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Complotto videoludico: qualcuno fermi Ubisoft

Noi videogiocatori, nonostante qualche leggenda metropolitana voglia farci credere, siamo una specie attorniata da tante, svariate e piacevoli compagnie. C’è chi ci definisce come emarginati, come asociali individui incapaci di avere un dialogo con qualcuno appartenente al mondo reale.

Poveri stolti ignoranti e capre.

Il videogiocatore (cioè fruitore di contenuti videoludici) non sarà mai solo. O meglio, non lo sarà finchè esisteranno ancora alcune note case produttrici, le quali sono state capaci, nell’ultimo lustro, di ritagliarsi una fetta di spazio nella cultura popolare.

Ma questo discorso, non vale solo per noi: tentiamo di capire perchè tutti sono influenzati da questo fenomeno.

Complotto videoludico

L’originale logo della casa francese

Oggigiorno, data la grave crisi economica e devi valori che ha colpito tutto il pianeta, in molti tentano di trovare una giustificazione a tale depressione esprimendo teorie sul complotto e sull’esistenza di organizzazioni internazionali volte a impadronirsi del potere sovrano dei principali stati protagonisti dell’economia mondiale (fa ridere pensar ciò dell’Italia, ndr).
Niente di più vero…

Però, diversamente da ciò che è girato fin adesso, non parliamo degli illuminati o del gruppo Rothschild.
La vera organizzazione internazionale volta a destabilizzare gli equlibri venutisi a creare dal dopo guerra a oggi, ha sede a Montreuil, in Francia.
UBISOFT.
MALEDETTA UBISOFT.

Ecco quindi il “Complotto videoludico”

Questa piaga, queste diaboliche menti pensanti sono riuscite dove altri grandi geni del male hanno miseramente fallito: la casa Francesce, nel giro di nemmeno un decennio, riesce ad accaparrarsi un’enorme fetta di mercato videoludico utilizzando una strategia semplice quanto disastrosamente vincente: creiamo uno o due titoli nuovi, magari con gameplay innovativi e soluzioni poco sperimentate in un videogioco, facciamoli piacere anche alla fetta di pubblico più casual e, infine, sviluppiamoci sopra un fiorente brand iterando tale titolo con LIM x – > tendente all’infinito. Ecco quindi nascere il miglior strumento di massacro  intellettuale, progettato puntualmente alla distruzione delle economie nazionali, capace di arrivare, silenziosamente, ovunque e su qualunque piattaforma: nasce Assassin’s Creed. In se per se, la serie è anche apprezzabile sia da un punto di vista prettamente tecnico, che dal punto di vista del divertimento, ma non tutti riescono a capire cosa hanno per le mani i francesi in questo momento: con AC, si sono gettate le basi per la nascita di una piattaforma in grado di scucire soldi a chiunque abbia un gingillo elettronico o un figlio desideroso di averne uno. Questo prodotto, segue tale protocollo di messa in funzione:

  1. Si sviluppa un modello di gameplay pseudo innovativo, che possibilmente segua il filone stealth;

  2. Si punta a una fascia d’età ampia, rendendo il prodotto fruibile a tutti e che soddisfi sia il pubblico maturo, sia quello ancora in erba;

  3. Annualmente, si rilascia una versione aggiornata di tale prodotto, avendo cura di realizzare diversi spin-off per console portatili e dispositivi mobile (tale comportamento serve principalmente per fidelizzare i seguaci più giovani e infantili);

  4. Per tutta l’annata, si tiene alta l’attenzione sul prodotto, rilasciando continui contenuti esclusivi, possibilmente a pagamento (DLC).

Seguendo tali principi, è già possibile individuare e capire quale sarà il prossimo artefatto manipolatore delle masse. Oggi, al 3 di dicembre, possiamo affermare che, dai quì a breve, Watch Dogs, metterà di nuovo in ginocchio l’economia mondiale, almeno per i prossimi 5 anni ( buttate un occhio quì, dove si parla se ci saranno altre storie del protagonista da narrare… http://gamerant.com/watch-dogs-progression-system-interview/2/ ).

Complotto videoludico

Ecco svelata la loro vera natura societaria

Molti di voi potrebbero aver da ridire, appellandosi al fatto che esistano già collaudate infrastrutture del genere (basti pensare a EA con Fifa, a Activision con Call of Duty, o a Nintendo con i vari Mario, Luigi e compagnia bella), ma con Ubisoft il discorso è diverso: tale potere, tale diabolica capacità di condizionamento delle masse è stata effettuata nel giro di 4 o 5 anni, quando anche il miglior competitor nel campo, ci ha impiegato almeno il doppio (disponendo di risorse iniziali, a volte, anche superiori a quelle francesi).

Inoltre, se ci fate caso, difficilmente accade che un titolo Ubisoft venga appellato come violento o controverso dalla stampa non del settore, nonostante, come nel caso di Assassin’s Creed, il tema principale sia proprio quello dell’omicidio (diversamente da quanto succeda ogni volta con il rilascio di un nuovo GTA). Qualche mente malpensante potrebbe quindi credere che Ubisoft si sia già impadronita del settore delle telecomunicazioni e del giornalismo, utilizzando i proventi delle vendite di AC 3 e relativi DLC.

Non mi stupirei se, per l’inverno 2014, gli stilisti iniziassero a proporre capi d’abbigliamento modello toga e con voluminosi cappucci, o se le major d’informatica e tecnologia iniziassero a realizzare dispositivi di realtà aumentata per occhi (cacchio, lo stanno già facendo), mani, nonchè protesi cerebrali, per il controllo dell’ambiente circostante.

Io vi ho avvisato, a voi se credermi o meno.

 

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