Resident Evil 7: Biohazard – Recensione

Gianluigi Crescenzi
Di Gianluigi Crescenzi - Deputy Editor Recensioni Lettura da 8 minuti
9
Resident Evil 7: Biohazard

La crescita esponenziale delle fonti di informazione e della diffusione di queste ha fatto modo che molti titoli vengano pubblicizzati e conosciuti per le loro caratteristiche prima ancora del loro rilascio. Anni e anni fa tutto ciò era ancora semplice fantasia, ma col passare del tempo, per motivi differenti da persona a persona, abbiamo imparato a scrutare ogni singola sfaccettatura di un video o di alcune foto trapelate in rete, semplicemente per giudicare se valesse o meno la pena acquistare un titolo al day one. In simbiosi con questo stile di vita, è stato impossibile per tutti i giocatori di vecchia data non notare come per molti versi Resident Evil 7 si sia rivelato una sorpresa inaspettata, un dietrofront del 50%, che ha fatto rispolverare a Capcom alcuni dei concetti chiave del survival horror. I mesi precedenti al rilascio del gioco sono stati adornati da sorrisi entusiasti e speranzosi, ma anche di perplessità espresse col martelletto da giudice in mano, senza effettivamente sapere cosa di preciso dovevamo aspettarci.

In modo atipico per questo brand infatti ci ritroviamo a giocare in prima persona, dicendo addio (o forse arrivederci?) alla terza persona che ha caratterizzato gli ultimi capitoli. Senza fare ulteriori passi indietro però, è bene cominciare a guardarci di fronte, e a riconoscere che cosa è stato creato dagli sviluppatori. Siamo nel 2017, è normale che l’approccio e la richiesta del medium siano mutati nel corso degli anni e guardandoci intorno ci renderemo conto che anche di come a livello tecnologico le esigenze abbiano subito un’impennata. Resident Evil 7 riesce a fondere tutto questo, dove i maniscalchi di Capcom hanno attinto dalla voglia matta dei giocatori di tornare ad aver paura del buio. Sarà coi nostri occhi che approcceremo alla terribile magione, prima che con i nostri pad. Un ambiente sudicio e maleodorante nel quale il nostro Ethan (al quale ha prestato la voce un ottimo Renato Novara) arriverà per cercare delle risposte riguardo la sua amata Mia, creduta morta per ben tre anni.

Resident Evil 7Fin dai primi minuti di gioco è chiaro che il titolo non è adatto ai deboli di cuore, con dei jumpscare a fare da antipasto a quella che sarà a tutti gli effetti una crociata contro ansia e terrore. Avrete paura anche della vostra ombra. Sarà finalmente realtà, infatti, la cauta ricerca della sopravvivenza: unendo uno sfrenato backtracking volontario fino ai punti di salvataggio ogniqualvolta una coppia di mostri fungini soccomberà alle vostre cartucce, alla scelta meticolosa delle armi e degli oggetti da portare con sé, con lo spazio libero che non sarà mai abbastanza. Dopotutto il semplice e quanto mai nuovo sistema di crafting è un’arma a doppio taglio, che vi permetterà sì di gestire gli oggetti in base alle vostre esigenze, ma il numero delle varietà di tipi di ingredienti da combinare sarà croce e delizia del vostro zaino. Scordatevi però di aprire il fuoco ad armi spianate sbandierando il vostro vessillo, perché ogni singolo proiettile, ogni oggetto curativo e singolo ingrediente da combinare per crearne altri, sono estremamente preziosi… perché non sempre basterà un coltellino per difendervi. Rifioriscono chiari ed indelebili le caratteristiche e alcuni degli oggetti che hanno fatto da matrice negli scorsi titoli, resuscitando nella mente del giocatore una sorta di strano deja-vu, di quelli malsanamente buoni.

I membri principali della famiglia Baker come potete immaginare faranno da boss principali del titolo, dopo aver passato delle parti di gioco a metterci i bastoni tra le ruote… e pensare che in principio volevano facessimo parte della nostra (hem… loro) famiglia, cercando di trascinarci in una sorta di “Sindrome di Stoccolma”. Ogni angolo potrebbe farvi pensare ad una trappola, ed ogni singolo rumore farvi voltare a controllare più di una volta, con un comparto sonoro studiato furbescamente, e parte integrante delle vostre angosce.

Non è solamente a causa di inquietanti fasi di gioco vissute in un VHS o di feste a sorpresa improvvisate dalla ridente famigliola che vi ritroverete in guardia in ogni dove, ma anche a causa della già citata location, labirintica e con tante porte da sbloccare con chiavi diverse (che chiaramente metteremo in tasca solo dopo aver versato sangue e sudore). Ad accompagnare questi meccanismi, c’è la necessità di risolvere qualche piccolo indovinello, che ci porterà ad oggetti segreti nascosti decifrando una foto o ad aprire passaggi segreti (in questo caso necessari per il proseguo dell’avventura del malcapitato protagonista).

resident evil 7 2A distoglierci un pochino dall’egregia qualità del gameplay, ci sono alcuni lati tecnici. Parliamo di un titolo che sfrutta il RE Engine, motore di Capcom al suo esordio che garantisce al gioco i 60 fps. Anche se la fotografia del titolo è stata curata in modo ottimo, con uno sfruttamento di luci, ombre ed atmosfera senza il quale un risultato del genere non sarebbe stato possibile, Resident Evil 7 non è esente da qualche sbavatura: alcune fasi, specialmente all’aperto, ci metteranno di fronte ad alcuni difetti di texture evitabili o a qualche aliasing di troppo. Con così tanta carne al fuoco l’esperienza di gioco non poteva che essere in dubbio, perché come vi spiegavamo all’inizio, Resident Evil 7 potrebbe significare un nuovo inizio per il leggendario marchio, e le perplessità erano molte. Eppure, a conti fatti, i risultati parlano chiaro: il gioco fa paura? Si. Rispecchia i canoni tanto declamati nei primi titoli? Si. La prima persona conferisce maggior immersione come voluto? Assolutamente si.

Un ultimo breve appunto va fatto per la modalità VR. L’atmosfera tetra di Resident Evil 7 in realtà virtuale rende, e anche troppo bene, ma ci sono delle caratteristiche legate al gameplay che al momento non sono al passo coi tempi. Tralasciando la difficoltà di una configurazione della periferica mai troppo precisa, la rotazione base del protagonista è limitata ai piccoli scatti, e non permette una sufficiente velocità di manovra, anche nelle fasi meno complicate. Certo, l’effetto creato dal visore è eccellente e soprattutto molto immersivo… con l’unica pecca di vedere le nostre braccia “tagliate” alla base, che va a stroncare qualsiasi sentore di realismo che si era creato. Rimane in tutto e per tutto comunque un’esperienza da fare, a patto che non siate facilmente impressionabili. Motion sickness? Praticamente assente.

Modus Operandi: la recensione che avete appena letto è stata redatta basandosi sulla versione PlayStation 4 del titolo, dopo aver completato la storia principale a difficoltà normale, ed aver giocato più di metà dell’esperienza in modalità VR.

Resident Evil 7: Biohazard
9
Voto 9
Condividi l'articolo
Di Gianluigi Crescenzi Deputy Editor
Classe 90, invecchia bene tanto quanto il vino, anche se preferisce un buon Whisky. Ama l'introspezione, l'interpretazione e l'investigazione, e a volte tende a scavare molto più del necessario. Inguaribile romantico, amante della musica e cantante in erba, si destreggia tra hack n'slash, soulslike, punta e clicca e... praticamente qualsiasi altro tipo di gioco.