It’s Never Over: Jeff Buckley Recensione, l’anima di un ragazzo che visse per la musica

Un uomo e la sua musica, un artista e la sua anima. Ecco la nostra recensione di It's Never Over, Jeff Buckley, il film documentario sul leggendario autore di Grace.

Gianluigi Crescenzi
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Gianluigi Crescenzi
Deputy Editor
Classe 90, invecchia bene tanto quanto il vino, anche se preferisce un buon Whisky. Ama l'introspezione, l'interpretazione e l'investigazione, e a volte tende a scavare molto...
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RecensioniIt's Never Over: Jeff Buckley
Lettura da 8 minuti

Molti di coloro che leggeranno questa recensione di sicuro hanno vissuto gli anni in cui Jeff Buckley ha potuto condividere al mondo le sue note, la sua voce, il suo amore per la musica, mentre magari altri erano troppo piccoli per ricordarsene. Un artista dallo stile intimo, emozionale, unico nel suo genere, che andava in controtendenza con la potenza del grunge degli anni che hanno visto l’uscita del suo album iconico, Grace. Jeff era però prima di tutto un ragazzo, un uomo, di cui forse si era parlato molto anche nel modo sbagliato. dal 16 al 18 marzo al cinema, finalmente se ne parlerà nel modo giusto.

The last goodbye

It’s Never Over, Jeff Buckley è il film documentario su Jeff Buckley, diretto dalla nominata agli oscar Amy Berg (“Deliver us from evil”, “Janis: Little Girl Blue”, “West of Memphis”), e che ci accompagna per tutti gli anni della vita dell’artista, un astro nascente strappatoci decisamente troppo presto all’età di 30 anni, poco tempo dopo il rilascio del suo album leggendario, appunto Grace. Questa pellicola è stata realizzata anche grazie al contributo di diverse persone vicine a Jeff durante il corso della sua vita (come sua madre Mary Guibert, o le sue due ex ragazze Rebecca Moore e Joan Wasser), che hanno messo a disposizione di Amy Berg la loro voce con le loro testimonianze.

Sono state utilizzate anche immagini e audio di repertorio, come interviste a Jeff Stesso, ma anche ad altri artisti che gli sono stati vicini, come ad esempio Chris Cornell dei Soundgarden. Non sono mancate poi altri interventi di persone importanti per Jeff e non, come i gli ex componenti della sua band, Michael Tighe e Parker Kindred, o luminari come Ben Harper e Aimee Mann.

Non sarebbe potuto essere però un docufilm così intimo senza l’aiuto di materiale personale, ed è qui che entrano in gioco dei materiali mai visti prima, come foto, audio personali (registrazioni di segreteria), e altro, messi a disposizione dalla mamma. Gli archivi personali di Buckley sono stati quindi aperti, con un contributo inestimabile per questa produzione, che a questo punto guadagna ancora più autenticità, quasi come se sua madre stessa abbia voluto liberare dalla gabbia tutti i sentimenti che fino a quel momento aveva condiviso solo con alcuni cari.

Ed eccoci quindi ad immergerci nella sua infanzia, fin da quando si trovava nel grembo materno, passando poi per i primi rapporti con la musica, con il controverso rapporto con suo padre Tim che vide di persona solo una volta, fino ai suoi amori, alle sue amicizie, e all’incommensurabile amore e rispetto che prova per la sua arte. La vita riassunta di un talento unico, di quelli che nascono una volta ogni 100 anni, e non ci riferiamo solamente alle sue quattro ottave di estensione vocale. Jeff era impatto emotivo, era empatia, era capace di proiettarsi all’interno della sua musica.

Le canzoni vengono dalle poesie, e a volte le poesie vengono fuori dai sogni

Nei 107 minuti del film, c’è però molto di più: sua madre ci racconta di com’era da bambino, sì, ma anche come è stato il suo rapporto una volta raggiunto il successo. Le interviste, i documenti e i video di repertorio poi ci faranno capire ancora meglio cosa pensasse di Tim Buckley, del quale a un occhio meno attento poteva sembrare Jeff stesse seguendo le orme. Veniamo a conoscenza delle sue ispirazioni, di coloro che sono gli artisti che lo affascinavano (dai Led Zeppelin a Nina Simone, da Shostakovich a Nusrat Fateh Ali Khan, da Al De Miola a Bill Evans), dei suoi gusti musicali tutt’altro che scontati.

it's never over jeff buckley

Ci sono testimonianze dei suoi primi live, dello stupore di chi lo ascoltò dal vivo, dei concerti dove invece lui stesso era uno spettatore. ci sono i libri che amava leggere, ci sono i suoi bozzetti, ci sono i suoi messaggi di segreteria. C’è tutto quello che potevamo sperare per connetterci un po’ di più a una figura che già tanto ci ha regalato con la sua musica.

Troppo presto

Si arriva poi chiaramente a parlare di un periodo che ha segnato un suo crollo psicologico, di quelli che ancora non erano conosciuti come tali nei primi anni 90. La sua improvvisa morte è arrivata però non come conseguenza di ciò, dato che negli ultimi periodi prima del tragico evento del Wolf River Jeff stava molto meglio, e quello stesso giorno sarebbero iniziate le registrazioni del nuovo album insieme alla sua band. Vivere una vita normale lo aveva pian piano rigenerato. Aveva avuto modo di pensare, di distendersi un po’, di recuperare pian piano quel Jeff che aveva negli anni precedenti accumulato le esperienze che si erano tramutate in Grace tramite la sua magia.

Puoi raggiungere un vero stato di grazia con l’amore di qualcun altro dentro di te

Tempo prima lui stesso aveva detto “Without ordinary life, there’s no art”, parole che ad oggi, suonano come un epitaffio, ma che dovrebbero servire da monito per un’industria che corre a velocità folli, e che di conseguenza predilige musica “usa e getta”. Non ci dilungheremo poi sugli ultimi momenti della sua vita, di come sono stati raccontati, ma lasceremo a voi la visione.

It’s Never Over

Consigliamo la visione di questa pellicola a tutti gli amanti della musica, e non solo: la consigliamo a chi vuole scoprire cosa spesso si nasconde dietro al velo della pressione, della creazione, della fama, o a chi negli anni si è sempre avuto bisogno di un contatto intimo e genuino con il mondo. Jeff era fatto di musica, e quella rimarrà con noi fino alla fine della storia, ma Jeff era anche un uomo, un ragazzo, e dopo la visione di questo film, ci sembrerà di averlo conosciuto di persona, almeno un pochino…

Non voglio che le persone pensino a me come un volto, un nome, un corpo, o altro, ma solo la musica… perché quando sarò morto sarà l’unica cosa che resterà

Dal canto nostro, vi consigliamo vivamente di correre al cinema, ricordandovi che avete tempo da domani 16 marzo fino al 18.

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Deputy Editor
Classe 90, invecchia bene tanto quanto il vino, anche se preferisce un buon Whisky. Ama l'introspezione, l'interpretazione e l'investigazione, e a volte tende a scavare molto più del necessario. Inguaribile romantico, amante della musica e cantante in erba, si destreggia tra hack n'slash, soulslike, punta e clicca e... praticamente qualsiasi altro tipo di gioco.