Yakuza 3 & Dark Ties Recensione, un ritorno gradito

Yakuza 3 & Dark Ties è un remake niente male, che rifà il trucco a uno dei titoli più controversi dell'era PS3, e aggiunge qualcosa in più alla storia con un contenuto del tutto nuovo. Ecco la recensione!

Di
Alessandro Ferri
Senior Editor
Trentenne, vero appassionato di videogiochi, adora scrivere di videogiochi come se ne stesse parlando con gli amici al bar. Nostalgico dei classici anni '90 come Super...
- Senior Editor
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Yakuza 3 & Dark Ties

Per molti anni, Yakuza 3 è stato considerato il capitolo più controverso della saga di Ryu Ga Gotoku Studio. Non necessariamente il peggiore, ma certamente quello più difficile da consigliare ai nuovi arrivati. Pubblicato originariamente nel 2009 su PlayStation 3, rappresentava una fase di transizione per la serie: più introspettivo, più lento, e fortemente focalizzato sulla dimensione umana del protagonista Kazuma Kiryu.

Con Yakuza 3 & Dark Ties, remake completo costruito sul Dragon Engine e pubblicato nel 2026, lo studio giapponese ha deciso di affrontare direttamente i problemi storici di quel capitolo, cercando di renderlo più accessibile al pubblico moderno. Il risultato è un’operazione che va oltre il semplice restauro grafico: è un tentativo di ridefinire il ritmo narrativo e ludico di una delle storie più intime dell’intera saga. Il remake riesce davvero a trasformare un episodio problematico in una versione definitiva? La risposta è sì… ma con qualche inevitabile compromesso.

Un Kiryu diverso dal solito

La premessa narrativa di Yakuza 3 è probabilmente una delle più sorprendenti dell’intera saga. Dopo gli eventi dei capitoli precedenti, Kazuma Kiryu decide di lasciarsi alle spalle la vita criminale per trasferirsi a Okinawa, dove gestisce un orfanotrofio insieme ad Haruka. È una scelta narrativa radicale: il leggendario “Drago di Dojima” non è più un combattente della malavita giapponese, ma un uomo che cerca di costruire una nuova esistenza. L’orfanotrofio Morning Glory diventa il centro emotivo della storia, un luogo dove Kiryu tenta di offrire ai bambini ciò che lui stesso non ha mai avuto.

Naturalmente, la pace dura poco. Le tensioni legate al clan Tojo e gli interessi immobiliari intorno al terreno dell’orfanotrofio trascinano Kiryu nuovamente nel mondo della yakuza. È un conflitto classico della saga: il protagonista vorrebbe vivere lontano dalla violenza, ma il passato non smette mai di inseguirlo. Nel gioco originale questo incipit risultava estremamente lento, tanto da scoraggiare molti giocatori nelle prime ore. Il remake interviene proprio qui, modificando il ritmo della narrazione e rendendo molte attività opzionali, evitando che la storia impieghi troppo tempo a entrare nel vivo.

Morning Glory diventa un vero sistema di gioco

Uno degli elementi più interessanti della nuova versione riguarda proprio la gestione dell’orfanotrofio. Nel gioco originale queste sezioni erano spesso percepite come momenti di stallo, con attività semplici e poco coinvolgenti. Nel remake, invece, diventano una sorta di mini-gestionale ricco di attività secondarie. Il giocatore può dedicarsi a diverse attività insieme ai bambini: aiutarli con i compiti, cucinare, coltivare l’orto o partecipare a piccoli minigiochi quotidiani. Tutto questo contribuisce ad aumentare il rapporto con gli orfani e a migliorare il proprio “rango” di tutore.

Il risultato è sorprendentemente riuscito. Da un lato queste attività aggiungono varietà all’esperienza, dall’altro rafforzano il lato umano di Kiryu, mostrando un protagonista molto diverso dall’icona invincibile vista negli altri capitoli della saga. La scelta migliore, però, è aver reso queste attività completamente opzionali. Chi vuole concentrarsi sulla trama principale può farlo senza rallentamenti, mentre i fan della serie possono perdersi nei contenuti secondari tipici di Yakuza.

Ragazzaccio Drago

Accanto alla gestione dell’orfanotrofio troviamo un’altra novità del remake: la modalità Ragazzaccio Drago. Si tratta di una serie di missioni separate in cui Kiryu guida una banda di motociclisti attraverso una sequenza di combattimenti sempre più spettacolari. Qui il gioco abbandona temporaneamente la struttura classica per avvicinarsi a una formula più arcade, con scontri contro decine di nemici contemporaneamente. Le battaglie sono veloci, caotiche e sorprendentemente divertenti. Pur essendo piuttosto ripetitive nel lungo periodo, funzionano come pausa perfetta tra un capitolo narrativo e l’altro. Inoltre permettono di sperimentare con maggiore libertà il sistema di combattimento rinnovato.

Il remake introduce diverse modifiche al sistema di combattimento, rendendolo più fluido e dinamico rispetto all’originale. Una delle novità principali è lo stile Ryukyu, ispirato alle arti marziali tradizionali di Okinawa. A differenza dello stile classico di Kiryu, basato quasi esclusivamente sul combattimento a mani nude, questa variante permette di utilizzare diverse armi durante gli scontri. Tra queste troviamo nunchaku, lance, kusarigama e persino una gigantesca falce. Il risultato è un sistema molto più versatile, soprattutto negli scontri contro gruppi numerosi di nemici. Le collisioni migliorate e il numero maggiore di mosse rendono le risse più spettacolari, pur mantenendo l’immediatezza che ha sempre caratterizzato la serie. Nonostante qualche ripetizione nelle animazioni – alcune ancora chiaramente figlie dell’era PlayStation 3 – il combattimento resta uno dei punti più solidi dell’intera esperienza.

Uno sguardo su Yoshitaka Mine

L’altra grande novità di questa edizione è Dark Ties, una campagna narrativa separata dedicata a Yoshitaka Mine, uno dei personaggi più importanti della storia. Non si tratta di una semplice missione bonus, ma di un vero e proprio gioco nel gioco. La storia esplora il passato del personaggio e il suo rapporto con il clan Tojo, offrendo una prospettiva diversa sugli eventi della trama principale. Dark Ties introduce anche nuove attività e una modalità arena con elementi roguelike. È una scelta interessante perché permette di approfondire un antagonista particolarmente amato dai fan della saga.

La campagna non è lunghissima, ma arricchisce notevolmente l’universo narrativo della serie, ma dal punto di vista tecnico il remake sfrutta il Dragon Engine, lo stesso motore grafico utilizzato negli ultimi capitoli della saga. Su console di nuova generazione il gioco gira in modo estremamente stabile, mantenendo un framerate solido anche durante gli scontri più caotici.

Le ambientazioni (dalle spiagge di Okinawa alle luci al neon di Kamurocho) sono ricreate con grande attenzione, anche se non tutto appare completamente moderno. Alcuni modelli poligonali e animazioni tradiscono chiaramente l’origine del progetto, ricordando che alla base c’è comunque un titolo del 2009. Nel complesso, però, il colpo d’occhio rimane più che soddisfacente.

Un remake necessario

Yakuza 3 è sempre stato un capitolo difficile da giudicare. Da un lato rappresenta un momento fondamentale nello sviluppo del personaggio di Kiryu; dall’altro soffriva di un ritmo narrativo problematico e di un gameplay ormai datato. Questo remake riesce nell’impresa di rendere il gioco finalmente accessibile ai giocatori moderni. Le modifiche alla struttura narrativa, il combat system aggiornato e l’aggiunta di contenuti come Dark Ties trasformano l’esperienza in qualcosa di più completo rispetto all’originale. Non tutte le scelte funzionano alla perfezione e alcune animazioni avrebbero meritato un restyling più profondo. Tuttavia, nel complesso, questa versione rappresenta probabilmente il modo migliore per riscoprire uno dei capitoli più sottovalutati della saga.

Yakuza 3 & Dark Ties
8
Voto 8
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Trentenne, vero appassionato di videogiochi, adora scrivere di videogiochi come se ne stesse parlando con gli amici al bar. Nostalgico dei classici anni '90 come Super Mario 64, non disprezza al brivido dei titoli moderni.