Fighting Force Collection è la collezione dei Fighting Force 1 e 2 usciti in origine su PSX rispettivamente nel 1997 e 1999, e contestualmente anche su Nintendo 64, Dreamcast e PC. Entrambi i titoli sono stati sviluppati da Core Design e distribuiti da Èidos Interactive (che oggi fa parte di Square Enix con l’unione con Square Soft). Oggi questi due giochi sono tornati proprio come collection, pubblicati da Limited Run Games. Ma in cosa consistevano i Fighting Force? E come si presenta questa nuova uscita? Scopritelo leggendo la nostra recensione.
Tante ma veramente tantissime mazzate allegramente insieme…
Senza ombra di dubbio, se avete qualche capello bianco come il sottoscritto, avete giocato in sala giochi i famosi Final Fight di Capcom, beat ‘em up dove l’obiettivo era menare a suon di pugni e calci e oggetti volanti tutti i nemici su schermo fino ad arrivare al boss di turno per finire il livello ed ottenere il punteggio in base agli oggetti raccolti, le vite consumate ecc.

I Final Fight di cui parliamo erano bidimensionali, titoli pienamente anni ’90 e oltremodo divertenti, anche se ovviamente costituiti da pochi livelli da completare. Sulla stessa riga, Fighting Force rappresentava la stessa cosa ma in 3D, e su PSX/N64/DC/PC quando i poligoni cominciavano timidamente ad affacciarsi al mondo delle console da casa.
I giocatori possono scegliere tra quattro personaggi cioè Hawk Manson, Mace Daniels, Alana McKendricks e Ben “Smasher” Johnson, dove ognuno di essi possie abilità e stili di combattimento unici, tra cui anche mosse da wrestling. L’obiettivo è ovviamente sconfiggere le forze del malvagio dottor Dex Zeng, un criminale che prevede la fine del mondo nel 2000 (per fortuna siamo nel 2026, vivi e vegeti! ndr). I personaggi possono utilizzare armi come bottiglie, coltelli, sedie e pistole, oltre a una vasta gamma di mosse corpo a corpo tipo suplex e altro ancora.
Per quanto riguarda la longevità, andiamo da circa quattro ore per il primo, collezionabili esclusi che però possono tranquillamente raddoppiare le ore giocate, al secondo che dura sulle otto ore. Si tratta quindi di due titoli corti per gli standard odierni, ma pur sempre divertenti, perfetti se avete voglia di menare le mani e sfogarvi un po’ dopo una faticosa giornata di lavoro; inoltre potrebbero fare al caso vostro anche se siete dei nostalgici, o nuovi giocatori: il gioco può strapparvi qualche risata se già non li avete giocati all’epoca. Potete anche moltiplicare il vostro divertimento, visto che è disponibile la modalità cooperativa, come previsto in genere da beat ‘em up classici come questi, dove il divertimento e la cooperativa sono tutto.
29 anni e sentirli tutti…
Se dal lato del gameplay i due giochi compresi in questa collezione risultano essere divertenti, purtroppo dobbiamo dirvi che dal lato tecnico gli sviluppatori si sono semplicemente limitati a fare “il compitino”, vale a dire fare il porting delle due ISO dirette della PSX ma senza alcun cambiamento di sorta, mantenendo addirittura i filmati in FMV con i vari loghi vecchi dell’epoca, tra i quali Èidos Interactive e Core Design.
Anche lato poligonale è rimasto tutto invariato: i Joy-Con Switch rispondano alla perfezione agli input, ma avremmo veramente gradito una “remastered” vera e propria come in tanti altri casi di grandi classici riproposti in versioni migliorate, tipo Shadowman o Soul Reaver. Un semplice “porting” rimane effettivamente poco interessante, sebbene entrambi i giochi siano due grandi classici della fine degli anni ’90 molto popolari ai tempi, e molto ricercati. Da notare che entrambi i giochi sono in lingua inglese, in quanto ai tempi non era scontato come oggi tradurli nella lingua nostrana. Si tratta comunque di due picchiaduro a scorrimento, dove la barriera linguistica non esiste assolutamente dato che la trama in genere in questi titoli non è il core.
