Una Di Famiglia – The Housemaid è un film del 2025 (in Italia, è arrivato in sala il 1° Gennaio 2026) diretto da Paul Feig e con protagonisti Sydney Sweeney, Amanda Seyfried, Brandon Sklenar, e Michele Morrone. È l’adattamento cinematografico del romanzo di Freida MacFadden.
Millie (Sydney Sweeney), giovane donna in fuga dal proprio passato, accetta un lavoro come domestica nella sfarzosa villa di Nina (Amanda Seyfried) e Andrew Winchester (Brandon Sklenar). Quello che inizialmente appare come il lavoro dei sogni e l’opportunità per ricominciare, si trasforma rapidamente in un sottile gioco fatto di segreti, seduzione, scandali e potere. Dietro le porte chiuse della casa Winchester, nessuno è davvero al sicuro e tutti nascondono un segreto.
Un omaggio ai thriller anni ’90
Una Di Famiglia – The Housemaid è un film che seppur sia uscito quest’anno e sia adattato da un romanzo uscito qualche anno prima, è un continuo omaggio e pieno di citazioni al genere thriller che andava forte negli anni 90, con luci, ombre e riferimenti chiari alla tradizione del thriller psicologico domestico. Il film gioca con stile e aspettative tipiche di quegli anni e, guardandolo, vi si notano tutti gli elementi: una casa apparentemente perfetta che diventa un luogo di paura e ambiguità; personaggi borghesi che nascondono segreti di tensione psicologica; la normalità quotidiana che si trasforma in un teatro di inganni e svelamenti, ed altro ancora.
Tutto questo richiama quell’atmosfera presente in quei thriller da “televisione o cinema di genere”, in cui l’orrore è soprattutto psicologico e relazionale (basti pensare a pellicole come Inserzione Pericolosa o La Mano Sulla Culla), dove la protagonista entra nella vita di una famiglia apparentemente felice e tutto degenera in paranoia e tradimento. Il regista Paul Feig prende questa tradizione e la ribalta con elementi moderni: estetica patinata, ironia camp e personaggi volutamente sopra le righe. Il risultato è un omaggio affettuoso ma irriverente, che rende omaggio ai cliché anni ’90 e li spinge verso l’esagerazione intenzionale.
Un ottimo cast e un adattamento fedele del romanzo
Un punto a favore del film sta nella presenza di un cast composto da attori perfettamente in linea con la fisionomia dei personaggi e con una capacità attoriale che si adatta alla scrittura di quei ruoli. Non si dimentichi che la pellicola è tratta dal romanzo di Freida MacFadden e, leggendolo prima della visione, si immaginano i volti degli attori. Al contrario, non si desidera immaginare altri volti al posto di quelli già visti nel film. Si può vederlo senza aver letto il romanzo, perché l’adattamento è piuttosto fedele e le poche differenze non cambiano la trama principale, modificando solo alcuni elementi e omettendone altri. Modifiche che non infastidiranno nemmeno i lettori.
Tornando al cast, le due attrici che brillano sono Amanda Seyfried e Sydney Sweeney, che mostrano una buona chimica in scena, seppur i loro personaggi non siano particolarmente legati tra loro. Sydney Sweeney dimostra ancora una volta di essere una bravissima attrice, cosa che non dovrebbe passare in secondo piano rispetto al suo bell’aspetto. Qui, Sweeney è intensa e vulnerabile: la sua Millie è la rappresentazione di alcune persone che non hanno molte prospettive e fiducia nel futuro, dopo essere stata segnata da alcuni eventi. Oscilla tra debolezza e forza, camminando su un filo sottile di empatia e pericolo.
Seyfried, invece, si dimostra camaleontica e ha un curriculum fatto di ruoli di ogni tipo. La sua Nina è magnetica e perturbante: elegante e isterica, richiama archetipi classici di mogli perfette ma instabili, tipici dei thriller anni ’90, e che non avendo nemmeno lei tante possibilità, sono più soggette al controllo altrui. Due donne provenienti da classi sociali diverse, hanno molto più in comune di quel che sembra: poche prospettive e vittime possibili di alcuni carnefici. Brandon Sklenar incarna perfettamente il tipo di uomo apparentemente pulito, ma con tanti scheletri nell’armadio. Michele Morrone, invece, risulta inutile alla struttura narrativa, ma nonostante ciò fa venire la curiosità di sapere perché si trova in quel luogo.

Tematiche già viste, ma è necessario parlarne
Il film parla di tematiche già sentite e sempre più ricorrenti, ma di cui non fa mai male riparlare. Prendendo spunto da storie come Gone Girl – L’Amore Bugiardo, The Housemaid dimostra ancora una volta che l’apparenza inganna, e il fatto che alcune persone siano nella cerchia sociale più alta, non vuol dire che non abbiano nulla da nascondere. Più stanno in alto e più hanno segreti oscuri. Stesso discorso per chi sta in basso e ha un passato da dimenticare, ma al contrario. C’è chi ha un passato da dimenticare e chi nasconde segreti in certe stanze, cercando di non farli uscire mai.
Le tematiche presenti sono il lato oscuro dietro alcuni uomini di successo, la mania di controllo di essi nei confronti delle donne che non hanno alternative, la violenza domestica, le donne sottomesse e la loro difficoltà dall’uscire da certe situazioni tossiche e nell’essere credute sul fatto di essere delle vittime, perché la gente crede di più all’innocenza del manipolatore di turno. Sono tutte tematiche già sentite ma sempre più attuali e purtroppo frequenti (basta leggere certe notizie e guardarsi attorno) ed è importante non smettere mai di parlarne. Quindi, la pellicola funge anche da denuncia sociale e manda messaggi forti e chiari, risultando anche didascalico.

Inganni, erotismo e trash
Il film mette in scena manipolazione, potere e fissazione per il controllo emotivo usando la casa come simbolo claustrofobico. Una trama che scorre tra inganni, scene erotiche, momenti crudi e pieni di tensione (che intrattengono, più che sconvolgere), oscillando tra il colpo di scena e risvolti narrativi prevedibili (sfiorando anche il trash). La noia è inesistente, ma il film non riesce a superare o reinventare quei modelli. Richiama quelle modalità, senza oltrepassare quei limiti (e non è necessariamente un problema).
Non si sta parlando di un capolavoro, ma con un ritmo serrato e una buona capacità di coinvolgimento, lo spettatore non si annoierà e rimarrà piuttosto soddisfatto. Però, se ci si aspetta qualche elemento “novità” e una manovra di innovazione per il genere, la delusione resta dietro l’angolo. Se invece, si adora il genere e se lo si guarda con piccole aspettative, è un film che può essere visto e anche apprezzato.

