete da capo, esattamente come accade anche in titoli come Returnal di Housemarque.

Confusione come parola d’ordine
Tecnicamente parlando, il gioco non ci ha entusiasmati, anzi, ci è sembrato molto confusionario. Visto che si tratta di una seconda iterazione, davamo per scontato che nel sistema di gioco sarebbe stato implementato il lock on per combattere meglio i nemici: al contrario, non solo è assente, ma i combattimenti risultano imprecisi, le armi lente in quanto enormi, e difficili da gestire, generando frustrazione nel giocatore.
Inoltre, anche la mappa con gli obiettivi risulta poco chiara, ed è facile perdersi in quello che già di per sé risulta un gioco molto confusionario. Oltre a questo ovviamente si aggiunge il fatto che si tratta di un Roguelike e per sua stessa natura si perde tutto ciò che si è acquisito in caso di morte del giocatore e successiva reincarnazione in un altro corpo, generando ulteriore frustrazione oltre quella già ottenuta dalla natura stessa del gioco.
Fortunatamente, tutto questo caos è accompagnato anche da note positive, partendo da personaggi strampalati, passando da una dose massiccia di splatter con sangue dei nemici da tutte le parti, costumi, e dialoghi davvero esilaranti. Peccato per il doppiaggio che ovviamente è solo in lingua inglese, che però risulta di ottima fattura, come il sonoro che è assolutamente azzeccato per il background del gioco.
Purtroppo, riteniamo si tratti dell’ennesimo prodotto che annoierà presto il giocatore, intrappolandolo in un loop infinito e monotono. Considerando l’ampia offerta del mercato odierno, dubitiamo che molti saranno intenzionati a giocarlo. Se amate lo stile folle e psichedelico dell’autore giapponese, vi ricordiamo che da poco è approdato sul mercato anche un altro titolo firmato Suda51, in collaborazione con SWERY e White Owls Inc., quell’Hotel Barcelona che ha completamente diviso pubblico e critica.
