Capcom non teme l’addio ai dischi: il digitale vale già il 90%

Secondo l’editore giapponese, la contrazione del mercato fisico non avrà effetti rilevanti sui risultati, sostenuti da vendite e profitti in forte crescita.

Di
Francesco Lemuri
Videogiocatore fin dai tempi dell’Amiga 500, ha vissuto in prima persona l’evoluzione del gaming, dai grandi classici alle esperienze online moderne. Da sempre appassionato di multiplayer...
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La progressiva scomparsa dei videogiochi su disco non sembra preoccupare particolarmente Capcom. Commentando i risultati finanziari relativi al primo trimestre dell’anno fiscale in corso, la società giapponese ha spiegato di non aspettarsi conseguenze significative dalla riduzione del mercato fisico, considerando il peso ormai raggiunto dalle vendite digitali all’interno del proprio business.

La questione è stata affrontata durante una sessione di domande e risposte con gli investitori. Interrogata sugli effetti che la contrazione delle copie fisiche potrebbe avere nel medio e lungo periodo, Capcom ha ricordato che circa il 90% delle unità vendute è già distribuito digitalmente. Per questo motivo, almeno nella situazione attuale, l’azienda non prevede un impatto rilevante sui propri risultati economici.

La dichiarazione arriva mentre l’industria si interroga sempre più apertamente sul futuro dei supporti tradizionali. Sony ha annunciato che, a partire da gennaio 2028, interromperà la produzione dei dischi destinati alle nuove uscite PlayStation, lasciando ai giochi già pubblicati o pianificati prima della scadenza la possibilità di continuare a essere distribuiti in formato fisico. La decisione ha alimentato un ampio confronto su conservazione, proprietà dei prodotti digitali, mercato dell’usato e libertà di prestare o rivendere un gioco acquistato.

Le parole di Capcom, tuttavia, non rappresentano necessariamente un annuncio sull’abbandono delle edizioni fisiche. La società si è limitata a valutare il possibile impatto economico di un mercato sempre più orientato verso download e negozi digitali. Dal punto di vista finanziario, i numeri sembrano sostenere questa posizione.

Tra aprile e giugno 2026, Capcom ha venduto 23,81 milioni di videogiochi, rispetto ai 14,16 milioni registrati nello stesso periodo dell’anno precedente. I ricavi netti hanno raggiunto 70,41 miliardi di yen, con una crescita annuale del 54,7%, mentre il profitto operativo è salito a 41,05 miliardi di yen, segnando un incremento del 66,9%.

A sostenere il trimestre sono state sia le nuove produzioni sia il catalogo storico dell’editore. PRAGMATA ha superato i 2,5 milioni di copie, mentre le vendite cumulative di Resident Evil Requiem hanno oltrepassato quota 8 milioni. Complessivamente, i titoli di catalogo hanno totalizzato 21,26 milioni di unità, in aumento rispetto ai 13,36 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente.

La crescente importanza del PC e delle offerte applicate ai giochi meno recenti contribuisce inoltre ad aumentare ulteriormente il peso del digitale. Molte delle vendite del catalogo avvengono infatti durante promozioni online, attraverso piattaforme sulle quali il supporto fisico è assente o marginale.

Per Capcom, quindi, un’eventuale accelerazione verso un mercato interamente digitale non rappresenterebbe uno stravolgimento, ma la prosecuzione di una trasformazione già avvenuta in larga parte. Per giocatori, collezionisti e rivenditori, invece, il tema rimane più complesso: la solidità dei numeri economici non elimina le preoccupazioni legate alla disponibilità futura dei giochi e al controllo effettivo sui prodotti acquistati.

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Videogiocatore fin dai tempi dell’Amiga 500, ha vissuto in prima persona l’evoluzione del gaming, dai grandi classici alle esperienze online moderne. Da sempre appassionato di multiplayer e titoli competitivi, ama mettersi alla prova, studiare nuove strategie e migliorare partita dopo partita. Per lui il videogioco è soprattutto condivisione, confronto e voglia di superare i propri limiti, senza mai dimenticare il divertimento.