Sentimental Value (Affeksjonsverdi) è un film del 2025 diretto da Joachim Trier e con protagonisti Renate Reinsve, Stellan Skarsgård, Inga Ibsdotter Lilleaas ed Elle Fanning. È stato proiettato al 78° Festival Di Cannes, dove ha vinto il Gran Prix Speciale Della Giuria, e ha pure avuto ben 9 Candidature agli Oscar 2026, cerimonia svoltasi la notte tra il 15 e il 16 Marzo, dove ha vinto la statuetta come Miglior Film Internazionale.
Nora (Renate Reinsve) e Agnes (Inga Ibsdotter Lilleaas) sono due sorelle profondamente unite. L’improvviso rientro nella loro vita del padre Gustav (Stellan Skarsgård) – regista carismatico e affascinante ma genitore cronicamente inaffidabile – riapre ferite mai del tutto rimarginate. Conoscendo il talento di attrice di Nora, Gustav vorrebbe che sua figlia interpretasse il ruolo principale del film che dovrebbe rilanciare la sua carriera. Lei rifiuta, e quella parte finisce a una giovane star di Hollywood, Rachel Kemp (Elle Fanning). Il suo arrivo getta scompiglio nelle delicate dinamiche della famiglia: per le due sorelle sarà il momento di confrontarsi con il padre e con il loro passato.
Vecchie ferite
Diretto da Joachim Trier, Sentimental Value è un intenso dramma familiare che ruota attorno al difficile rapporto tra un padre e le sue due figlie. La storia prende forma quando Gustav Borg, un regista un tempo celebrato, ritorna a Oslo dopo anni di assenza per riallacciare i rapporti con Nora e Agnes. L’uomo tenta di recuperare il legame familiare proponendo alla figlia Nora il ruolo principale nel suo nuovo film, progetto che dovrebbe segnare il suo ritorno alla regia. Il rifiuto di Nora e l’arrivo di un’attrice americana fanno però emergere tensioni e rancori sepolti da tempo.
Il cuore del film è la memoria: quella familiare, quella artistica e quella personale. La casa di famiglia diventa un luogo simbolico dove si accumulano anni di silenzi e incomprensioni. Trier costruisce una narrazione che non cerca scorciatoie emotive: il rapporto tra Gustav e le figlie è complesso, fatto di tentativi maldestri di riconciliazione e di ferite che sembrano impossibili da rimarginare. La sceneggiatura utilizza il progetto cinematografico di Gustav come metafora: il film che il registra vuole girare è, in fondo, un modo per reinterpretare il passato e dare un senso alle proprie scelte.
Personaggi fragili e profondamente umani
Uno dei punti di forza di Sentimental Value è la costruzione dei personaggi. Nora è un’attrice teatrale talentuosa ma insicura, segnata da ansie e paure che la rendono emotivamente instabile. Agnes, più pragmatica e apparentemente equilibrata, porta sulle spalle il peso di una vita familiare già avviata. Gustav, invece, è un uomo incapace di comunicare davvero con le persone che ama. Non è un antagonista classico: è piuttosto un padre emotivamente immaturo, che tenta di riparare ai propri errori attraverso il linguaggio che conosce meglio, quello del cinema.

La regia di Trier privilegia l’intimità. Molte scene sono costruite su dialoghi lunghi e su silenzi significativi, con una macchina da presa che osserva i personaggi con discrezione. La fotografia di Kasper Tuxen utilizza colori freddi e ambienti domestici per sottolineare la distanza emotiva tra i protagonisti. Il ritmo non è frenetico, col film che preferisce una costruzione lenta, quasi meditativa, che permette allo spettatore di immergersi nelle dinamiche familiari. Questo approccio rende alcune sequenze estremamente intense, soprattutto quando i conflitti emergono senza filtri.
Un film sul potere dell’arte
Uno degli aspetti più interessanti della pellicola è il modo in cui riflette sul rapporto tra arte e vita. Gustav cerca di comprendere le sue figlie attraverso la sceneggiatura del suo film, trasformando eventi reali in materiale emotivo. Questo processo mette in discussione il confine tra creazione artistica e sfruttamento emotivo, Nora percepisce quel progetto come un tradimento, mentre per il padre rappresenta un tentativo sincero di comunicare ciò che non è mai riuscito a dire direttamente.
La parte conclusiva del film non cerca soluzioni semplici. La riconciliazione tra i personaggi non arriva come un momento liberatorio immediato, ma come un processo fragile e imperfetto. Trier sembra suggerire che alcune fratture familiari non possano essere completamente guarite, ma solo comprese. Il risultato è un finale che lascia spazio alla riflessione e che rimane coerente con il tono emotivo dell’intera opera.
