Su Netflix è disponibile da dicembre la seconda stagione della serie animata Tomb Raider: La leggenda di Lara Croft. La serie, stile anime e quindi non live-action, funge da sequel della trilogia videoludica Survivor uscita per più piattaforme dal 2013 al 2018, e si colloca tre anni dopo gli eventi di Tomb Raider (2013), di poco successivi a quelli di Shadow of the Tomb Raider. Le vicende non seguono quindi la Lara esperta ed iconica dei primi cinque videogiochi per PlayStation (quelli classici prodotti dalla Eidos tra il 1996 ed il 2000) ma la Lara più inesperta e ragazza della Crystal Dinamics. La Lara dell’arco e frecce, per intenderci, e non quella delle pistole (che però arriveranno). Tomb Raider – La leggenda di Lara Croft è una coproduzione Crystal Dinamics, Netflix Animation, Legendary Television e DJ2 Entertainment, e la seconda stagione si colloca poco dopo gli eventi della prima.
Se vogliamo, la serie anime rappresenta proprio l’ultima cosa che ci mancava tra le avventure di Lara Croft. La saga videoludica è iniziata nel lontano 1996 sulla citata console nipponica ed ha attraversato tutte le generazioni di console di videogiochi, a parte l’ultima. Passando dalla vecchia ma mitica grafica a blocchi dei primi cinque titoli, al super realismo dell’ultima trilogia, Tomb Raider ha avuto anche più di un’apparizione cinematografica dal dubbio successo.
Le dirette conseguenze
Ma eccoci a noi: nella prima stagione Lara si lanciava verso nuove avventure in solitaria alla ricerca della pace interiore, perturbata dal senso di colpa per la morte del suo mentore Conrad Roth. Il furto di un antico manufatto cinese presso la Croft Manor, spinge ancora di più Lara verso i fantasmi del passato, collegato ai ricordi del padre e della vita vissuta in una magione che le evoca ricordi non sempre piacevoli. La pecca della prima stagione, se potevamo trovarla all’interno della sceneggiatura, poteva proprio essere l’eccessivo collegamento delle vicende alle solite questioni familiari che spopolano nelle trame di ogni produzione artistica. Il padre di, la figlia di… che devono riscoprire sé stessi abbandonando il loro passato, che devono superare la loro perdita… eccetera eccetera.
Fortunatamente, con la conquista della leggendaria coppia di pistole proprio nel finale della prima stagione, ci si lancia in una seconda molto più dinamica e divertente, legata solo brevemente alle vicende del passato. Gli 8 episodi della seconda stagione hanno infatti a che fare con le Maschere Orisha, che possiedono il potere di controllare la natura. Lara, insieme alla storica amica Samantha, scopre che suo padre ha sottratto una di queste maschere ad un villaggio, per mero collezionismo. Per riparare all’errore, decide quindi di cederla a Mila, la Presidente dell’azienda di biotecnologie Pithos, che si professa protettrice di questi ed altri artefatti al fine di restituirli ai legittimi proprietari… Forse!
Tra Sud America, Stati Uniti, Francia, Brasile e Cuba, tra aneddoti storici più o meno accurati (con un bell’erroraccio sulla storia di Cristoforo Colombo), la serie vede Lara viaggiare mostrandosi l’avventuriera in forma dei migliori tempi PlayStation, e sempre capace di compiere gesti atletici incredibili e non morire mai, in compagnia del suo amico Jonah e con l’indispensabile assistenza via remoto di Zip.

Un anime vecchio stile
Tomb Raider: La leggenda di Lara Croft, migliora nella seconda stagione sia per trama che per caratterizzazione dei personaggi, ambientazioni, animazioni e, quindi, sicuramente budget. Le immagini e la musica sono più avvincenti, ma il bello di questa serie è il ritorno del caro e vecchio anime apparentemente disegnato a mano (ma chiaramente no, animato digitalmente), che non ha paura di funzionare a fotogrammi “a scatti”, proprio a simulare epoche passate. Non ha paura neanche di avvicinarsi alla durezza dei racconti di un tempo, quando non si aveva paura o non si doveva pensare alle critiche del pubblico, se qualcuno dovesse uccidere un nemico. In questa serie, si muore, senza problemi. Perché è così che funziona nel mondo di Tomb Raider, per mano dei nemici, degli animali o delle immancabili trappole. Certo, dopo due stagioni abbastanza diverse in cui si è più o meno visto tutto, seppur con un minutaggio non eccessivo (la media di 25 minuti ad episodio), non si sa bene come potrebbe rivelarsi originale un’eventuale terza stagione, ma la saga videoludica ha più volte dimostrato, tra alti e bassi, di essersi saputa rinnovare ed essere riuscita a tornare quando meno ce lo si aspettasse.
