Fatal Frame II: Crimson Butterfly Recensione, la paura va presa… per mano

Il secondo capitolo di Fatal Frame torna in veste grafica, ma anche contenutistica, fortemente rivisitata: ecco la nostra recensione di Fatal Frame II: Crimson Butterfly.

Sara Pandolfi
Di
Sara Pandolfi
Nata e cresciuta videoludicamente sotto il segno della triforza, grande appassionata di videogiochi a 360°, ma con un nostalgico occhio di riguardo alle creazioni della grande...
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RecensioniFatal Frame II: Crimson Butterfly
Lettura da 8 minuti
Fatal Frame II: Crimson Butterly
8 Ottimo
Fatal Frame II: Crimson Butterfly

La carriera videoludica di chi vi sta scrivendo inizia non tantissimi anni fa [ndr. essere nata nel 2004 mi ha tarpato le ali sotto alcuni fronti…] e dobbiamo sommare ciò al fatto che la prima volta che sono uscita dai canoni Nintendo è stato non prima dell’arrivo di PS4 sugli scaffali e che, in ogni caso, ho vissuto l’approccio al gaming in un’epoca dove vi erano il PEGI, i negozi specializzati in videogiochi e, in generale, il media videludico non era più un’entità totalmente aliena a chi si trovata fuori da questo mondo (genitori compresi).

Questo preambolo serve per illustrare il fatto che, sostanzialmente, l’approccio ad un tipo di gaming adulto, violento e spaventoso è arrivato probabilmente più tardi e con più consapevolezza attorno a me di quanto sia capitato a una generazione prima della mia. Questo significa che ho aspettato i 18 anni per venire a conoscenza del mio primo horror? Non esattamente: posso affermare con certezza che il mio primissimo approccio al mondo dell’orrore videoludico, diventato poi una passione di punta, sia iniziato sfogliando la rivista ufficiale di Nintendo, con un numero in particolare, uscito nel 2011, che aveva come gioco di copertina Mario Tennis per Nintendo 3DS.

[Non mi soffermerò sul fare ilarità sulla qualità tecnica del gioco, affermando che sia stato proprio quello spin-off dell’idraulico il mio primo approccio all’horror, forse.] All’interno della rivista, era presente un lungo articolo, ricchissimo di immagini, su un horror in arrivo proprio su Wii con protagoniste due gemelle… Inutile dilungarsi sul come Fatal Frame II: Crimson Butterfly sia riuscito ad attirare l’attenzione della me ragazzina, mentre è più utile partire con la recensione del ritorno di questo intrigante horror della serie di Project Zero sottolineando come l’atmosfera e la trama, nel suo presentarsi al mondo, siano riusciti ad accalappiare anche chi, come me, mai era stata così lontana dal mondo horror fino a quel momento.

La mia recensione del nuovo (e sottolineiamolo, perché già la versione per Wii era un rifacimento del titolo originale per PS2) ritorno sulle scene di Fatal Frame II: Crimson Butterfly vuole essere una riscoperta del titolo che mi ha fatto innamorare (pur con i suoi difetti) di un genere intero: KOEI TECMO avrà valorizzato le premesse del materiale di partenza? Scopriamolo in questa valutazione del gioco nella sua versione PS5.

Si è sorelle per sempre

Protagoniste di questa avventura sono Mio e Mayu, due gemelle giapponesi che dopo aver incrociato i propri passi con una misteriosa farfalla cremisi (da cui prende nome il gioco) si ritrovano, a causa di una serie di intricati eventi, a cercare di sopravvivere in un villaggio infestato racchiuso nel cuore della foresta dove giocavano da bambine. Non ritengo doveroso fornire informazioni più dettagliate sulla trama in quanto tale, anche perché il gioco è piuttosto breve (siamo sulle 8/10 ore) e auto-esplicativo.

Al di là delle iniziali aspettative, Mio (la gemella che controlleremo nel corso dell’avventura) interagirà con un buon ventaglio di personaggi, parentesi che va ad allargarsi dal momento che in questo remake sono presenti anche delle nuove storie secondarie che ci permettono di indagare su ulteriori figure in questione. Importante sottolineare una cosa: quelli che incontreremo non sono semplici umani, ma spettri, sia “buoni” sia meno buoni, che conosceremo nel gioco con il nome di “apparizioni”.

In un contesto che non può che ricordare il recente Silent Hill f  per ambientazioni e atmosfere, il legame tra Mio e Mayu sarà ancor più protagonista della stessa Mio, intrecciandosi non solo come un presupposto di partenza, ma come un collante che tiene insieme l’intera trama del gioco, e crea profondità e densità oltre a strutturare in maniera decisa i diversi finali disponibili (con uno in particolare esclusivo proprio di questo remake).

Nella sua semplicità (il titolo non si prende in carico l’appellativo di “horror psicologico” per chiare ragioni) la trama di Crimson Butterfly continua a funzionare: crea una suspance tangibile e ben giostrata nel tempo e, nonostante le varie aggiunte esclusive di questo remake, non perde ritmo.

Un gameplay che cambia sfumatura, ma non sostanza

Nel corso delle intense (ed è insolito per un prodotto così di nicchia) campagne di pubblicizzazione del progetto, un elemento in particolare ha ricevuto le luci dei riflettori: la rivoluzione sul fronte del gameplay. Ancor più preciso rispetto al termine “rivoluzione”, sarebbe più corretto “aggiustamento”: la Camera Obscura cambia per design, ma anche per profondità ludica, e lo fa in modo piuttosto convincente: la messa a fuoco (quella che serve a “mettere nel mirino” le apparizioni per sconfiggerle) è più chiara e gradevole alla vista, oltre che più funzionale.

Sono presenti nuove funzionalità che permettono uno svolgimento dell’azione di combattimento più rapida: lo zoom, il “colpo fatale” (fatal frame giustamente…) e la modalità Occasione Otturatore ci semplificano la vita rendendo il gameplay meno ripetitivo di quanto visto nel gioco originale. Ciò non significa che il titolo venga stravolto rispetto alla formula originale, comunque con i suoi ritmi “d’altri tempi”, ma quella stessa formula, per quanto stabilmente presente, viene smussata agli angoli.

L’unica nuova meccanica della quale non mi posso dire pienamente soddisfatta, è quella dell’holding hand di Miyo: è sì utile perché, tenendo la mano alla sorella tramite il tasto R2, si può recuperare parte della vita andata perduta in uno scontro, ma risulta animata non ottimamente, con momenti di frustrazione legati alle cadute di Miyo, che ci costringeranno ad aiutarla a rialzarsi, rallentando il ritmo di gioco.

crimson butterfly

Un lavoro tecnicamente doveroso

Il titolo originale – non lo avevo ancora precisato – esce nell’ormai lontano 2003 e, già con la versione per Wii del 2011, abbiamo avuto un effettivo upgrade grafico: con questa nuova versione, raggiungiamo una vetta ancora più alta e lo scalino si fa ancora più ripido di quello che abbiamo salito nel precedente passaggio di testimone.

Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake però non è tecnicamente perfetto: un po’ lento in alcune fasi (come purtroppo si poteva già osservare nella demo), non sempre preciso nel framerate, non ugualmente valido in tutte le animazioni dei personaggi, ma, rovescio della medaglia, capace di offrire profondità agli ambienti grazie ad un uso di luci ed ombre veramente eccezionale, espressività dei personaggi decisamente ben riuscita e un redesign generale di ogni elemento, “vivo” o meno, che rende bene e si incastra al resto della scenografia anche meglio.

Conclude l’opera un uso più che valido della funzione di vibrazione dei controller, una colonna sonora azzeccata che fa da corona ad una direzione artistica convincente e, per quanto riguarda la versione PS5 nello specifico, una gestione dei trofei che permette di apprezzare la pienezza dell’avventura, stimolando ad una ben gradita rigiocabilità.

Fatal Frame II: Crimson Butterly
Fatal Frame II: Crimson Butterfly
Ottimo 8
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Nata e cresciuta videoludicamente sotto il segno della triforza, grande appassionata di videogiochi a 360°, ma con un nostalgico occhio di riguardo alle creazioni della grande N.