The Perfect Pencil Recensione, cadere e rialzarsi sempre

Lo Studio Cima ci propone The Perfect Pencil, un viaggio metaforico che ci fa riflettere parecchio, oltre ad intrattenerci. Ecco la nostra recensione!

Gianluigi Crescenzi
Di
Gianluigi Crescenzi
Deputy Editor
Classe 90, invecchia bene tanto quanto il vino, anche se preferisce un buon Whisky. Ama l'introspezione, l'interpretazione e l'investigazione, e a volte tende a scavare molto...
- Deputy Editor
RecensioniThe Perfect Pencil
Lettura da 13 minuti
The Perfect Pencil
8.5 Ottimo
The Perfect Pencil

Non c’è altra parola con cui possiamo cominciare la recensione di un titolo simile se non con “stupore”. Quando abbiamo visto la prima volta i trailer di The Perfect Pencil, in un certo senso avevamo già immaginato che tipo di argomenti potesse andare a trattare, ed effettivamente l’idea ci aveva intrigato non poco. Quello a cui non eravamo pronti, è stata la forza con cui questo maglio emotivo è stato capace di colpirci e travolgerci.

The Perfect Pencil è un metrodvania nel più chiaro significato del termine, e proprio per questo cerca di mettere il suo accento lì dove altri non potrebbero. Certo, la volontà del team di sviluppo è stata sicuramente quella di differenziarsi dal resto dei titoli dello stesso genere, dato che il panorama attuale è florido (e di cui Hollow Knight Silksong è solo l’ultimo degli esponenti), quindi più che tentare di stravolgere il genere, Stefano Rauzi e lo Studio Cima hanno voluto abbracciarlo in toto, e ha scelto di darci quelle novità sotto forma di messaggio. Un messaggio forte, potente, a sua volta formato da mille e una riflessioni personali.

Praticamente mentre andavamo avanti nel gioco, ci sembrava di leggere un’enciclopedia sull’introspezione, sull’analisi di sé stessi, sui traumi, sulle paure, sull’importanza della vita e di tutto ciò che le ruota attorno, arricchendola… o demolendola pezzo dopo pezzo. Non basterebbe un libro per elencare tutto ciò che The Perfect Pencil ci vuole comunicare, e questo, più che farlo noi con una semplice recensione, ci porta a consigliarvi caldamente di provare il titolo, di godervelo, ma soprattutto di capirlo. Noi, dal canto nostro, cercheremo di parlarvi di questo piccolo gioiello nel modo più naturale possibile.

Chi è John?

Una domanda che, forse, per alcuni giocatori non avrà una vera e propria risposta neanche dopo aver terminato il gioco. Come tutti i giochi inizialmente criptici che si rispettino, The Perfect Pencil ci mette alla guida di un personaggio enigmatico, del quale scopriremo la storia passo passo. John si risveglia su un molo, vicino a un faro, senza testa. Basteranno pochi secondi però, per vedere il nostro protagonista entrare in possesso della “testa” che più si addice a lui e alla nostra storia: una sorta di telecamera.

Senza troppi preamboli, inizieremo a farci strada tra le morbide foglie di una foresta… morbide, comode, tanto da essere metafora di accidia, o almeno questa è solo la superfice, dato che tutti i nemici che incontreremo nella prima zona, avranno in comune il fatto di essere degli adulti vestiti da neonati. Quindi la metafora citata è vera, ma solo parzialmente, perché sotto c’è molto di più.

The Perfect Pencil

Questo è solo un piccolo esempio del “weird” che The Perfect Pencil ci mette di fronte, una stranezza che si fonde ad allegorie, dove la lore è nascosta (e fidatevi, ce n’è a vagonate ndr) e dove ogni sezione è l’allegoria di qualcosa. Badate bene, non è una divisione statica, perché le ambientazioni e ciò che rappresentano si contaminano a vicenda, ma cosa ancora più fondamentale, contaminano John. Il viaggio che intraprenderemo in sua compagnia è quindi un cammino che simula redenzione e rovina, consapevolezza e paura, altruismo ed egoismo, ansia e tranquillità, e… decine di altre cose.

Come già detto, sarebbe impossibile dire tutto in una recensione, ma sappiate solo che il lavoro fatto per unire tutte queste location, accostarle ad una o più emozioni, virtù o peccati, è un puzzle talmente ben creato che è difficile non rimanerne affascinati… e contaminati a nostra volta. Sfidiamo infatti a non farvi domande voi stessi, durante le sessioni di gioco. Non possiamo dire se The Perfect Pencil abbia la “presunzione” di insegnare, ma di certo ha il coraggio di far riflettere.

Lasciate ogni speranza, o trovate la luce

Prima di passare al gameplay era doveroso fare questa premessa narrativa, dato che tutto ciò che ci circonderà durante il gioco sarà legato a questo. Abbiamo detto in apertura che The Perfect Pencil si struttura come un classico metroidvania, e lo è fino al midollo. Inizieremo con poche abilità, inciamperemo, avremo difficoltà a muoverci con agilità, e soprattutto in alcuni casi dovremo provare e riprovare, senza contare le zone che dovremo lasciarci alle spalle da recuperare in backtracking.

Le caratteristiche principali di John sono la Volontà e il Coraggio, che a loro volta ne simboleggiano la vitalità e il “potere”, che può essere usato sia per usare colpi curativi, sia altre skill che si sbloccheranno col tempo. Oltre ai collezionabili, che in qualche modo ci aiuteranno o ci faranno completare delle missioni secondarie, potremo trovare anche degli oggetti che di 4 in 4 aumenteranno il massimo della nostra vita e del nostro potere. Questi sono molto particolari e tutti diversi, legati a qualche attività speciale che abbiamo compiuto, o a qualche sfida che abbiamo superato: potremmo definirli dei memento, che come molti altri oggetti che troviamo nel gioco, vogliono darci un piccolo insegnamento, o magari raccontare qualcosa della lore.

Esiste poi un sistema di “equipaggiamento” che sfrutta dei particolari perq, che vengono chiamati “Prospettive“: queste sono molto utili, nonostante equipaggiarle spesso abbia un rovescio della medaglia scomodo da gestire, che dia uno svantaggio più o meno grande. Ad esempio, può capitare che una Prospettiva ci permetta di effettuare attacchi con un raggio più ampio con la nostra matita (che usiamo come spada ndr), ma allo stesso tempo avremo un malus alla Volontà. Ce ne sono parecchie, e tutte si potenzieranno e muteranno man mano che le utilizziamo. Grazie al più importante dei personaggi secondari, potremo gestirle, equipaggiarle, e comprare anche degli slot per averne attive il più possibile.

The Perfect Pencil

Se c’è una cosa che ci ha fatto faticare parecchio riguarda la mappa: questa è effettivamente abbastanza chiara, e la “illumineremo” spaccando delle sfere nelle varie zone. Queste sfere contengono anche Balbs, la valuta del gioco (che otteniamo anche da contenitori sparsi in giro e ovviamente sconfiggendo nemici). Il problema è che i punti dove “ci sentiremo al sicuro” che fungeranno da respawn sono effettivamente pochi e distribuiti in modo abbastanza sadico, cosa che potrebbe frustrare i giocatori medi, ma elettrizzare i più avvezzi al genere. Aggiungiamo il fatto che non è presente un sistema di viaggio rapido e teletrasporto, ma solo una sorta di “cunicolo segreto” che si sblocca solo in una fase avanzata del gioco. Certo, meglio di niente, soprattutto se si hanno missioni secondarie da recuperare, ma avremmo fatto carte false per poterlo sfruttare prima.

Le bossfight sono impegnative il giusto, e possiamo dire che alcune di esse potrebbero risultare relativamente facili ai veterani del genere. Chi vi scrive non è esattamente un fenomeno dei metroidvania, e ho trovato la sfida molto stimolante, che solo in poche occasioni è sfociata nella frustrazione (in un paio di casi per tornare alla zona del boss di turno). Come in tutti i giochi, imparare i tipi di attacchi dei nemici fa la differenza, per ottenere un buon mix di riflessi e prevision.

Tra arte e umorismo

Il comparto artistico di The Perfect Pencil, senza nasconderci, è quello che alla primissima occhiata ci ha colpiti maggiormente, e ovviamente lo riteniamo uno dei punti di forza del gioco. Sarebbe però riduttivo limitarci ai semplici disegni – interamente fatti a mano – perché anche le animazioni, gli sfondi, i personaggi, e le stesse scelte dei soggetti, hanno creato un’atmosfera a dir poco surreale: spesso delle zone ci hanno fatto sentire come spaesati, o stupidi, o stupiti, o tutte le cose insieme.

A questo andiamo ad accostare un comparto sonoro che mischia una colonna sonora a volte sognante, al volte malsana, che si distorce quando si subisce danno, e che prende d’enfasi quando ci si avvicina a posti pericolosi. E le boss fight? Sfruttano il tema principale della zona che ci ha condotti al boss, e lo portano alla massima espressione. I personaggi non sono doppiati, o meglio, le parole farfugliate che ascolteremo non rispecchiano ciò che viene detto, con il “classico” mix di mugugni e versi ad accompagnare il testo che compare a schermo (tutto chiaramente in italiano, dato che lo stesso Studio Cima ha sede a Milano).

Quello che ci è piaciuto molto è stato il contrasto dei temi – estremamente seri con qualche spruzzata di “horror” – con l’identità e la bizzarria dei personaggi: si passa dal politically uncorrect all’umorismo più inglese che possiate immaginare, mischiando giochi di parole sia nelle situazioni, sia nei nomi dei personaggi (Leonardoor potrebbe essere un esempio, o Parmigianna, ma capirete perché sono divertenti solo guardando i personaggi in game ndr).

Comparto tecnico e durata

Dal punto di vista tecnico possiamo dirci soddisfatti quasi in tutto. Alcune grinze le abbiamo trovate nelle situazioni in cui è necessario direzionare il salto o il dash una volta che ci si trova su una parete, oppure qualche piccolo problema di input lag. Ci ha sorpreso in positivo invece il modo eccellente in cui sono state gestite le hitbox dei nemici, oltre a quella di John. Diciamo che se sarete temerari, potreste uscirne ripagati o assolutamente scoraggiati subito dopo: tutto dipenderà dalle vostre abilità e dallo studio dei nemici.

Per il resto tuttavia ci sono solo belle parole. Abbiamo già detto che la mappa ci ha fatto penare, ma il level design è comunque risultato molto solido, nonostante il numero un po’ ridotto di checkpoint. Dal punto di vista delle prestazioni, il gioco si è mantenuto sempre ottimamente, testandolo su un computer da gaming di media fascia. Infine, ma non per importanza, possiamo dirvi che dal punto di vista della durata non rimarrete delusi: il mondo di gioco è effettivamente molto grande, e con la storia principale The Perfect Pencil dura circa 20 ore; se tuttavia siete curiosi e volete scoprire tutto, specialmente completare le missioni secondarie, o aiutare i personaggi ad esse legate, il gioco supera tranquillamente le 30. Vi ho già detto che ci sono anche diversi finali?

The Perfect Pencil
The Perfect Pencil
Ottimo 8.5
Voto 8.5
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Deputy Editor
Classe 90, invecchia bene tanto quanto il vino, anche se preferisce un buon Whisky. Ama l'introspezione, l'interpretazione e l'investigazione, e a volte tende a scavare molto più del necessario. Inguaribile romantico, amante della musica e cantante in erba, si destreggia tra hack n'slash, soulslike, punta e clicca e... praticamente qualsiasi altro tipo di gioco.