Il GAMM Game Museum (Museo del Videogioco di Roma) ha un nuovo direttore: Massimo Triulzi. A lui è affidata la guida del museo che si propone, nel panorama culturale italiano, di raccontare il videogioco come linguaggio, industria e fenomeno sociale. Triulzi succede a Marco Accordi Rickards, che il museo ringrazia per il lavoro svolto e per aver contribuito a consolidare l’identità di questa importante istituzione culturale. La nuova direzione potrà contare su uno staff rinnovato, con l’obiettivo di accompagnare il museo in una fase di rilancio, rafforzando progettualità, programmazione culturale e dialogo con la community.
Questa nomina segna una fase cruciale per il GAMM, che si appresta a rafforzare la sua posizione come punto di riferimento per la comprensione del videogioco nel contesto culturale italiano. L’esperienza di Massimo Triulzi, giornalista e docente di nuove tecnologie, rappresenta una risorsa preziosa per il museo, che mira a coinvolgere un pubblico sempre più ampio ed eterogeneo. Il museo non vuole essere solo un luogo per appassionati, ma anche uno spazio aperto a famiglie, studenti e a chiunque voglia scoprire l’evoluzione del videogioco e il suo impatto sulla società.
Un museo storico, umanistico e documentaristico
Unico nel suo genere in Italia, il GAMM nasce per superare l’idea di museo come semplice “vetrina” tecnologica: è uno spazio di riflessione storica e umanistica che racconta quali cambiamenti del passato hanno contribuito a creare il nostro presente, sempre più veloce e caratterizzato dalla coesistenza tra dimensione analogica e digitale. L’esposizione permanente mette in relazione l’evoluzione del videogioco con la trasformazione digitale della società contemporanea: dal passaggio dall’analogico al digitale, fino al modo in cui l’esperienza ludica ha ridefinito abitudini, linguaggi e immaginari, contribuendo a delineare l’“homo ludens” contemporaneo.
Massimo Triulzi, milanese classe 1969, scrive di videogiochi e nuove tecnologie dal 1993: prima su K dello Studio Vit, poi su Topolino e da 31 anni sul Corriere della Sera. Un percorso che gli ha permesso di seguire e divulgare passo dopo passo l’evoluzione del divertimento elettronico, dagli albori al presente, a contatto con i suoi protagonisti. Curioso e appassionato di ogni aspetto della tecnologia, Triulzi ne privilegia il lato umanistico. Il suo lavoro di divulgazione lo ha portato alla curatela della mostra Io, Robotto, esposta nel 2017 a Rovereto e nel 2019 a Milano in Fabbrica del Vapore: un percorso dedicato allo studio dello strano rapporto tra uomo e macchina, dagli automi meccanici alla nascita delle intelligenze artificiali.