Uno dei fenomeni indie dell’ultimo anno è stato senza dubbio Blue Prince, un videogioco d’avventura con dinamiche puzzle che ha saputo conquistare critica e giocatori. Nonostante ai The Game Awards non sia riuscito ad accaparrarsi nessuno dei due premi per cui il gioco era nominato (la concorrenza spietata vedeva anche Clair Obscur tra i contendenti), Blue Prince ha tenuto la testa alta, e neanche 3 mesi dopo l’evento ci troviamo di fronte una nuova versione del gioco. Il piccolo capolavoro di Dogubomb pubblicato da Raw Fury è arrivato quindi anche su Nintendo Switch 2, una versione portatile che permetterà ai giocatori di fruirne anche in portatile.
Questa versione arriva quindi meno di un anno dopo il rilascio principale, ed è proprio quella che prendiamo in esame per la nostra recensione. Le domande che ci siamo posti non sono quindi dedicate alla validità del gioco, che già conosciamo, quanto piuttosto a quanto l’aspetto tecnico di questa versione sia stato all’altezza, anche dal punto di vista dello sfruttamento delle feature peculiari della console.
Torniamo alla Mount Holly Mansion
Il gioco, come già detto, è lo stesso in tutto e per tutto. Da giocatori vestiamo i panni di Simon P. Jones, un giovane che eredita la misteriosa villa Mt. Holly dal suo prozio, il Barone Herbert S. Sinclair. Tuttavia per rivendicarla non basterà semplicemente recarci lì: dovremo infatti trovare la fantomatica “Stanza 46”, una stanza nascosta nella villa e di cui nessuno è a conoscenza. Non sarà una cosa semplice, dato che la dimora è gigantesca, e nonostante durante ogni giorno la esploreremo e “costruiremo” scoprendone i segreti, la disposizione delle stanze si resetterà ogni notte. Il gameplay si presenta quindi come un “roguelite investigativo”, dove sceglieremo a ogni porta quale stanza inserire nel punto in questione.
Non sarà quindi un’esplorazione passiva, ma anzi, dovremo risolvere enigmi e giocare di strategia, sia componendo le stanze come un “puzzle”, sia ottenendo e gestendo le varie risorse indispensabili per procedere, come chiavi per aprire le porte chiuse, gemme per pescare stanze speciali, i passi (per muoverci di stanza in stanza, perché man mano ci stancheremo), monete per acquistare, strumenti da usare con la mappa, e altro ancora. La grande varietà però non si ferma a questi semplici fattori, dato che sia le stanze, sia le nostre scelte, sia alcune cose che scoveremo fuori dalla magione, saranno fondamentali sia per ottenere informazioni e bonus, sia a volte per cambiare proprio le “regole”. Ci sono anche alcuni bonus che possiamo ottenere in modo permanente, quindi non tutto tutto si resetterà al calar del sole.
Il gioco però nasconde qualcosa di più, con la nostra ricerca che ci vedrà scavare a fondo nella storia della Mt Holly manor, con i suoi personaggi, i suoi segreti, e i suoi altarini, con i puntini che si collegheranno uno dopo l’altro tramite indizi frammentati ed “enigmi negli enigmi”.
La versione per Switch 2
La versione per Nintendo Switch 2 ci ha proposto niente più che lo stesso gioco che abbiamo già avuto il piacere di giocare sulle altre piattaforme, quindi niente contenuti aggiuntivi o altro. La cosa che però è più sotto esame è lo sfruttamento delle feature dedicate alla console stessa, oltre all’ottimizzazione del porting. In primis, possiamo dire che le feature sono state sfruttate “a metà”: la faccia della medaglia positiva riguarda presenza la modalità mouse, che si attiverà automaticamente prendendo il joy-con e poggiandolo su una superficie piana dalla parte del sensore, la faccia negativa invece riguarda la mancata implementazione del touch screen, che in un titolo di questo stampo sarebbe calzata a pennello. La mouse mode ci avvicina molto alle vibes che abbiamo provato giocando il gioco su PC, e consigliamo di sfruttarla mentre si è in modalità docked (nonostante si sia comportata molto bene anche con console su tavolo).
Parlando dell’ottimizzazione del porting invece, il lavoro fatto è stato molto buono: nonostante il compromesso più grande, quello dei caricamenti più lunghi, il resto è girato molto liscio, nonostante i frame rate non siano stati gli stessi delle altre piattaforme. Chiaramente sia la natura indie del gioco, sia il genere di appartenenza, fanno sì che questo problema riscontrato sia effettivamente di poco conto, soprattutto se ci mettiamo il fatto che proprio grazie alla sua identità, Blue Prince è un gioco che funziona dannatamente bene su una console portatile, e la modalità handled ci ha effettivamente dato grandi soddisfazioni in tal senso. Ovviamente in docked le prestazioni sono state un pelino meglio, anche se sorprendentemente il divario tra le due non è stato così grande.


