MIO: Memories in Orbit Recensione, la prima sorpresa del 2026

Ecco la nostra recensione di MIO: Memories in Orbit, nuova fatica di Douze Dixièmes che, dopo Shady Part of Me, si tuffa nel genere metroidvania, portandoci un titolo soprendentemente d'impatto.

Nicolò Fratangeli
Di
Nicolò Fratangeli
Nato col videogioco nel sangue, riceve a sei anni la sua prima console: l'indimenticabile SNES; distruggendo joystick a furia di Donkey Kong Country e Super Mario,...
RecensioniMIO: Memories in orbit
Lettura da 10 minuti
8.2 Ottimo
MIO: Memories in Orbit

Nell’ultimo periodo la scena di sviluppo francese, specialmente quella  indipendente, sta vivendo un momento straordinario. Basti pensare a un titolo come Clair Obscur: Expedition 33 di Sandfall Entertainment, vero e proprio fulmine a ciel sereno che ha fatto incetta di premi nel corso del 2025, incluso il tanto ambito Game of the Year ai TGA. Oggi invece vi raccontiamo un’altra produzione transalpina, stavolta puramente in salsa metroidvania: stiamo parlando di MIO: Memories in Orbit, ultima fatica dei Douze Dixièmes e nuova collaborazione con Focus Home Interactive dopo Shady Part of Me del 2020. Il titolo aveva catturato l’attenzione soprattutto grazie alla sua componente artistica, unito a un gameplay che strizzava l’occhio ai colossi del genere. Sarà riuscito lo studio francese a rispettare le aspettative? Scopriamolo insieme!

Una stasi da interrompere

Immediatamente dopo aver premuto su Nuova Partita il gioco ci catapulta nei panni di MIO, una piccola entità robotica dalle fattezze umanoidi risvegliatasi in uno strano luogo dall’aspetto biomeccanico, una strana fusione fra natura e tecnologia. Scopriremo quasi immediatamente di essere persi nello spazio a bordo di questa Arca futuristica chiamata Vascello (in inglese “Vessel”); l’obiettivo principe della robottina MIO sarà tentare di “risvegliare” questa enorme navicella, tentando di riconnettere ad essa alcune parti chiave perse nei meandri della struttura.

Parallelamente ad essa sarà affascinante scoprire il perché di questa stasi, di questa situazione quasi onirica che corrode e caratterizza struttura e vicenda: scoprire il destino di MIO e “ricordare” insieme a lei risulterà parte integrante dell’intera vicenda, che accompagnerà il giocatore fino ai titoli di coda. La narrazione è piuttosto criptica, in un modo molto simile a ciò che ha fatto Team Cherry con Hollow Knight, ma non mancheranno di certo rivelazioni e sorprese, specialmente nella seconda metà di gioco. Un racconto che ci guida si verso il nostro obiettivo, ma rimanendo sempre in secondo piano, quasi da accompagno all’intera esperienza che è caratterizzata prevalentemente dal gameplay.

A-B-C dei Metroidvania

La struttura di gioco di MIO: Memories in Orbit è piuttosto classica e chi frequenta e conosce il genere si troverà immediatamente a casa. In pieno stile metroidvania il titolo inizia piuttosto lento, con abilità e movimento della protagonista che cresceranno di pari passo con l’avanzare del titolo; il gioco presenta infatti un’evoluzione coerente e ben calibrata: molto presto infatti la nostra robottina potrà ad esempio planare, arrampicarsi sui muri o usare un rampino, in modo da ampliare esponenzialmente le possibilità esplorative che, come ben sappiamo, in un titolo del genere sono chiave.

Scoprire queste nuove funzioni facilità e velocizza il movimento da una zona all’altra e invoglia al backtracking, in modo da scovare nuovi chip e potenzialmenti per MIO che faciliteranno non poco le battaglia contro i nemici e le boss fight. Sottolineiamo che non rendere il backtraking frustrante e coinvolgente è uno dei traguardi più importanti che un gioco di questo tipo deve raggiungere.

Parlando di combattimento, il titolo fa il suo lavoro più che bene: nell’intera esperienza, oltre alle circa trenta tipologie di nemici base, ci sono circa una quindicina di boss fight. Queste ultime sono tutte davvero divertenti, caratterizzate da animazioni encomiabili e soprattutto piuttosto varie nel loro svolgimento; sarà infatti fondamentale padroneggiare la schivata e imparare i moveset nel corso dei vari tentativi, oltre ad apprendere appieno come sfruttare al meglio le possibilità aeree della nostra robottina.

MIO infatti è un personaggio molto leggero nei movimenti, quasi etereo, in una maniera che ricorda Ori nel titolo dei Moon Studios. Colpire un nemico permetterà infatti di resettare la combo e continuarla in aria, aumentando a dismisura la possibilità di arrecare più velocemente danno ai nemici. Dobbiamo però ammettere che le boss fight hanno spesso un po’ troppa vita se paragonata ai danni di MIO: questo, unito al fatto che la robottina non può curarsi nel bel mezzo di un combattimento, porta a battaglie spesso troppo lunghe dove lo sbaglio costa caro; errore che, vi assicuro, nelle boss fight più avanzate va assolutamente evitato per la buona riuscita del combattimento.

Le fasi platforming invece sono più vicine a Hollow Knight, anche per stessa ammissione degli sviluppatori: lunghe sequenze di schivate, salti aerei e arrampicate accompagneranno il giocatore durante l’avventura e, se in un primo momento potranno sembrare semplici, quelle più avanzate vi faranno rimpiangere molto presto queste parole, dando del filo da torcere anche ai giocatori più navigati.

In tutta onestà qualche piccola sezione ci è sembrata un po’ troppo punitiva, soprattutto perché parliamo spesso di parti obbligatorie di trama, rischiando di scadere un po’ troppo nel “trial and error”; nulla di particolarmente fastidioso, ma che forse pretende una precisione tale che durante tutto il gioco non viene mai richiesta. Gli sviluppatori hanno anche pensato a una funzione di aiuti per l’utenza: il titolo non ha un selettore di difficoltà, ma permette di attivare tre aiuti specifici.

Il primo riguarda le boss fight, che si faranno leggermente più semplici ad ogni fallimento; il secondo e il terzo aiutano invece maggiormente esplorazione e platforming: stando fermi qualche secondo verremo facilitati da uno scudo gratis, mentre con l’ultimo i nemici non ci attaccheranno a meno che non saremo noi a colpirli. Espedienti a mio avviso ben calibrati e molto utili, che non tolgono nulla a chi cerca un’esperienza più hardcore ma che faciliteranno non poco i giocatori che hanno necessità di una progressione un filo semplificata.

Tra racconto e arte

Parlando invece di progressione, il titolo scorre molto bene nella sua interezza: risultando forse un po’ più lineare della concorrenza, MIO: Memories in Orbit intrattiene per circa 15 ore parlando solo di storia principale, con la possibilità di aggiungerne una buona decina se si punta al 100% di esplorazione della mappa. Avrei però gradito un indicatore sulla mappa o quantomeno la possibilità di aggiungerlo come in Prince of Persia: The Lost Crown; spesso infatti il titolo ti porta ad andare da una parte all’altra della mappa e talvolta risulta difficile capire la prossima zona di avanzamento e dove effettivamente dirigersi. Nulla di problematico, con un pò di intuito ci si arriva e ci si orienta, ma la possibilità di vedere il prossimo obiettivo su mappa a mio avviso non avrebbe tolto nulla all’esperienza complessiva.

Se lato gameplay il titolo non vuole reinventare la ruota, ma semplicemente cementare ed offrire una solida esperienza metroidvania, è sul lato artistico che la produzione francese sorprende e addirittura sconvolge: MIO: Memories in Orbit è interamente disegnato a mano in uno stile che ricorda produzioni come i lavori di Miyazaki, il film franco-belga Ernest et Célestine (per ammissione degli sviluppatori) e il tratto di Jean Giraud, in arte Moebius. È in quest’ultimo che personalmente trovo più somiglianze ed ispirazione: i colori pastello che caratterizzano il vasto mondo di MIO, condito fra l’altro da un map design e una interconnessione davvero di ottimo livello, danno un effetto incredibile ad ogni ambientazione di gioco.

Da luoghi più artificiali come la splendida Metropolis fino ad alcuni più eterei e naturali come le voliere e l’osservatorio, colori come il violaceo, l’arancione e l’azzurro la fanno da padrone, colorando gli splendidi disegni che sembrano usciti dalle pagine di una graphic novel francese. Il titolo fa un ampio uso di retini e contorni a matita e spesso negli sfondi queste caratteristiche sono preponderanti, lasciando invece i colori a esaltare le strutture in primo piano.

A questo si unisce una colonna sonora varia e d’impatto, che unisce sapientamente synth, archi e cori; un accompagnamento riuscitissimo sia per le sessioni più frenetiche che per quelle più rilassanti, come banalmente il main theme del titolo udibile nel menù principale. Conclude il tutto un comparto tecnico roccioso, senza il minimo tentennamento durante tutta l’esperienza, e una regia che spesso osa anche zoom e allontanamenti di camera, in modo da creare un senso di scala che abbiamo trovato magnifico; un plauso anche al doppiaggio: abbiamo giocato il titolo in inglese e le voci ci sono parse tutte perfettamente consone all’opera e al momento.

MIO: Memories in Orbit
Ottimo 8.2
Voto 8.2
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Nato col videogioco nel sangue, riceve a sei anni la sua prima console: l'indimenticabile SNES; distruggendo joystick a furia di Donkey Kong Country e Super Mario, riceve un paio di anno dopo l'amore della sua vita: Sony PlayStation. Console che l'accompagnerà per tutta la sua carriera videoludica, tantè che la ritroviamo attaccata e funzionante nella sua cameretta, appena sotto le sorelle maggiori. Da buon collezionista e amante di retrogaming passa parte del tempo su Ebay a cercare qualche chicca Retrò, ritrovandosi ogni volta in lacrime alla vista del prezzo di Suikoden II PAL.