Avatar: Fuoco e Cenere Recensione, James Cameron torna col terzo capitolo della saga

Ecco la nostra recensione de Avatar: Fuoco e Cenere, terzo capitolo della saga del regista James Cameron, che continua a stupire, aggiungendo un tocco più introspettivo alla narrazione.

Francesca Leonardi
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Francesca Leonardi
Appassionata di film in tutte le sue forme. Perché accontentarsi di vivere una sola vita quando il cinema ti permette di viverne infinite?
RecensioniAvatar: Fuoco e Cenere
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8 Ottimo
Avatar: Fuoco e Cenere

Con Avatar: Fuoco e Cenere, James Cameron torna su Pandora con l’intento di conferire un ordine a tutto ciò che la saga ha già costruito finora, nonché mostrare un lato inedito del pianeta che ha fatto da sfondo alle avventure di Jake Sully. Con il primo Avatar, abbiamo avuto accesso a un mondo totalmente nuovo capace di incantarci per la sua innovazione. Dopo più di dieci anni di attesa La via dell’acqua ha traslato i personaggi del primo capitolo in uno scenario totalmente diverso. Con questo terzo lungometraggio il regista ha deciso di lavorare sull’intensità e sui contrasti di un mondo che porta con sé ancora qualche segreto.

La storia si pone in continuità con i film precedenti, ritroviamo, quindi, Jake Sully, Neytiri e la loro famiglia, pronti ad affrontare nuove minacce. Fuoco e Cenere ci permette di esplorare una nuova parte di Pandora: se nei primi film il paesaggio era dominato da colori vivaci quali il verde della foresta e delle piante, i toni del blu e dell’azzurro del mare, questa terza opera è, invece, caratterizzata da ambienti più ostili, segnati dalla presenza del fuoco e della distruzione, dove il caos regna sovrano. Questo nuovo contesto diventa lo scenario perfetto per un conflitto che non è più soltanto esterno, ma anche morale, culturale e, in un certo senso, “civile”. Il regista amplia ulteriormente la mitologia della saga, mostrando che Pandora è un pianeta complesso, fatto anche di contraddizioni.

Pandora sembra reale, viva e pericolosa

Come nei capitoli precedenti, il punto di forza di Fuoco e Cenere è quello visivo. Gli effetti speciali, infatti, sono di alto livello, ma in questo capitolo l’asticella si alza ancora di più. Cameron sembra letteralmente giocare con il fuoco: lava, fiamme, cenere e paesaggi vulcanici diventano parte integrante del racconto, non rimangono meri elementi scenografici. Ogni inquadratura è ricca di dettagli e, nonostante il film trasudi digitalizzazione, riesce comunque a mantenere una certa naturalezza.

Rispetto al primo Avatar, in cui c’era la meraviglia della scoperta, qui Cameron non ha più bisogno di dimostrare nulla e usa la tecnologia in modo naturale, senza ostentazione; se nel secondo capitolo, l’acqua era sinonimo di fluidità e contemplazione, Fuoco e Cenere è un prodotto più ruvido, più aggressivo e visivamente più intenso. Questo cambio di tono funziona e contribuisce a donare alla saga varietà estetica.

Un elaborato di tutto rispetto

Sicuramente un punto di forza del film è il suo ritmo; superare abbondantemente le tre ore potrebbe costituire un deterrente per lo spettatore medio, eppure la visione risulta scorrevole e piacevole, senza risultare ridondante e ampollosa. Cameron si prende il suo tempo, è vero, ma lo fa con uno scopo preciso: costruire l’atmosfera, dare spazio ai personaggi e rendere credibile lo spazio in cui essi vivono e si muovono.

Non potremmo definirlo né un film frenetico, né statico e riesce ad alternare momenti più introspettivi a sequenze d’azione, senza però spezzare il ritmo o far calare l’attenzione. C’è da dire che si sarebbe potuto accorciare qualche passaggio, ma nel complesso il film resta più che fattibile, nonostante la sua lunga durata.

Altro elemento caratterizzante di questo terzo capitolo è l’aspetto emotivo: Fuoco e Cenere è forse il prodotto più cupo della saga. Colonne portanti della narrazione sono, infatti, la perdita, la rabbia e le conseguenze delle proprie scelte, tutti temi che riescono a conferire al film un tono più serio e personale. Il conflitto non è più solo tra umani e Na’vi, ma diventa anche interno, rendendo la narrazione più interessante e meno schematica rispetto al primo film. Non si tratta certo di un prodotto perfetto, alcuni dialoghi risultano essere troppo superficiali e a tratti prevedibili. Inoltre, alcuni personaggi secondari risultano poco caratterizzati e sicuramente meno approfonditi di quanto avrebbero meritato, soprattutto se teniamo in considerazione la durata complessiva del film.

Avatar: Fuoco e Cenere, dove i vari clan Na’Vi si scontrano in ambienti del tutto nuovi e variopinti, è un sequel di tutto rispetto: ambizioso e di grande impatto visivo. Non rivoluziona il cinema come fece il primo Avatar, anche perché è chiaro non sia questo l’intento del regista, ma ci dimostra che la saga ha ancora molto da dire e da mostrare. Cameron non ha solamente creato una saga di successo, bensì un vero e proprio universo.

Avatar: Fuoco e Cenere
Ottimo 8
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