Tokyo Xtreme Racer Recensione, il ritorno della storica IP di corse clandestine

Siamo tornati in pista dopo tanto tempo con un'IP storica: ecco la nostra recensione di Tokyo Xtreme Racer, tra velocità folli e uno spirito squisitamente arcade.

Nicolò Fratangeli
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Nicolò Fratangeli
Nato col videogioco nel sangue, riceve a sei anni la sua prima console: l'indimenticabile SNES; distruggendo joystick a furia di Donkey Kong Country e Super Mario,...
RecensioniTokyo xtreme racer
Lettura da 6 minuti
7.7 Buono
Tokyo Xtreme Racer

Esiste uno stile di videogiochi, quello del racing arcade, che ha fatto scuola addirittura per decadi, partendo dagli anni ’80 fino alla crisi del primo decennio del nuovo millennio. Passando attraverso videogiochi come la serie Outrun, proprietà intellettuale di quel genio di Yu Suzuki, fino a titoli come Ridge Racer, Burnout o l’ancor attuale, seppur in crisi, Need For Speed, l’arcade racing ha catechizzato intere generazioni, dapprima nelle sale giochi e infinite approdando su home console.

A riportare in auge un genere che, non fosse per la serie Forza Horizon (con sfaccettature molto diverse, intendiamoci), sarebbe nel cassetto dei ricordi, ci ha pensato Genki col suo Tokyo Xtreme Racer. I più affezionati al genere, i ragazzi oggi adulti descritti nelle prime righe, ricorderanno questa IP nata su Super NES col nome di Shutokō Battle e arrivata sino a Playstation 2 nel 2005. Inattiva da quasi venti anni, la serie è tornata lo scorso anno in early access su PC e, dopo l’uscita su personal computer sul finire dello scorso anno, si appresta ad uscire su PlayStation 5. Vediamo come se la cava!

Nostalgia canaglia

Seppur modernissimo, sia viste le piattaforme d’uscita sia visto il comparto audiovisivo, Tokyo Xtreme Racer porta con se un’anima retrò semplicemente irresistibile. Menù, vibes, struttura di gioco mostrano con orgoglio ciò che la proprietà intellettuale è stata nel corso degli anni, e con questo nuovo capitolo non fa altro che urlarlo a squarciagola, a partire dalla trama. Nella sua semplicità, Tokyo Xtreme Racer vuole raccontare l’ascesa di un pilota nella Shuto Expressway, un’autostrada famosa per dar luogo a sfide automobilistiche con gruppi di appassionati; riprende i cliché tipici del racing giapponese, con il protagonista che affronta sfide sempre più difficili per diventare il migliore.

Non aspettatevi dunque trame profonde o archi narrativi complessi: spesso la storia interrompe semplicemente le corse per riportarvi in garage e le sequenze narrative sono presentate con immagini statiche e finestre di dialogo, a mo di visual novel. Eppure, il fascino non manca: dopo aver sconfitto un boss, ad esempio, si viene accolti da testi molto enfatizzati e melodrammatici, in tipico stile anime-nipponico. Una sfumatura narrativa che, se fosse necessario, rafforza ancor di più l’anima prettamente orientale del titolo.

Pura adrenalina

Sin da subito Tokyo Xtreme Racer mette in chiaro quelle che sono le chiavi dell’impianto ludico: si parte dal garage, si selezionano i bersagli da affrontare e si va in pista sulla Shuto Expressway, teatro della maggior parte delle corse del titolo. La mappa offre una buonissima quantità di curve, tornanti e rettilinei, oltre a una notevole varietà.

I tracciati sono da percorrere a folle velocità: in puro stile arcade il titolo punta molto sulla velocità, a discapito della tecnica di guida nuda e pura. Raramente si frena in Tokyo Xtreme Racer, anche davanti a curve apparentemente difficili e complicate; il gameplay è infatti rapido e adrenalinico, premiando principalmente i riflessi del giocatore e l’abilità di schivare traffico e ostacoli.

Meccanica principale della corsa è la barra SP. Ben in vista in alto nello schermo, la barra rappresenta lo “spirito” e la salute dell’avversario: obiettivo principe è infatti distanziarlo il più possibile lungo l’autostrada nipponica, in modo da svuotarla e vincere la gara. Chiaramente vale anche il viceversa, e ammettiamo caldamente che la meccanica funziona e diverte, risultando ben tarata e coerente alle meccaniche di un racing game del genere.

Ogni vittoria sblocca tre diverse tipologie di ricompense: il progresso nella campagna di gioco, CP per acquistare auto, pezzi e livree e BP per sbloccare nuove vetture, perk e bonus passivi (come più SP o ricompense maggiori). La roba da acquistare è davvero molta e, fra aerografie e neon, c’è l’imbarazzo della scelta per tutti gli appassionati di tuning. A funzionare leggermente meno è invece la progressione dell’avventura: le prime ore risulteranno infatti piuttosto lente, vista la scarsità di BP ottenuti inizialmente e i pochi avversari disponibili. Il titolo è infatti, specie all’inizio, avaro di BP che sono, all’atto pratico, la valuta principe dell’esperienza, con la quale acquistare la maggior parte degli sbloccabili del gioco.

Fascino retro, veste moderna

Tecnicamente parlando, invece, il titolo è chiaramente in controtendenza con la sua anima volutamente ancorata ai decenni passati: il titolo è davvero solido su Playstation 5, offrendo una resa visiva ottima e un senso della velocità riuscitissimo. Le auto son tante, varie e tutte ben realizzate, mentre l’estetica notturna nipponica rappresenta il non-plus ultra per quanto riguarda gare clandestine: un po’ come se fossimo usciti da Fast and Furious Tokyo Drift, il titolo immedesimerà il giocatore in un mondo di neon, insegne luminose e autostrade affollate, riuscendo a contestualizzare benissimo l’intera esperienza. Di buona fattura è anche il comparto sonoro: il titolo presenta un’ottima ricostruzione dei suoni prettamente meccanici, come motori e stridio delle gomme, mentre la colonna sonora risulta interessante e adrenalinica, ma alla lunga ripetitiva; si spazia da sintetizzatori a riff di chitarra, dando al tutto un buon ritmo e incalzando il giocatore durante le corse.

Tokyo Xtreme Racer
Buono 7.7
Voto 7.7
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Nato col videogioco nel sangue, riceve a sei anni la sua prima console: l'indimenticabile SNES; distruggendo joystick a furia di Donkey Kong Country e Super Mario, riceve un paio di anno dopo l'amore della sua vita: Sony PlayStation. Console che l'accompagnerà per tutta la sua carriera videoludica, tantè che la ritroviamo attaccata e funzionante nella sua cameretta, appena sotto le sorelle maggiori. Da buon collezionista e amante di retrogaming passa parte del tempo su Ebay a cercare qualche chicca Retrò, ritrovandosi ogni volta in lacrime alla vista del prezzo di Suikoden II PAL.