Il Mago del Cremlino: Le origini di Putin Recensione, l’arte dietro al potere

La storia di Putin raccontata sullo schermo dagli strepitosi Paul Dano e Jude Law, un cast eccezionale. Ecco la nostra recensione de Il Mago del Cremlino.

Laura Traina
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Laura Traina
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Appassionata di cinema, laureata in DAMS e attrice di professione. Respiro di creatività e scrittura.
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RecensioniIl Mago del Cremlino
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Il mago del cremlino
7.5 Buono
Il Mago del Cremlino

Il 12 febbraio uscirà al cinema il film del francese Oliver Assayas, che è stato in concorso all’82° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia: Il Mago del Cremlino – Le origini di Putin. Ispirato al romanzo omonimo di Giuliano da Empoli, il film racconta l’ascesa al potere di Putin (Jude Law) dal punto di vista del suo consigliere, l’immaginario Vadim Baranov (Paul Dano), ispirato alla figura reale di Vladislav Surkov: un ex-artista che passa da essere produttore televisivo di reality show a diventare il braccio destro dell’ex agente del KGB.

La sua presenza è fondamentale nella presa di potere di Vladimir Vladimiroviç, con i suoi consigli e le sue mosse delicate ma pungenti, il ragazzo segue il leader politico nella costruzione di un paese sempre più freddo e limitante, dagli anni ’90 ai giorni nostri. L’unica che riesce a trasformare la rigida condotta di Vadim è Ksenia (Alicia Vikander), un’artista che si ribella al controllo di tutti e anche dello stesso protagonista.

Come in un libro…

Il regista ha scelto di raccontare tutto ciò partendo da un’intervista che Baranov concede ad un giornalista e l’intero film si costruisce su flashback e voice over che guidano lo spettatore per tutta la vicenda. Una modalità che può sembrare didascalica, ma in realtà necessaria per la tipologia di film. La parola, che spiega, è utile per districarsi in una storia ricca di nozioni storiche e di avvenimenti realmente accaduti, distanti molti anni tra loro e riassunti in due ore e mezza di film.

Il ritmo è scandito in maniera stabile, quasi a ricordare la concretezza e la rigidità del Paese protagonista, arrivando solo alla fine a smuovere fortemente a livello emotivo. La struttura è infatti come quella di un libro, a capitoli, e sebbene la scelta potrebbe annoiare, evidenzia come il regista abbia voluto esprimere quella precisione tipica del paese russo, sotto cui si nasconde il caos più estremo.

Il Mago del Cremlino

Interpretazioni da Oscar

Paul Dano non si scompone mai, con una voce bassa e lineare si mostra come una figura pulita e affidabile, in forte contrasto con quello che compie, trasmettendo un’inquietudine lavorata di fino e ipnotizzando lo spettatore. Un personaggio intelligente, furbo, cattivo ma buono. Una scelta azzeccatissima, così come quella di Jude Law nelle vesti di Putin: si vede il lavoro fisico, oltre a quello emotivo, e si percepisce un alto livello di immedesimazione.

Il leader risulta forte, dittatore, rock e negli occhi azzurri dell’attore si percepisce la sua spaventosa vena di follia. Un cast strepitoso, quindi, a cui si aggiunge il bravissimo Will Keen (nei panni di Boris Berezovsky) e l’affascinante Alicia Vikander. L’amante di Vadim è ribelle, è l’unica fonte di vitalità a cui il consigliere attinge; incarna l’amore per l’essere, per l’arte e per la libertà. Ha un ruolo importante: grazie al suo allontanamento, lui emerge, grazie alla sua vicinanza, lui evade.

Il mago del cremlino

Questa élite è quindi rappresentata in modo impeccabile e il loro mondo è protagonista assoluto del film, il quale non offre quasi mai punti di vista del popolo medio, nessuno scorcio della vita standard in Russia di quegli anni. Sarebbe stato interessante vedere di più, capire anche le reazioni della gente e non solo le dinamiche di potere. In ogni caso la lunghezza del film ci fa dedurre che il tempo stringe e le informazioni sono tante, per questo si è scelto di prediligere un solo punto di vista.

Temi moderni e opportunità di riflessione

Interessante comunque l’esplorazione e la presentazione del mondo della comunicazione, dall’utilizzo dei media negli anni ’90 ai social di oggi, manipolati da scelte politiche e fake news, per mirare al controllo politico di un popolo di “idioti”.

Il mago del cremlino

La fotografia è poi molto curata, con quel tocco nordico che rimane impresso nel cuore; per tutto il tempo si è immersi in questo viaggio verso la Russia e i suoi paesaggi innevati. Strania invece leggermente il fatto che tutti parlino inglese; forse, recitato in russo, il film sarebbe stato sicuramente più d’impatto.

Il Mago del Cremlino lascia davvero tanti spunti su cui riflettere ed è comprensibile anche a chi di storia non è così esperto: finito il film, è molta infatti la curiosità di sapere di più sulla storia di Putin, sul suo clima di terrore e su quel potere tanto oscuro quanto affascinante.

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Buono 7.5
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