No Other Choice Recensione, quando l’eccellenza diventa una scelta

Ecco la nostra recensione di No Other Choice di Park Chan-wook, un prodotto incredibile, capace di intrattenere dall'inizio alla fine. Che cosa sei disposto a fare pur di non perdere ciò che ami?

Francesca Leonardi
Di
Francesca Leonardi
Appassionata di film in tutte le sue forme. Perché accontentarsi di vivere una sola vita quando il cinema ti permette di viverne infinite?
RecensioniNo Other Choice
Lettura da 6 minuti
9.5 Eccellente
No Other Choice

Ci sono film che si vedono, che magari fanno da sottofondo a una cena tra amici, e film che invece ti rimangono addosso, che non puoi far altro che guardare con attenzione per non perderne nemmeno un dettaglio. No Other Choice, ultima fatica di Park Chan-wook, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. È uno di quei rari casi in cui, fin dai primi minuti, ti rendi conto di star assistendo a qualcosa di speciale, a un prodotto eccellente sotto tutti i punti di vista, un film che non ha bisogno di effetti plateali o spiegazioni forzate per colpire, lo fa con l’atmosfera, con le immagini e con il peso silenzioso delle scelte prese dai personaggi.

No Other Choice ci racconta una storia apparentemente semplice: seguiamo, infatti, le gesta del protagonista che, dopo essere stato licenziato, si trova senza lavoro, intrappolato in una situazione più grande di lui, da cui sembra impossibile uscire senza pagare un prezzo molto alto. Le sue decisioni, spesso dettate dalla necessità di “portare avanti la baracca” più che dalla volontà, lo spingono sempre più in un labirinto senza uscita di tensione e rischi. Le conseguenze sono imprevedibili. Il film narra il suo racconto con pazienza, lasciando che siano i gesti, gli sguardi e le dinamiche tra i personaggi a parlare, piuttosto che inscenare dialoghi esplicativi.

Un lavoro certosino

Tra gli aspetti più riusciti del film bisogna senza dubbio menzionare il ritmo. Ritroviamo, infatti, un incedere perfettamente calibrato, che cresce gradualmente e che è capace di tenerti incollato allo schermo, impaziente di capire quale sia la prossima mossa del regista e dove la storia voglia andare a parare. Non c’è scena che risulti eccessiva, nonostante l’estrema originalità del regista che lo porta a osare in ogni fotogramma. Ogni momento sembra necessario, ogni passaggio contribuisce ad aumentare il peso emotivo della storia, nulla è casuale e, alla fine, ogni scena è parte imprescindibile di un grande mosaico.

La regia, a nostro parere, è perfetta. Ogni inquadratura sembra pensata, misurata, studiata per comunicare qualcosa che va oltre la narrazione. La macchina da presa, che osserva i personaggi con freddezza apparente, riesca, in realtà, ad amplificare il coinvolgimento emotivo di chi guarda la pellicola. Non c’è compiacimento, non c’è bisogno di virtuosismi inutili: tutto è funzionale alla storia e Park Chan-wook ne è consapevole. Anche le immagini sono estremamente curate e suggestive; impossibile non citare la palette cromatica, dominata dalle tonalità di verde. Un verde che non assume unicamente valore estetico, ma che contribuisce a raccontare la storia: trasmette un senso di inquietudine, di oppressione, ma anche di quotidianità distorta. L’uso che il regista fa del colore contribuisce a creare un’atmosfera sui generis, riconoscibile, che resta impressa anche a distanza di tempo.

La sceneggiatura è un altro punto di forza del film: non annoia mai, originale e, soprattutto, imprevedibile. Non c’è mai, per tutta la durata del film, un solo momento in cui si possa pensare: “questa scena l’ho già vista!”. No Other Choice evita con intelligenza i cliché e non sceglie mai la strada più facile. Le situazioni si sviluppano in modo naturale, senza mai cadere nella banalità, e ogni scelta narrativa sembra avere un peso reale. In questo senso, il film ci ha ricordato Parasite: anche in questo caso è evidente la capacità di mescolare critica sociale, tensione, dramma, ma anche risate, senza cadere nel didascalico.

A contribuire a rendere il prodotto più reale possibile a rendere il prodotto più reale hanno contribuito anche gli attori, interpretando personaggi complessi, pieni di contraddizioni e fragilità. Non ci sono interpretazioni sopra le righe: tutto è giocato sugli sguardi, sui silenzi e, chiaramente, sulle scelte. Questo rende i personaggi estremamente umani e risulta facile empatizzare con loro, anche quando non si condividono le loro scelte.

In definitiva, più che un film “da analizzare”, No Other Choice è un’esperienza da vivere. Genera ansia, empatia, disagio, ilarità, ma anche una profonda riflessione su cosa significhi davvero non avere alternative. È uno di quei film che continuano a lavorarti dentro anche dopo i titoli di coda. Difficile trovare un difetto a un prodotto di questa portata. Se proprio si vuole cercare un “contro”, potrebbe non risultare un film per chi ama narrazioni veloci o spiegate passo dopo passo, ma c’è da dire che è il prodotto riuscito di un cinema che sa osare, che non semplifica e che si affida all’intelligenza e alla sensibilità di chi guarda.

No Other Choice
Eccellente 9.5
Voto 9.5
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