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Bad Boys: Ride or Die – Recensione, i ragazzacci sono tornati!

I cattivi ragazzi sono di nuovo in pista. Sotto l’egida di Columbia Pictures e con la regia di Adil El Arbi e Bilall Fallah, Will Smith e Martin Lawrence tornano in Bad Boys: Ride or Die, un film che rimette il franchise sulla strada giusta, ritrovando la formula vincente persa con il precedente capitolo Bad Boys for Life. Torniamo sulle strade di Miami: Mike e Marcus ci aspettano a bordo di una Porche fiammante!

Bad Boys: Ride or Die

Per le strade di Miami

Immaginate una torrida giornata di sole a Miami, una Porsche fiammante sfreccia per le strade guidata da Mike con affianco l’amico di una vita, il prode Marcus. Quest’ultimo alle prese con una dieta ferrea che però tenta in tutti i modi di evitare: il cibo, come sappiamo, è la sua passione. Tutto cambia quando proprio nel bel mezzo della festa che i nostri beniamini hanno raggiunto, Marcus ha un infarto, e nel bel mezzo di un viaggio onirico, incontra il Capitano della polizia Howard, morto nel capitolo precedente della saga.

Al risveglio di Marcus la situazione è cambiata: l’uomo sente come un risveglio morale, e una nuova giovinezza, mentre il gruppo apprende come la corruzione sia dilagata nella polizia, fin anche alla politica. L’obbiettivo dei Bad Boys è quello di scoprire chi c’è dietro tutto questo, e sgominare la banda che ha messo in cattiva luce il distintivo.

La sapiente regia di Adil El Arbi e Bilall Fallah riesce a dare nuova linfa vitale alla film, portando la serie ai fasti di un tempo. Vediamo quello che sembra una sorta di remake del secondo capitolo, con diversi presupposti e nuove tecnologie, ma in realtà un tuffo nel passato che colpisce nel segno.

Bad Boys: Ride or Die

What are you gonna do?

Nonostante gli anni, le vicissitudini e l’obbiettivo grasso addominale messo su dai due protagonisti, l’anima dell’azione è intrinseca nei loro movimenti, nelle scene che recitano, e nella perfetta armonia tra ironia e divertimento che la coppia riesce a portare sullo schermo. Molto dell’azione lo fa la regia, miscelando tecniche conosciute da tempo nel mondo del cinema (senza disdegnare di citare alcune inquadrature tipiche della saga) e nuovi elementi come i droni e le bodycam di ultima generazione che permettono di passare da una prospettiva in soggettiva alla terza persona, senza soluzione di continuità.

Indubbiamente c’è l’influenza di John Wick e dell’azione che la saga con Keanu Reeves ha portato su schermo: Bad Boys Ride or Die è, senza mezzi termini, un sunto di quello che il cinema d’azione di cha regalato negli ultimi cinque o sette anni, portando però al suo interno una trama non banale, argomenti interessanti come il risveglio da un coma, gli attacchi di panico e il senso di responsabilità genitoriale che coinvolge, per la prima volta, Mike (Will Smith) in prima persona.

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Nella saga compaiono anche nuove “reclute” e vecchi amici che ritornano, stavolta con ruoli più marcati, come ad esempio Reggie, il marito della figlia di Marcus, che è diventato un marine tutto d’un pezzo e capace di proteggere attivamente la famiglia in caso di bisogno. Si vedono anche Judy e figlia, rispettivamente moglie e figlia del compianto capitano della polizia Howard, che in questo frangente svolgeranno un ruolo importante ai fini della trama. Ultimo ma non per importanza, c’è Armando, figlio di Mike, personaggio antagonista nella precedente pellicola ed oggi in cerca di redenzione.

Bad Boys: Ride or Die

When the come for you!

Bad Boys: Ride or Die tiene fede al suo nome in maniera letterale: il film è una piacevole corsa di eventi, una vera “ride” su un’auto sportiva lanciata senza freni tra le strade di Miami, sebbene gli inseguimenti non siano prominenti nel film. È un film che si discosta dalla banalità e dalla cacofonia del precedente capitolo, dove Mike era il solo protagonista e Marcus una macchietta, quasi una spalla comica e basta.

L’alchimia tra Smith e Lawrence è pazzesca: i due sembrano davvero compagni d’armi da una vita, e se il primo è più serio del solito, il secondo mischia battute intelligenti, capaci di strappare sincere risate, a momenti di pura serietà da poliziotto che non guasta mai. Il film è per tutta la famiglia, ma strizza l’occhio anche a chi ama l’azione e le trame intricate, con quel piccolo tocco anni ’80 che non gusta, né sovrasta l’intera produzione.

Il film nelle quasi due ore di girato riesce a intrattenere, senza mai perdere il focus, e soprattutto senza risultare soporifero allo spettatore. Potevano fare di meglio? Sì, probabilmente c’era margine per avere qualcosa di più, ma tecnicamente non serviva: ai Bad Boys serviva tornare alla ribalta, farsi conoscere dal pubblico giovane e strizzare l’occhio a chi la saga la conosce come le sue tasche. Missione riuscita, senza ombra di dubbio.

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Bad Boys: Ride or Die

7.5

Bad Boys: Ride or Die riesce dove il capitolo precedente ha fallito: intrattenere senza ridicolizzare i propri protagonisti, facendo vivere allo spettatore una corsa sulle montagne russe senza soluzione di continuità. Il film è il giusto mix tra serietà ed umorismo corale che piace a tutti, famiglie e non. Se l'obbiettivo era quello di svecchiare la saga, possiamo abbondantemente dire che è stato centrato.

Tiziano Sbrozzi
Lusso, stile e visione: gli elementi che servono per creare una versione esterna di se. Tiziano crede fortemente che l'abito faccia il monaco, che la persona si definisca non solo dalle azioni ma dalle scelte che compie. Saper scegliere è un'arte fine che va coltivata.

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