28 Anni Dopo – Il Tempio Delle Ossa (28 Years Later: The Bone Temple) è un film del 2026 diretto da Nia DeCosta (regista di Candyman, The Marvels, ecc.). Nel cast sono presenti Ralph Fiennes, Jack O’Connell, Alfie Williams, ed altri. Si tratta del quarto capitolo della saga iniziata con 28 Giorni Dopo (2002) e poi proseguita con 28 Settimane Dopo (2007) ed è il sequel diretto di 28 Anni Dopo uscito lo scorso Giugno. Il nuovo film è uscito nei cinema il 15 Gennaio 2026 e si vocifera già un terzo capitolo diretto nuovamente da Danny Boyle in arrivo.
Il dottor Kelson (Ralph Fiennes) si trova coinvolto in una relazione sconvolgente, con conseguenze capaci di cambiare il destino del mondo, mentre l’incontro di Spike (Alfie Williams) con Jimmy Crystal (Jack O’Connell) si trasforma in un incubo senza via di scampo. In questo scenario, gli infetti non rappresentano più la principale minaccia della sopravvivenza: è la disumanità dei sopravvissuti a rivelarsi l’aspetto più inquietante e terrificante.
Un horror rituale e simbolico
Il Tempio Delle Ossa non è un horror convenzionale, così come il suo predecessore. Il film diretto da Boyle esplorava le conseguenze di un’epidemia di rabbia furiosa che ha trasformato gli esseri umani in creature assetate di sangue, ma quell’epidemia è la metafora di ciò che è successo, di quello che sta succedendo e di cosa potrebbe accadere in alcuni Paesi del mondo, portando il popolo a subire un’eventuale involuzione. Si era ripreso l’universo narrativo dei film usciti anni fa e si era allargata la prospettiva, portandola ad un piano più politico ed esistenziale.
Il tocco horror è il tocco necessario per trattare le tematiche presenti (sopravvivenza, trasformazione, isolazionismo, declino, riflessione sulla società moderna, paura, abbia, mancanza di fiducia nel prossimo, istinto di sopravvivenza, ruolo della famiglia, peso del passato, lotta tra umanità e bestialità, ecc.). Una serie di film post-apocalittica e metaforico che intreccia passato, presente e futuro e che funge da denuncia sociale e da motore per una riflessione.
Con Il Tempio Delle Ossa si osa di più e si scava più a fondo, cambiando anche prospettiva e approfondendo punti di vista poco approfonditi nel precedente film. Come già detto, anche questo non è un horror convenzionale: Nia DaCosta affina la cifra stilistica già vista nel precedente episodio e nel suo Candyman, trasformando il paesaggio post-apocalittico in un teatro di simboli estremi e immagini disturbanti. Il cambio di regia avvenuta da Danny Boyle a Nia DaCosta aveva suscitato dubbi iniziali, e invece si è rivelata una buona mossa, con quest’ultima che ha raccolto bene l’eredità. La sua regia intreccia violenza brutale e surrealismo rituale, sfruttando ambientazioni rurali avvolte da un senso di decadenza ciclica e da scenografie naturali che sembrano divorare i resti della civiltà.

Ralph Fiennes: il peso della memoria
Ralph Fiennes non ha bisogno di presentazioni. Basti pensare ad interpretazioni come il crudele Amon Göth in Schindler’s List, Lord Voldemort nella saga di Harry Potter, Almayer ne Il Paziente Inglese, il raffinato concierge Gustave H. in Grand Budapest Hotel, lo Chef Julian Slowik in The Menu, il Cardinale Lomeli in Conclave, Ulisse in Itaca – Il Ritorno, ecc. È quasi impossibile che Fiennes sbagli un’interpretazione, e anche stavolta si è dimostrato un attore eccezionale.
Dopo essere stato introdotto nel film di Boyle (28 Anni Dopo), il personaggio dell’ex Lord Voldemort è stato approfondito e ha avuto un ruolo più centrale. Fiennes emerge con una performance intensa e ambigua nel ruolo del Dr. Kelson: non è semplicemente un sopravvissuto, ma un guardiano di memorie collettive e un contraltare morale alla follia collettiva incarnata da Sir Jimmy Crystal (interpretato magistralmente da Jack O’Connell). L’ossessione di Kelson di erigere un monumento di ossa diventa una metafora di ricordo, perdita e, paradossalmente, speranza in un mondo che sembra aver perso i propri valori.

Deumanizzazione e memoria: focus del film
Il film gioca anche con tonalità contrastanti: dal gore più puro a momenti di ironia nera, dall’apocalisse totale alla ricerca di umanità. La colonna sonora – con l’inserimento di pezzi iconici come The Number of the Beast degli Iron Maiden – accentua questo straniamento, rendendo molte scene memorabili ma polarizzanti. L’uso della musica e delle immagini crea sequenze visivamente ed emotivamente impattanti.
Il nucleo tematico de Il Tempio Delle Ossa è la deumanizzazione dell’umanità in assenza di ordine civile e senso condiviso di scopo. Il tempio stesso è simbolo di ciò che resta: non solo resti fisici, ma anche resti di valori, relazioni e definizioni di identità. La contrapposizione tra la violenza rituale del culto di Jimmy Crystal e la tenacia umanistica di Kelson è una riflessione su come l’essere umano risponda alla distruzione totale – con violenza o con uno sforzo di riconnessione. Nel complesso, l’opera viene descritta come un capitolo maturo e disturbante della saga (un pò “dipendente” dal capitolo precedente), ma capace di usare l’orrore per interrogarsi sul significato dell’umanità, della memoria e della sopravvivenza in un mondo ormai quasi privo di certezze.
