Zero Escape di Kotaro Uchikoshi è una serie che è rimasta nel cuore di tanti appassionati: Nine Hours, Nine Persons, Nine Doors , Virtue’s Last Reward e Zero Time Dilemma sono titoli che meritatamente hanno saputo ritagliarsi un bello spazio nella cultura popolare di numerosi videogiocatori, grazie ad una forte narrativa e ad enigmi sempre interessanti e stimolanti. Dalle costole di questa trilogia è nata una serie di sequel spirituali sotto il nome di AI: The Somnium Files, sempre diretta dalle sapienti mani di Kotaro Uchikoshi e con la quale condivide genere e in parte mood.
La serie conta tre capitoli, e oggi abbiamo il piacere di analizzare quello di mezzo, No Sleep for Kaname Date – From AI: The Somnium Files, che si pone come capitolo spin-off fra il capostipite e il suo seguito del 2022, Nirvana Initiative. Il titolo, già disponibile da diversi mesi su piattaforme Nintendo e Windows, ed è in uscita su PS4,PS5 e Xbox Series. Vediamo insieme cosa ha saputo raccontarci questa folle avventura!
Detective, alieni, idol e AI
Come il titolo lascia intendere, non c’è davvero pace per il povero Date: l’agente speciale della Advanced Brain Investigation Squad, post risoluzione del caso New Cyclops Killer nella Tokyo del primo capitolo, deve tornare sulle scene per indagare sulla scomparsa della idol Iris Sagan, in un nuovo caso che definire strano e ricco di sorprese è dir poco. Senza spoilerare troppo, il titolo riesce molto bene a porsi fra i due giochi mainline della saga, introducendo personaggi ed eventi che poi vedremo analizzati in Nirvana Initiative.
La sceneggiatura volge molto spesso su situazioni “weird” e grottesche, oltre che autoreferenziali; sebbene il titolo sia giocabile anche come capitolo standalone, avere il giusto background narrativo avendo giocato il primo capitolo è essenziale per cogliere tutti i riferimenti ed analizzare alla perfezione tutte le situazioni in cui Kaname, Iris e gli altri numerosi personaggi si troveranno. Nonostante ciò, la trama risulta divertente e appassionante, riuscendo più volte a sorprendere per la varietà e l’eterogeneità di situazioni: la follia permea la scrittura e la sensazione comune sarà chiedersi “Ma cosa diavolo sto vivendo?” nel senso più positivo del termine.
Il gameplay del titolo è in linea con gli altri due capitoli della serie: sezioni puramente investigative si alternavo a quick time event, mentre l’esplorazione dei Somnium resta una delle parti chiave dell’intera esperienza. Si tratta di viaggiare nella coscienza dei sospettati, in sequenze dove avremo il controllo diretto di Date o di Aiba, l’intelligenza artificiale inserita nel suo occhio. Questi puzzle interpretativi necessitano di attenzioni e pianificazione delle risorse: a ogni passo o azione corrisponde un prezzo in secondi, di conseguenza la gestione delle scelte è la chiave ludica per venirne fuori e non incappare in un game over.
La componente emotiva è dunque centrale nell’opera e la corretta interpretazione di sensazioni come paure, ricordi e traumi dei sospettati farà la differenza fra vittoria e game over. Le sezioni, tutte mediamente ben scritte e sceneggiate, risultato uno dei punti forti del titolo, stimolando il giocatore a sperimentare e ragionare su COME e COSA ha portato il sospettato in quella situazione.
Seek a way out!
L’introduzione e il conseguente rapimento del personaggio di Iris ha dato modo al team di tornare fortemente sul cavallo di battaglia dei titoli ai quali si ispira. No Sleep for Kaname Date – From AI: The Somnium Files è infatti ampiamente concentrato sulla meccanica delle “escape room”, che si alternano nella vicenda con i casi del Somnium. Si ritorna dunque ai fasti di Virtue Last Reward e Zero Escape, costringendo il giocatore a districarsi fra indizi ed oggetti chiave che serviranno a ricomporre l’ordine che ci permetterà la fuga dalla stanza. In queste sezioni avremo il controllo della Idol Iris e di Ota, alternando i due personaggi in una serie di enigmi spesso ben fatti e stimolanti.
In queste sezioni il titolo gode di un ampio spettro di selezione di difficoltà: si passa infatti dalla modalità storia, senza limiti di tempo o di aiuti, fino a quella hardcore, dove il tempo è limitatissimo e il game over dietro l’angolo. Le vie di mezzo non mancano e l’accessibilità è praticamente garantita per tutti; per quanto riguarda la nostra esperienza, abbiamo giocato il titolo a difficoltà standard e, sebbene qualcuna richieda espedienti un pochino inaspettati, nel corso delle circa 15 ore totali dell’avventura non abbiamo trovato particolari difficoltà o muri. Anzi, la varietà di situazioni è stimolante e più di qualche enigma risulta davvero geniale e ben integrato nel contesto, rendendo queste sezioni le migliori dell’intera esperienza.
Il titolo offre una componente artistica ben riuscita, spaziando da location urbane ad altre molto più astratte e oniriche. È tutto molto “nipponico”, compreso il design dei personaggi che abbiamo trovato davvero ben riuscito e caratterizzante.
Tecnicamente il gioco gira alla perfezione (ci abbiamo giocato su PlayStation 5), con 60 fotogrammi al secondo granitici per tutta l’esperienza. La componente puramente grafica non fa gridare al miracolo, con asset riciclati dai precedenti titoli della serie usciti su vecchia generazione, ma il colpo d’occhio è buono e soddisfacente, grazie anche alla componente artistica precedentemente citata. La colonna sonora, composta da Keisuke Ito, è infine molto buona e accattivante, composta da un sapiente mix di jazz, musica elettronica e ambient; più che buono anche l’impatto nelle scene chiave della vicenda, con temi che riescono a esaltarne l’importanza e l’emotività.



