Code Violet Recensione, il sogno di Dino Crisis si spezza

Ecco la nostra recensione di Code Violet, un "Dino Crisis wannabe" che purtroppo si tradisce sotto più di un aspetto. Ma è davvero così male?

Di
Alessandro Ferri
Senior Editor
Trentenne, vero appassionato di videogiochi, adora scrivere di videogiochi come se ne stesse parlando con gli amici al bar. Nostalgico dei classici anni '90 come Super...
- Senior Editor
Recensionicode violetdino crisis
Lettura da 8 minuti
5 Mediocre
Code Violet

Quando si parla di Code Violet, è impossibile non iniziare dalla premessa: un gioco action-horror con dinosauri, combattimenti in terza persona e un’ambientazione fantascientifica che dovrebbe ingannare l’occhio di chi, come molti di noi, ha nel cuore Dino Crisis più che Resident Evil. L’idea su carta è pura nostalgia con un twist moderno, intrisa di potenziale drammatico e gameplay survival… eppure il risultato finale consegnato da TeamKill Media è una miscela irregolare di ambizione e confusione tecnica.

Spazio, futuro e… Velociraptor

Code Violet si apre con citazioni di Leonardo da Vinci, un dettaglio estetico che tenta di dare subito peso filosofico al titolo… ma che finisce per suonare anacronistico, quasi ironico, considerato poi ciò che il gioco effettivamente offre. La protagonista, Violet Sinclair, si risveglia in un laboratorio spaziale infestato da dinosauri dopo che un amico è stato brutalmente divorato. Ed è qui che la prima incoerenza stilistica emerge: Violet si ritrova senza vestiti degni di nota, facendo della sopravvivenza una questione fisica e visiva più che narrativa, con outfit che oscillano tra il cosplay e l’inutile “fan service” senza uno scopo ludico reale.

Il tono, quindi, è confuso sin dall’inizio: il gioco vorrebbe caricarsi di tensione e mistero, ma raramente riesce a farlo senza stridere con scelte estetiche e di scrittura che sembrano più interessate allo shock o alla mera attrazione visiva che alla costruzione di un’atmosfera coerente.

Al centro di Code Violet ci sono elementi che dovrebbero funzionare benissimo in un survival action horror: la gestione delle risorse, l’esplorazione, gli enigmi ambientali e le creature preistoriche che ti inseguono nei corridoi. Eppure, è proprio qui che il gioco mostra i suoi problemi più evidenti. I controlli risultano spesso legnosi e poco reattivi; la mira è imprecisa, con combattimenti che raramente premiano il giocatore e piuttosto lo invitano a ripetere sparatorie insoddisfacenti piuttosto che offrire un’esperienza tattica gratificante.

Gli scontri con i dinosauri, potenzialmente il cuore pulsante dell’esperienza, spesso si riducono a momenti in cui sembra che nulla sia chiaro o giustificato. Le hitbox sembrano erratiche, il feedback visivo e sonoro è debole, e molte volte non si capisce se l’avversario è stato colpito fino a che non cade senza preavviso. Questo genera una frustrazione che si sovrappone alla tensione, trasformando ogni scontro in un calcolo velenoso di fortuna e pazienza più che in un’escalation di abilità e tensione narrativa.

Quel corridoio senza luce

Un altro elemento che avrebbe potuto definire Code Violet è l’esplorazione ambientale. Invece, la maggior parte del gioco si svolge in corridoi scuri, ripetitivi e visivamente poco distintivi. Anche nei rari momenti in cui il gioco si apre in spazi più ampi o esterni, la sensazione di monotonia non lascia realmente il posto a un senso di scoperta o meraviglia duratura.

Gli enigmi ci sono, e alcuni riescono a spezzare il ritmo, ma non riescono mai a elevarsi al punto da far dimenticare la struttura generale che sembra essere pensata più per consumare tempo che per sorprendere veramente il giocatore.

Dal punto di vista narrativo, Code Violet si muove tra cliché del genere e qualche spunto interessante che raramente riesce a decollare. La protagonista non emerge come personaggio profondamente caratterizzato: spesso appare più come un avatar passivo delle situazioni che come un individuo con cui empatizzare. Alcuni momenti chiave di trama – come la perdita di un alleato o rivelazioni sulla misteriosa tecnologia temporale – vengono trattati con un tono serio, ma la sceneggiatura generale non supporta questi momenti con sufficiente densità o coerenza narrativa per farli risaltare.

Bug, glitch e sorprese… non sempre gradite

Una delle critiche più ricorrenti riguarda la stabilità tecnica. Non soltanto i controlli e la telecamera possono tradire il giocatore nei momenti più critici (come nelle situazioni ravvicinate nei corridoi), ma è facile imbattersi in glitch che interrompono l’immersività e la fluidità dell’esperienza. In un titolo che vuole giocare con tensione e ansia, questi problemi tecnici risultano doppiamente deleteri.

Dal punto di vista grafico, infatti, Code Violet è probabilmente l’aspetto che più incarna la sua natura contraddittoria. Da un lato, il gioco prova a sfruttare l’hardware di PS5 con modelli poligonali discreti, una buona gestione delle luci dinamiche e alcuni scorci ambientali che, se osservati isolatamente, riescono anche a colpire nel segno. I dinosauri, in particolare, presentano animazioni convincenti nei movimenti più basilari e un design che tenta di bilanciare realismo e interpretazione fantascientifica. Tuttavia, basta poco perché l’illusione si spezzi: texture spesso poco definite, ambienti ripetitivi e una direzione artistica priva di una vera identità visiva rendono l’esperienza visivamente piatta sul lungo periodo.

I corridoi metallici e i laboratori spaziali si assomigliano tutti, mancando di elementi distintivi capaci di imprimersi nella memoria del giocatore, mentre l’uso eccessivo di superfici scure e illuminazione artificiale finisce per appiattire ulteriormente la leggibilità delle scene. Anche il comparto tecnico tradisce qualche incertezza, con animazioni legnose nelle interazioni e piccoli glitch che spezzano l’immersione. Il risultato è una grafica che sembra sempre sul punto di fare il salto di qualità, ma che rimane bloccata in una terra di mezzo, incapace di sfruttare davvero le potenzialità della nuova generazione e, soprattutto, di raccontare qualcosa di riconoscibile attraverso le immagini.

Per un gioco che si propone come esperienza esclusiva su PS5 e che potrebbe aspirare a un prezzo di fascia alta, il valore percepito qui è dubbio. Con meno di sei ore di contenuti reali, problemi di design e una narrativa che non sempre giustifica il tempo speso, è difficile non sentire che il titolo non renda giustizia alle aspettative, soprattutto se confrontato con ciò che storici del genere o titoli migliori offrono oggi.

Insomma, Code Violet è un gioco che, sulla carta, avrebbe potuto essere una piccola gemma di horror old-school e gameplay survival con una spruzzata di dinosauri spaziali. Nella pratica, però, è un titolo che si perde in troppe direzioni contemporaneamente: un combat system insoddisfacente, scelte stilistiche confuse, una narrativa che fatica a coinvolgere e diversi problemi tecnici. La visione c’è, ma la realizzazione lascia l’amaro in bocca

Code Violet
Mediocre 5
Voto 5
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Senior Editor
Trentenne, vero appassionato di videogiochi, adora scrivere di videogiochi come se ne stesse parlando con gli amici al bar. Nostalgico dei classici anni '90 come Super Mario 64, non disprezza al brivido dei titoli moderni.