Return to Silent Hill Recensione, la nuova trasposizione del videogioco

Return to Silent Hill sancisce il ritorno della saga videoludica con il regista che la portò per la prima volta al cinema: Christophe Gans. Solo che questa volta... Ecco la nostra recensione

Claudio Baldacci
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Claudio Baldacci
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Videogiocatore vecchio stampo, purista e rompiscatole. Di quelli cresciuti con Playstation 1, Playstation 2 e Game Boy Color. Amante del cinema e delle serie TV, sempre...
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RecensioniReturn to Silent Hill
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Return to SIlent Hill

Era l’ormai lontano 1999 quando il Team Silent creava per Konami l’incredibile videogioco che tutti conosciamo come “Silent Hill“, arrivato al giorno d’oggi all’ottavo capitolo, sviluppato per più piattaforme ed arricchito da altri progetti, da merchandising, film e fumetti. La cenere e la nebbia di Silent Hill sono entrati nell’immaginario di tutti i giocatori ed hanno anche caratterizzato tutte le sfide tecnologiche che si erano palesate nella prima epoca di sviluppo, laddove la nebbia si rivelava come l’unico mezzo per permettere alla prima playstation di renderizzare al meglio le location. Un videogioco epico, esempio per molti altri survival horror creati in seguito, e capace di mantenere vivo l’interesse per quasi tre decadi e che ha introdotto la componente horror-psicologica che ancora non si era vista precedentemente. Poi sono arrivati i film…

Nel 2006 arriva Silent Hilll, che diretto da Christophe Gans, ha portato sullo schermo cinematografico una trasposizione del primo videogioco, ma utilizzando anche elementi come musiche ed ambientazioni che si sono viste nei capitoli successivi. La pellicola non ebbe un grande successo di critica, ma conquistò in qualche modo il pubblico di appassionati videogiocatori. Furono apprezzate invece la fotografia e la scenografia, che hanno reso molto bene gli ambienti horror-psicologici del gioco originale.

Nel 2012 è poi arrivato Silenti Hill: Revelation 3D (girato invece da Michael J. Bassett), il sequel ispirato a Silent Hill 3 che ha cavalcato l’onda del successo del 3D cinematografico continuando a non convincere la critica, e questa volta neanche i videogiocatori. Poi, siamo arrivati a noi: al momento in cui Cristophe Gans decide di voler insistere e riportare nuovamente sullo schermo Silent Hill, questa volta con una sorta di reboot: Return to Silent Hill. Avrebbe potuto anche evitare. Ve lo spieghiamo di seguito nel resto della recensione.

La (non) trama di Return to Silent Hill

La trama riprende le vicende del secondo capitolo videoludico, con James Sunderland protagonista insieme alla compagna Mary Crane. I due si conoscono e vivono per qualche tempo insieme a Silent Hill. Dopo essersi lasciati, James diventa alcolizzato e si trasferisce altrove, ma riceve una lettera dalla sua Mary, che lo invita a raggiungerlo a Silent Hill. Una volta lì, scopre una città sinistra avvolta da una fitta nebbia e con cenere che piove dal cielo. La città, abbandonata da quasi tutti gli abitanti a causa di una gigantesca presunta epidemia mortale, si trasforma in una versione horror di sé stessa.

Trasformazione che viene preannunciata da una sirena antiaerea fatta suonare da qualche sconosciuto. James inizia la ricerca di Mary, ma incontra invece Eddie e Laura – due sopravvissuti – ma anche dei veri e propri mostri, tra cui Pyramid Head, già conosciuto tramite i videogiochi. Lo snodo principale della storia, nonché l’inizio del delirio totale, è l’incontro con Maria, che James confonde ed identifica con la sua Mary…

 

E qui, il film diventa un alternarsi di mondo reale, Silent Hill, Silent Hill versione horror, ma anche mente di James, ricordi del passato, storie di Mary, sette forse sataniche e chi più ne ha più ne metta. Il problema è capire cosa è cosa, quando è quando e chi è chi. Il film è un disastro. La trama è debole e vuole rendersi complessa e manieristica quando non può permetterselo. Gli espedienti per portare ordine o facilitare la comprensione non vengono utilizzati. I dialoghi sono difficilmente ascoltabili: sembrano quelli di un videogioco. Il che può anche sembrare normale per un film effettivamente tratto da un videogioco, ma se un fan vuole ascoltare un dialogo a mo’ di tutorial di un videogioco anziché vedere il film, ci gioca… o no?

Non c’è spessore di trama, non c’è spessore di personaggi, e niente di ciò che sia registico, fotografico o musicale, aiuta a dimenticare il delirio di ciò che si sta provando a vedere. Non si salva quasi niente, se non 10 minuti di atmosfera della vera Silent Hill che ricorda molto il remastered di Silent Hill 2 uscito non molto tempo fa per le console di ultima generazione. Che dire? Una produzione di Francia, Stati Uniti, Serbia, Regno Unito, Giappone e Germania completamente buttata. Complimenti.

Return to SIlent Hill
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Videogiocatore vecchio stampo, purista e rompiscatole. Di quelli cresciuti con Playstation 1, Playstation 2 e Game Boy Color. Amante del cinema e delle serie TV, sempre attento alle nuove uscite e speranzoso che nuovi e interessanti prodotti popolino la nostra vita fino a farci diventare asociali. No, forse questo è meglio di no. Speaker radiofonico di www.radioeverywhere.it dove il mercoledì dalle 18 alle 20 parla di colonne sonore di film, videogiochi e tv e anche giocatore semi-professionista di Texas Hold'em. Basta.