Il mondo del cinema piange la scomparsa di Béla Tarr, regista ungherese di fama internazionale, avvenuta martedì all’età di 70 anni. Conosciuto per opere monumentali come Sátántangó, Le armonie di Werckmeister e L’uomo di Londra, Tarr ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama cinematografico grazie al suo stile unico e alla sua visione autoriale. La notizia è stata comunicata dall’Associazione degli Artisti Cinematografici Ungheresi.
La poetica di un autore
Béla Tarr ha rappresentato una figura chiave nel cinema d’autore europeo, distinguendosi per la sua capacità di creare atmosfere intense e suggestive. Le sue opere sono caratterizzate da un ritmo lento e contemplativo. Il suo approccio registico, fatto di piani sequenza lunghi e di un uso espressivo del bianco e nero, ha influenzato generazioni di cineasti, tra cui Gus Van Sant e László Nemes. La collaborazione con la compagna Ágnes Hranitzky, inizialmente montatrice e poi co-regista, è stata fondamentale per la realizzazione di molti dei suoi film più importanti.
Tarr ha raggiunto la notorietà internazionale negli anni ’90 e 2000, grazie alla diffusione delle sue opere in festival e rassegne di tutto il mondo. Nonostante la durata considerevole dei suoi film, come il celebre Sátántangó, della durata di sette ore e mezza, il pubblico è sempre stato affascinato dalla sua capacità di raccontare storie complesse e coinvolgenti. Il regista ha sempre respinto le interpretazioni pessimistiche delle sue opere. In un’intervista del 2024, Tarr aveva dichiarato: «La mia opinione è che stavamo facendo delle commedie. Si può ridere molto».
Tra le opere più significative di Béla Tarr, oltre a quelle già citate, spicca Perdizione (1988), un film che segna una svolta nel suo stile, caratterizzato da atmosfere cupe e desolate. Il suo ultimo film, Il cavallo di Torino (2011). Nel 2013, Tarr ha fondato la film.factory film school a Sarajevo, dedicandosi alla formazione di giovani cineasti.