Con Lorwyn Eclipsed Magic riapre una ferita antica del Multiverso e ci infila dentro il coltello, girandolo lentamente. Il risultato è un racconto potente, carico di mitologia, conflitti ideologici e personaggi che sbagliano, pagano e cambiano. Il piano di Lorwyn e Shadowmoor torna finalmente al centro della scena, ma lo fa trasformato, segnato, instabile. E no, non è una nostalgia facile: è una ricostruzione feroce, moderna, sporca quanto basta. Andiamo a guardarla un po’ più da vicino.
Lorwyn e Shadowmoor: due facce, un solo destino
C’è un piano dove il tempo non scorre come dovrebbe, dove il giorno non muore mai… finché non viene divorato dalla notte per secoli interi. Lorwyn e Shadowmoor non sono luoghi diversi: sono la stessa terra che respira in due stati opposti. Da una parte colori saturi, comunità solari, ottimismo quasi naïf. Dall’altra, un crepuscolo eterno fatto di sospetto, crudeltà e sopravvivenza. Un tempo tutto questo era equilibrio naturale. Poi arrivò l’arroganza. Una sovrana delle fate decise che il ciclo non le bastava più e spezzò il ritmo del mondo. Ne nacque un’era di estremi: luce infinita contro buio assoluto. Anche dopo la sua caduta, le cicatrici sono rimaste.
Lorwyn Eclipsed parte da lì, ma non si limita a guardare indietro: il piano è ormai popolato da divinità incarnate, forze primarie che non rappresentano il bene o il male, ma la necessità. Quando una di queste viene disturbata prima del tempo, l’effetto è devastante: la notte cala senza avviso, le identità si spezzano, le alleanze crollano. Nel caos, quattro studenti catapultati fuori dal loro mondo diventano il punto di frizione tra fazioni, ideologie e vendette mai risolte. Elfi ossessionati da una purezza impossibile, kithkin che mutano volto con il calare dell’oscurità, fate che mentono anche quando sembrano sincere.
Poi c’è lei: una nuova regina, nata come strumento di controllo e diventata qualcosa di diverso. Qualcosa che rifiuta il passato e combatte per un equilibrio scomodo ma necessario.
Il climax è un campo di battaglia dove giorno e notte si scontrano senza odio, come fratelli che ricordano chi sono davvero. Non c’è una vera vittoria. C’è accettazione. E un prezzo altissimo da pagare. L’epilogo non chiude: apre, promette conseguenze, nuove domande e una Strixhaven che non sarà più la stessa. Specialmente quando una certa necromante si trova davanti il proprio riflesso… vestito di bianco.
Le meccaniche di Lorwyn Eclipsed: identità, sacrificio e trasformazione
Il cuore ludico dell’espansione pulsa allo stesso ritmo della sua storia. Tutto parla di dualità, scelta e adattamento. Vivid spinge i giocatori a pensare in termini cromatici: più colori controlli, più il piano ti ricompensa. È la meccanica della Lorwyn luminosa, quella che celebra la varietà e la coesistenza, ma lo fa con precisione chirurgica: non basta accumulare, bisogna pianificare.
Il lato oscuro risponde con Blight, un’idea tanto semplice quanto geniale: indebolire le proprie creature per ottenere vantaggi reali è una metafora perfetta di Shadowmoor. Qui il sacrificio non è un incidente, è una valuta. E il fatto che i segnalini negativi possano essere rimossi, trasformati o addirittura sfruttati rende ogni decisione carica di tensione.
Il ritorno di Changeling e delle Kindred spells è una lettera d’amore a chi ha vissuto il vecchio Lorwyn, ma anche un regalo a chi ama costruire sinergie folli. Le tribù non sono gabbie: sono reti. E chi sa come muoversi dentro queste reti viene premiato. Le carte bifronte sono il manifesto dell’espansione. Non semplici trasformazioni estetiche, ma vere mutazioni funzionali. Ogni cambio di faccia è una dichiarazione: il mondo non è stabile, e tu nemmeno. Gestire il momento giusto per cambiare è spesso la differenza tra dominare la partita o esserne travolti.
A completare il quadro tornano meccaniche storiche come convoke, evoke, persist e behold, usate con parsimonia ma intelligenza, come spezie forti dosate da chi sa cucinare.
Una landa non più desolata
Lorwyn Eclipsed è uno di quei set che non si limitano a funzionare: lasciano il segno. Racconta una storia adulta senza perdere il senso del meraviglioso. Offre meccaniche profonde senza diventare respingente. Riporta in vita un piano amatissimo senza trasformarlo in una cartolina ingiallita. È un’espansione che parla di equilibrio in un’epoca di estremi, di identità fluide, di errori irreversibili. E lo fa con stile, coraggio e una personalità che mancava da tempo. Se Magic voleva ricordarci perché certi mondi meritano di tornare, qui ha centrato il bersaglio. E ha colpito forte.


