Fallout Recensione dei primi 4 episodi della Stagione 2

Dopo i primi 4 episodi della Stagione 2, la serie TV di Fallout su Prime Video si delinea verso un'escalation davvero emozionante. Ecco la recensione!

Gianluigi Crescenzi
Di
Gianluigi Crescenzi
Deputy Editor
Classe 90, invecchia bene tanto quanto il vino, anche se preferisce un buon Whisky. Ama l'introspezione, l'interpretazione e l'investigazione, e a volte tende a scavare molto...
- Deputy Editor
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Lettura da 9 minuti

La seconda stagione della serie TV di Fallout, disponibile su Prime Video, è finalmente arrivata ai suoi primi 4 episodi, e siamo quindi pronti per dare un nostro primo giudizio su questa prima metà, in attesa delle altre 4 che andranno a concluderla. Con le basi già pronte e consolidate, la serie riparte con un approccio più riflessivo e stratificato: ora gli spettatori – anche coloro che non conoscevano il mondo post-apocalittico di Bethesda prima dell’arrivo su Prime Video – sanno bene in che tipo di ambientazione e contesto ci troviamo, quindi ora la palla passa più che mai alla storia e ai protagonisti, lungo un percorso fatto di spostamenti, incontri e conseguenze.

Tra passato e presente

La piena consapevolezza del proprio mondo, lascia quindi modo di esplorare i personaggi con maggiore calma, lasciando sedimentare atmosfere e relazioni. Ovviamente, senza abbandonarsi a un ritmo più lento. Si è sentita tuttavia ancora poco la presenza di quella che post credit nella prima stagione sembrava sarebbe stata la protagonista indiscussa della season 2: New Vegas. C’è anche da dire che essendo la destinazione finale, non avrebbe avuto molto senso arrivarci in mezz’ora. Ciò che però abbiamo gradito enormemente, è stata l’introduzione di una figura cardine, che è stata a dir poco determinante per il destino dell’umanità: Robert Edwin House, milionario responsabile della fondazione delle Industrie RobCo.

Balzellando tra passato e presente, il racconto ci spiega sia il ruolo di House nella questione atomica, sia andremo a scavare ancora di più nel passato dei personaggi che già conosciamo, oltre ad avere un quadro ancora più chiaro di ciò che è successo alla cittadina di Shady Sands, ovvero quella di cui è originario Marcus. Andremo anche a dare uno sguardo ulteriore al passato del Ghoul, quando ancora era niente meno che l’attore Cooper Howard, del quale conosceremo qualche sfaccettatura ed esperienza in più.

Verso la città del peccato

Facendo un passo avanti, il punto di partenza è una Zona Contaminata sempre più dispersiva, meno “cartolina post-atomica” e più territorio ostile e imprevedibile. Faremo conoscenza anche di alcune fazioni che al massimo fin ora erano solamente state nominate, fazioni che a modo loro si contendono il controllo di alcuni territori o risorse.

Per quanto riguarda le storie dei personaggi, Lucy continua il suo percorso di crescita affrontando un mondo che si mostra progressivamente più ambiguo e crudele, ma non sempre riuscendo nel suo intento. L’ingenuità che la caratterizzava all’inizio della serie lascia spazio a una consapevolezza che avanza faticosamente, ma che è sempre più necessaria. Ovviamente continua anche la ricerca che la muove, quella di suo padre, diretto a Las Vegas (o meglio, New Vegas) al quale ormai dovrà fare più di qualche domanda. Le peripezie che la vedono protagonista in questa prima metà di stagione la portano anche a comportarsi diversamente (senza fare spoiler, non sempre per sua volontà), e ci spingerà non dirado a sorridere.

Accanto a lei, il Ghoul resta uno dei personaggi più magnetici dell’intera produzione. Il suo sarcasmo, la sua brutalità e il suo passato irrisolto continuano a emergere, come già detto anche con alcuni riferimenti del passato. Il rapporto con Lucy evolve attraverso piccoli attriti e momenti di confronto, mantenendo sempre una tensione latente che rende ogni scena condivisa interessante da osservare.

Le storie degli altri personaggi procedono in modo parallelo, e fin ora le loro strade non sembrano destinate ad incrociarsi. Marcus in questi primi quattro episodi acquisisce un peso narrativo ancora più marcato rispetto al passato, soprattutto da un punto di vista “politico”. Offre una prospettiva diversa sul mondo di Fallout, meno legata al viaggio fisico e più concentrata sulle dinamiche di potere, sull’ordine imposto e sulle contraddizioni di chi crede di poter controllare il caos. La sua anima buona è destinata a scontrarsi con il credo e le ideologie più radicali della Confraternita d’Acciaio.

fallout stagione 2

Infine, trovano spazio anche le questioni dei vault 31, 32 e 33. Tutto ciò che era venuto a galla nella prima stagione, e che Norm ha scoperto grazie al suo acume, l’ha portato a rimanere intrappolato, cosa che lo porterà a mettere tutto in dubbio e in discussione per potersi salvare. La soluzione che trova è ingegnosa, come ci si aspetterebbe da un profilo come il suo, ma la sensazione è che il suo arco narrativo abbia ancora molto da raccontare, e che siamo di fronte a una di quelle situazioni in cui potremmo aspettarci grandi colpi di scena con i prossimi episodi.

Tra ritmo e interpretazioni

Il ritmo narrativo di questa prima metà di stagione risulta più disteso rispetto a quello della stagione precedente. L’azione non manca, ma viene distribuita con maggiore attenzione, alternata a sequenze di viaggio, dialogo o osservazione. Uno degli elementi più riusciti di questi episodi è la gestione dei toni. Fallout continua a muoversi su un equilibrio sottile tra dramma e ironia, sfruttando un umorismo nero che emerge in modo naturale dalle situazioni e dai dialoghi. Non si tratta di battute piazzate per alleggerire la tensione, ma di un sarcasmo che nasce dalla normalizzazione dell’assurdo, da una quotidianità ormai assuefatta all’orrore. Questo approccio contribuisce a rendere il mondo credibile e coerente con l’eredità del franchise videoludico.

A livello visivo, la serie conferma un’attenzione notevole alla messa in scena. Gli scenari risultano curati, riconoscibili e coerenti, capaci di raccontare storie anche in assenza di personaggi. Ogni luogo attraversato trasmette la sensazione di un passato ingombrante, di una civiltà crollata che continua a lasciare tracce evidenti. Anche il lavoro su costumi, scenografie e fotografia è stato ottimo, e rafforza ulteriormente l’identità della serie.

Un altro aspetto interessante riguarda l’espansione della lore, anche se in un paio di occasioni ci siamo trovati di fronte a situazioni – specialmente all’inizio del quarto episodio – che ci sono sembrati un po’ anacronistici, e la “puzza di retcon” è abbastanza marcata (probabilmente figlia comunque di una collaborazione coi creatori del gioco).

Le interpretazioni restano uno dei punti di forza della serie. Ella Purnell riesce a trasmettere con efficacia la trasformazione del suo personaggio, ancora più divertente di prima, mentre Walton Goggins continua a dominare la scena con una presenza carismatica e mai sopra le righe. Il cast di supporto contribuisce a rendere il mondo credibile, popolandolo di figure che sembrano davvero parte integrante del Wasteland e non semplici comparse di passaggio. Colui che però a nostro avviso ha fatto lo scalino verso l’alto è stato Aaron Moten, che più che mai è riuscito a far comprendere lo stato d’animo di Marcus anche solo con le espressioni del viso, più rabbiose e rassegnate, e soprattutto con il “vecchio Marcus” che emerge sempre al momento giusto.

Una buona prima parte

Dopo quattro episodi, la seconda stagione di Fallout costruisce con pazienza le fondamenta di un racconto più ampio, lasciando intuire sviluppi futuri senza bruciare le tappe. Per chi ha apprezzato la prima stagione, questi episodi rappresentano una naturale evoluzione del racconto, più consapevole e più attenta ai dettagli, ma anche un pochino più lenta. Con Fallout continua a dimostrare come un universo nato nei videogiochi possa trovare una forma televisiva solida, adulta e profondamente immersiva, ci aspettiamo che i quattro episodi che ci aspettano creino un’escalation prepotente, che ci immerga nell’ambientazione cardine, e che ci porti a un finale potente. Ci diamo quindi appuntamento ai prossimi quattro episodi, con la recensione e il voto finale.

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Deputy Editor
Classe 90, invecchia bene tanto quanto il vino, anche se preferisce un buon Whisky. Ama l'introspezione, l'interpretazione e l'investigazione, e a volte tende a scavare molto più del necessario. Inguaribile romantico, amante della musica e cantante in erba, si destreggia tra hack n'slash, soulslike, punta e clicca e... praticamente qualsiasi altro tipo di gioco.