Traveler’s Refrain è un GDR action indie che ha visto la sua prima pubblicazione durante il periodo primaverile dello scorso anno, ma è arrivato anche in versione Switch proprio lo scorso mese. Il gioco è stato sviluppato dal piccolo team di Red Essence Games, mentre alla pubblicazione abbiamo indie.io. Si capisce subito che non c’è un budget illimitato, ma questo non significa che le idee siano mancate. Questo nell’ambito dei videogiochi moderni non è cosa da poco, ma di cosa parla all’effettivo questo piccolo gioco? Ecco tutto quello che c’è da sapere su Traveler’s Refrain, con la sua recensione.
Note e accordi per trovare l’amore
La storia di Traveler’s Refrain inizia in silenzio, con un viaggiatore che si sveglia in una foresta senza sapere perché si trova lì, ma il suo obiettivo è chiaro fin da subito: deve trovare la sua ragazza. Non ci sono troppi dialoghi e non ci sono spiegoni iniziali, e partiremo quasi immediatamente dall’azione. Traveler’s Refrain si è rivelato un racconto quasi onirico, con la voce fuori campo del protagonista che ci spiega con poche righe come si sta sentendo in quel momento. Oltre a dover cercare l’amore perduto, il nostro viaggiatore ritroverà anche la sua passione per la musica, elemento che s’intreccia con le meccaniche di gameplay.
Impariamo di nuovo a suonare
L’idea della passione per la musica non fa solo parte della narrativa: alcune scelte che prenderete durante l’avventura influenzano il tipo di colonna sonora che sentirete durante il gioco. Un dettaglio che rende tutto più personale e coerente con il percorso del protagonista, rispecchiando i sentimenti che gli deciderete di far provare. Il gameplay di Traveler’s Refrain, invece, è fin troppo semplice. La telecamera è posizionata in top-down, con il personaggio visto dall’alto mentre si sposta in ambienti perlopiù naturali. Quello che ne esce è un classico GDR d’azione: ci sono armi, magie, stamina, nemici da abbattere e piccole migliorie da applicare. Purtroppo, però, l’esplorazione e il combat system sono molto semplificati. Se vi aspettate una progressione o un sistema di combattimento molto profondo, sappiate che rischierete di rimanere delusi.
Soprattutto per quanto riguarda i combattimenti, sono solo funzionali. Servono per spezzare l’esplorazione, ma raramente danno quella soddisfazione tipica che dà un buon action. Le armi e le “magie” lanciabili con lo strumento musicale servono per suonare e dare l’impressione di stare facendo qualcosa di molto più elaborato, ma così non è. I combattimenti si risolvono in poche mosse e non lasciano il segno. Ovviamente tutto può essere migliorato usando la valuta in game: dei cristalli rossi. I combattimenti – come già detto – servono solo per spezzare il fiato durante l’esplorazione: quest’ultima serve a completare puzzle ambientali semplici, che richiederanno di tornare spesso negli stessi punti della mappa.

Peso leggero
Per quanto risulti curato, si nota subito che Traveler’s Refrain è un progetto indie. Lo stile grafico è cartoon disegnato a mano, e in certe inquadrature fa anche la sua bella figura. Però, questo tipo di estetica contrasta un po’ con il gameplay. A volte è difficile capire dove andare, e il level design non aiuta. A volte si gira a vuoto più per colpa della mappa che per reale voglia di esplorare, il che è un peccato, dato che l’esplorazione è un punto importante del gioco.
Il peso totale del gioco è molto basso (meno di 2.5 GB su Nintendo Switch), e questo permette al titolo di girare in modo fluido anche su hardware più deboli, come Switch Lite. Durante la nostra prova non abbiamo incontrato bug o cali di frame rate gravi. Ovviamente, una menzione speciale va alla colonna sonora, che come dicevamo prima cambia in base a delle decisioni prese durante l’avventura. Non è solo estetica, ma parte dell’identità del viaggio.
Anche quando la storia decide di tacere, la musica ci dice qualcosa. Peccato per la mancanza della lingua italiana, anche per i testi. Questo potrebbe frenare chi conosce poco l’inglese, ma possiamo dirvi che non usa mai locuzioni complesse e rimane sempre a un livello base. Un’altra cosa che ci ha fatto storcere il naso è la presenza di uno slot unico di salvataggio: se si vuole fare una nuova partita, si dovrà sovrascrivere la partita corrente.

Manca una nota
Traveler’s Refrain è sicuramente un gioco con un’anima. Si vede la passione e si capisce che chi l’ha pensato voleva dire qualcosa tramite il gioco. La musica non è solo una trovata estetica, ma è il vero motore che tiene in piedi tutta l’esperienza. Ed è forse questo il suo merito più grande: non deve solo divertire, ma anche lasciare qualcosa in chi gioca.
Il problema è che la sua realizzazione non riesce a tenere il tempo con l’idea. Il combat system non evolve mai, i puzzle sono basilari e il level design tende a confondere il giocatore. Certo, se vi piace la musica e amate giochi piatti ma dall’atmosfera interessante, allora Traveler’s Refrain fa al vostro caso. Ma se cercate un GDR action che punta tutto sul gameplay, allora è possibile che vi sentirete presto di stare perdendo il vostro tempo. Qui niente è epico. Si vuole creare un ricordo durante una serata uggiosa, una melodia da seguire, e questo lo fa davvero bene.
