1348 Ex Voto Recensione, un voto, una missione, un giuramento

Cosa si è disposti a fare per mantenere una promessa, anzi, un giuramento? Ecco la nostra recensione dell'avventura medievale ambientata in Italia: 1348 Ex Voto

Gianluigi Crescenzi
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Gianluigi Crescenzi
Deputy Editor
Classe 90, invecchia bene tanto quanto il vino, anche se preferisce un buon Whisky. Ama l'introspezione, l'interpretazione e l'investigazione, e a volte tende a scavare molto...
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Recensioni1348 Ex Voto
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5 Mediocre
1348 Ex Voto

Tra i titoli che più ci siamo sentiti di tenere d’occhio durante l’ultimo periodo c’è senza dubbio 1348 Ex Voto, sviluppato dall’italianissimo team indipendente Sedleo e pubblicato da Dear Villagers. Non nascondiamo che i primi trailer del gioco ci avevano in un certo senso incoraggiato, soprattutto per quanto riguardava l’entità action in terza persona, l’aspetto grafico, e prima di ogni altra cosa il setting medievale in un’Italia di metà 1300. Diciamo poi che le due attrici ingaggiate per i ruoli principali hanno comunque un certo peso: l’attrice teatrale Alby Baldwin, e Jennifer English (famosa per aver interpretato Cuorescuro in Baldur’s Gate 3).

Il risultato finale però è pieno di alti e bassi, un frutto acerbo che probabilmente è stato colto troppo presto, specialmente per un comparto tecnico che, durante la nostra prova del gioco su PC, ha presentato una sequela di piccole lacune che sommate tra loro sono difficili da ignorare. Insomma, siamo nella media, nel bene e nel male, ma vi spieghiamo tutto di seguito nella recensione di 1348 Ex Voto.

Un’Italia Medievale e una Cavaliera errante

Come già detto, Ex Voto prende vita nell’Italia del quattordicesimo secolo, dove la popolazione vive in villaggi rurali o in castelli e fortezze, tutti posti che però non sono stati risparmiati dall’epidemia di peste, che ha creato vittime innumerevoli. Prima di entrare nel vivo, ci teniamo a sottolineare che tutto ciò che abbiamo visto nel gioco è stato ricreato con la massima cura e il rispetto per la cultura medievale, ma anche quella nostrana. Senza fare spoiler, il gioco ci farà viaggiare in diverse location, dove paesaggi e costruzioni vi faranno davvero rimanere a bocca aperta. La religione ha un’importanza primaria, così come il potere.

Il gioco inizia in una piccola parte di terra ombreggiata da un alto albero. La nostra protagonista è Aeta, una giovane nobile che ha la volontà di diventare cavaliere, ispirata da storie e leggende cavalleresche che l’hanno affascinata fin da bambina. Aeta è cresciuta onesta, fiduciosa, e anche un po’ ingenua per questo suo sogno, ma è anche molto capace con la spada. La incontriamo per la prima volta proprio mentre si sta allenando, in compagnia della giovane serva Bianca, di umili origini e sua persona più cara nonostante le differenze di ceto sociale. La ragazza ora è una postulante e sta per entrare in convento, dopo una vita difficile dove ha dovuto guadagnarsi tutto da sola.

Non passa molto tempo però dopo il video iniziale, che ci renderemo conto che qualcosa non va: il villaggio di Aeta, non molto lontano dal posto dove si sta allenando, è stato attaccato dai Briganti (che nonostante il doppiaggio in inglese viene detto specificatamente in italiano, come se si trattasse di una fazione ndr.). Questo villaggio era già debole a causa della peste e delle guerre, e le difese erano al minimo storico, e Aeta lo sa bene. Quindi corre all’impazzata per raggiungere il villaggio con l’unico pensiero di ritrovare Bianca, che doveva essere proprio lì.

Senza entrare nel merito degli avvenimenti, sappiate solo che da questo momento in poi inizierà il gioco vero e proprio: Aeta farà un voto, giurando sull’ex voto di Bianca trovato nel villaggio, un voto che segnerà il suo futuro da quel momento in poi. Inizierà così il suo personale viaggio, un viaggio che durerà mesi, e che la vedrà comportarsi – diventando a tutti gli effetti – come una cavaliera errante.

L’inizio è molto intrigante narrativamente parlando, ma nonostante questo la storia col suo progredire non ci ha particolarmente convinti. Non parliamo di trama mal raccontata o cose del genere, quanto più una sceneggiatura che in più di un’occasione fa acqua, specialmente nelle battute finali. Qualunque cosa equivarrebbe a spoiler, quindi non ci dilungheremo oltre a riguardo.

Tra lame e santi

Il gameplay di Ex Voto ci vedrà esplorare delle mappe molto lineari, con rare aree leggermente più aperte. Questi corridoi ludici alterneranno fasi di combattimento, di puzzle ambientali (dove molto spesso dovremo semplicemente spostare un carro, una cassa, e poi fare brevi parti di platforming), e di filmati storia. Già da questa fase capirete che i semplici puzzle saranno di difficoltà zero, inseriti principalmente per dare un senso di “scomodità” nel viaggio di Aeta, per vedersela anche con l’ambiente oltre che con i nemici. Queste fasi, a volte da risolvere con un pizzico di arguzia e un buon occhio, serviranno in alcuni casi per procedere nella storia, ma in altri per ottenere risorse (delle pergamene per salire di livello nei 4 piccoli alberi delle abilità, oppure cibo per curarci), cimeli dedicati ai santi da aggiungere all’Ex Voto, o anche delle parti della spada che potremo comporre a nostro piacimento per adattarla un minimo alle nostre esigenze in battaglia. Ma come funziona il combattimento?

Ebbene, di base avremo la possibilità di alternare in modo dinamico l’impugnatura a una mano e l’impugnatura a due mani della nostra spada. La prima ci permetterà di attaccare più rapidamente, con gli attacchi che faranno un piccolo quantitativo di danni, e difendere in questo caso equivale a schivare gli attacchi con l’apposito tasto: il tempismo e il ritmo sono la base per chi utilizzerà questo stile più spesso. La stance a due mani invece ci permetterà di eseguire attacchi più potenti, anche caricati, con un range più corto, ma con danni più elevati. Inoltre, impugnando l’arma a due mani, saremo anche in posa da parata, e potremo difenderci da alcuni degli attacchi dei nemici automaticamente e senza schivare.

Colpendo i nemici faremo scendere la loro postura, e una volta terminata potremo infliggere dei danni diretti e letali per mandarli definitivamente a tappeto. Ogni colpo che riceveremo però, ci farà perdere un cuore della nostra vitalità, quindi dobbiamo sempre tenerla d’occhio e cercare di subire meno colpi possibili.

Infine, potremo equipaggiare Aeta anche con alcuni oggetti – o “trinket” – che troveremo in giro per il mondo di gioco, che avranno degli effetti speciali e molto utili per la sopravvivenza. Tutte queste cose vanno a sommarsi in un sistema abbastanza semplice e leggibile, soprattutto nel menù di gioco, e rendono la leggibilità del gioco uno dei punti più a favore dell’avventura. I problemi però sono davvero molti, e l’altra faccia della medaglia sta nel comparto tecnico.

Molto lavoro da fare

Partendo dai punti negativi del gioco, non possiamo che iniziare proprio dal sistema di combattimento. Nonostante questo sia stato ispirato proprio dall’arte della spada tradizionale del tempo, pad alla mano ci è risultato alquanto impacciato: di fronte a buone animazioni e a una credibilità importante delle animazioni, si sono parate delle incongruenze non da poco. Alcuni nemici non sembrano subire i nostri colpi mentre sono in guardia, tanto che possono contrattaccare e ferirci anche se li abbiamo appena colpiti. Inoltre alcuni di essi, specialmente i fanatici religiosi o un paio di cavalieri, sono delle “macchine da spam” incredibili, che ci impediranno quasi sempre di riprendere la postura a due mani e parare, ad esempio, se si vuole impostare quello stile. Parlando proprio della parata – se non si è sbloccata la parata perfetta – sarà quasi totalmente inutile: nelle combo nemiche, spessissimo ci troveremo di fronte a degli attacchi imparabili (almeno uno ogni tre colpi), che saranno sia poco visibili (contrassegnati da una stellina quando parte il colpo), sia ci costringeranno se vogliamo sopravvivere a passare allo stile a una mano. Può sembrare una scelta per farci variare tattica negli stili, ma all’atto pratico riduce i combattimenti in una sorta di “attacco e indietreggio” continuo, specialmente contro i boss (solo tre, e anche bruttini).

Non finisce qui: combattere, che doveva essere la parte più divertente e focale, è anche quella più frustrante. In aggiunta a ciò che abbiamo detto, ci mettiamo anche una telecamera che si diverte a cambiare il nemico puntato a sua discrezione, cosa che ci farà disorientare e perdere di vista il nostro obiettivo precedente (che magari stavamo sconfiggendo, e che dovremo affrontare da capo perché riguadagnerà la postura). Se poi per grazia e stile riuscissimo ad aggirare un nemico per attaccarlo alle spalle… come per magia si girerà e colpiremo la sua spada in guardia: già, non esistono attacchi alle spalle – per quanto disonorevoli possano sembrare in un contesto cavalleresco – e ne risente anche il tracking dei nemici nei nostri confronti, che tendono a seguirci e a ruotare su sé stessi anche se schiviamo lateralmente.

Altro problema che non possiamo trascurare è lo spawn dei nemici, che sembra gestito come in un gioco dei primi anni 2000, dove specialmente nelle prime fasi di gioco compaiono senza mezzi termini “dal nulla”, che sia per agguati o per completare le diverse ondate che ci verranno incontro (non saranno mai più di 4 nemici contemporaneamente).

Un disastro tecnico

Abbiamo parlato bene dell’aspetto grafico, che effettivamente ci ha proposto dei paesaggi bellissimi, alternati a zone disturbanti nel modo più adatto. Tuttavia è proprio il comparto tecnico, oltre al combattimento di cui abbiamo abbondantemente parlato, a presentare più lacune. Chiediamo scusa in anticipo se questo paragrafo può sembrare uno sparare a zero, con un elenco stile “lista della spesa” dei difetti del gioco, ma sono tutte cose su cui difficilmente si può sorvolare, o che quanto meno siano doverose da evidenziare in sede di recensione. Non terremo conto di alcuni piccoli glitch di movimento quando Aeta si “incastrerà” su un sassolino per terra, o dei muri invisibili posti in zone aperte, ma di cose ben più gravi. Ed ecco la lista della spesa di cui parlavo.

Parliamo di un framerate che oscilla gravemente, con drop che su PC abbandonano l’apparente stabilità sui 60fps per arrivare in alcune zone (anche se non le più piene di dettagli) anche a 20 frame per secondo. Questo fatto quanto meno si è presentato principalmente in fasi di esplorazione, quindi per fortuna non ci sono state ripercussioni sul combattimento.

Ai frame però si aggiungono diversi bug di compenetrazione (anche nei video), dei tagli ignobili e imbarazzanti proprio delle clip video, tanto che a volte sembrano decontestualizzate da quello che si stava facendo, sottotitoli che si sovrappongono e non fanno leggere le frasi delle clip (abbiamo dovuto mettere alla prova il nostro listening in inglese per capire quello che si diceva, nonostante i sottotitoli in italiano), equalizzazione audio che in un paio di video in particolare era inascoltabile, input a schermo che a volte non compaiono, o che non si attivano premendo il tasto di riferimento (specialmente se dobbiamo accovacciarci per entrare in una zona bassa), alcuni checkpoint che sono gestiti malino a causa del salvataggio automatico (non pensati neanche per un backtracking parziale) e altre piccole cose ancora.

Non c’è dubbio che ci sia stata un grande lavoro dietro al titolo, ma dal punto di vista tecnico forse sarebbe servito ancora del lavoro di rifinitura per ottimizzare il tutto, perché nella situazione attuale, è un vero peccato. Speriamo che con i prossimi aggiornamenti il titolo venga migliorato come merita. Piccola nota a margine, il prezzo di 1348 Ex Voto è comunque nella media, per un’avventura che vi impegnerà tra le 6 e le 7 ore in totale, quindi se voleste dargli una chance, soprattutto se affascinati dal contesto, potreste farlo senza troppo peso economico.

1348 Ex Voto
Mediocre 5
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Deputy Editor
Classe 90, invecchia bene tanto quanto il vino, anche se preferisce un buon Whisky. Ama l'introspezione, l'interpretazione e l'investigazione, e a volte tende a scavare molto più del necessario. Inguaribile romantico, amante della musica e cantante in erba, si destreggia tra hack n'slash, soulslike, punta e clicca e... praticamente qualsiasi altro tipo di gioco.