Ma voi ve li ricordate i favolosi anni ’90? Quegli anni dove, usciti da scuola con gli amici di sempre, si passava il pomeriggio in sala giochi gettando monetine nell’arcade di turno? Ridge Racer, Daytona, Sega Rally, sono solo alcuni dei racing game cult del periodo che, vista l’incredibile qualità e mole poligonale, potevamo solo sognare di avere in casa. Ma già all’epoca una software house di nome Graffiti, sotto l’egida del publisher Virgin Entertainment, portava nei PC delle persone qualcosa che si avvicinava maledettamente a quel tipo di esperienza.
Screamer, capostipite di quella che sarà poi una serie, nasce nel 1995 e riesce nell’intento di portare letteralmente Ridge Racer a portata di mouse e tastiera; un titolo che è divenuto un cult, ritagliandosi un posticino nel cuore di chi, come me e tanti altri, sognava un’esperienza del genere sul divano di casa. A circa 30 anni da quella data l’italianissima Milestone, l’0dierna Graffiti, durante i TGA del 2024 annuncia a sorpresa un reboot della serie, che si dimostra fin da subito come uno dei racing game più ambiziosi degli ultimi anni. Saranno riusciti nell’intento di ricreare quella magia di tre decadi fa?
Narrative Racing Game
Fin dal suo annuncio, Screamer ha immediatamente contestualizzato quello che vuole essere. Milestone punta infatti molto sulla componente narrativa per il suo nuovo racing game, cosa piuttosto insolita nel gaming moderno; lo fa con un impegno produttivo senza dubbio encomiabile e chiaro fin da subito: il Torneo, la modalità storia di Screamer, è la modalità principe dell’intera produzione.
Influenze e vibes sono chiare fin dai primi secondi: la produzione Milestone è un titolo con una forte estetica anime riconducibile a colossi del genere come Cowboy Bepop e Redline, coi quali condivide in parte anche il setting. La componente estetico-narrativa è fortemente cyberpunk e neon-noir, riuscendo nel tentativo di immergere il giocatore immediatamente in un contesto che, anche visivamente, ricorda molto Cyberpunk Edgerunners di Netflix, come colori, mood e setting.
Il titolo ci mette nei panni dei Green Reapers, un trio di piloti mercenari che decidono di partecipare a questo torneo di Screamer organizzato da Mister A., misterioso personaggio che, come un burattinaio, tiene i fili dell’intera vicenda. Il trio, capitanato da Hiroshi e completato da Róisín e Frederic, partecipano come infiltrati per vendicarsi di Gabriel, rampollo di una corporate che ha ucciso la loro mentore.
A loro si aggiungono altre squadre e personaggi, ognuno con la propria storia personale e motivazioni che, come possiamo fin da subito immaginare, vanno oltre il premio in denaro del titolo, portando il canovaccio narrativo verso intrecci strettamente interpersonali e, perchè no, politici e sentimentali.
Milestone è riuscita anche a dare una motivazione narrativa all’impossibilità di morire durante il torneo: è infatti comune, e aggiungerei chiave, colpire i propri avversari in Screamer e trarne vantaggio. Le squadre torneranno sempre in pista grazie all’Echo, invenzione di quel genio di Gage e del suo corgi Fermi, l’eccentrico meccanico del torneo. L’Echo, cosi come Gage, risulteranno figure chiave dell’intera narrativa, andando a chiudere un cerchio che, già dall’incipit, riesce ad essere interessante e ad immedesimare il giocatore nelle folli gare di Screamer.
Oltre al soggetto, un forte plauso va all’estetica nella sua interezza, coi personaggi che sono ben caratterizzati non solo narrativamente, ma anche esteticamente: splendidamente disegnati, vanno a creare un roster che accompagna il giocatore in tutta la modalità storia, ognuno coi propri problemi e il proprio background. Un encomio anche alla scenografia: durante la trama si alternano momenti da graphic novel e filmati realizzati in stile anime. Questi ultimi in particolare sono davvero splendidamente realizzati ma purtroppo pochini, specialmente se rapportati ai momenti di dialogo più statici. Ne avremmo voluti di più, ma non possiamo che complimentarci con Milestone per la riuscita della messa in scena.
Ma non è tutto oro quello che luccica: se il soggetto è interessante e, nell’incipit ma specialmente sul finale, riesce a sorprendere addirittura il giocatore, lo stesso non si può dire della sceneggiatura e dei capitoli mediani. Capita infatti che molte conversazioni risultino forzate e i rapporti fra i membri dei team un po’ innaturali: un peccato, visto il background e la loro splendida caratterizzazione estetica. Probabilmente il tutto si deve a una sceneggiatura e una parte centrale esageratamente diluita: ne viene fuori un pacing non sempre a fuoco e che, essendo la trama un comunque grande tutorial, rallenta anche quello che dovrebbe essere lo sviluppo delle abilità e l’introduzione di nuove meccaniche, che a volte avvengono anche dopo decine di gare e scene fin troppo similari.
Like a shooting star!
Se sul piano narrativo si può esprimere qualche perplessità, su quello puramente ludico c’è molto poco da obiettare: Screamer è semplicemente adrenalina pura e nell’intera produzione si percepisce enormemente l’esperienza trentennale nei racing game della software house italiana. Partiamo subito dalle basi e dal sistema di controllo: Screamer è infatti un twin stick racer arcade, ma al tempo stesso fortemente tecnico. Coi dorsali posteriosi si gestiscono acceleratore e freno, mentre coi due analogici si curva e si derapa, rispettivamente con L e R. Capite fin da subito come gestire sterzo e derapata con due leve diverse crei un layer di profondità enorme, e di come sia possibile approcciare con grande diversificazione curve e tornanti previsti dal track design.
Ma questa è solo la punta dell’iceberg: Screamer nasconde anche un’anima da picchiaduro al suo interno, grazie alla presenza di due specifiche barre in alto nell’HUD. Il titolo presenta due risorse utilizzabili, chiamate Synch ed Entropy. Andiamo con ordine: grazie a derapate perfette, guida pulita e soprattutto cambi di marcia a tempo richiesti al giocatore col tasto L1, andremo a caricare una barra azzurra in alto a sinistra che, una volta riempita, permetterà di usare il boost.
Meccanica chiave di Screamer, il boost ci darà un’enorme spinta in ambito di velocità e, utilizzandolo ripetutamente, andremo a caricare quella che è la barra viola sulla destra, la cosiddetta Entropy. Tale valuta permetterà invece di caricare gli avversari in linea retta: essendo abbastanza vicini, col tasto R1 potremo attivare lo Strike e, letteralmente, puntare i nostri rivali e distruggerli, andando a generare punti e, di conseguenza, andando a caricare di nuovo la barra di Synch sulla sinistra.
Capite bene come tutto questo vada a creare un loop quasi magico nelle gare, dove alternare Boost e Strike farà la differenza fra vittoria e sconfitta, fra l’altro con un livello di AI avversario che, già a difficoltà media, darà del filo da torcere.
La barra Synch non serve solo per usare il Boost, ma anche per il parry. Ebbene sì, Screamer permette anche di difendersi dagli avversari che tentano di distruggerci in pista: l’Hud, tramite un segnale direzionale rosso, ci avvisa se stiamo per essere colpiti da un rivale e attivando lo scudo, potremo prevenire totalmente l’impatto in questione. Capite bene come questo aggiunga ulteriore strategia durante le gare e, specie se in posizione vantaggiosa, risulterà utile tenersi una barra Synch per qualsiasi evenienza. Ma se pensavate che fosse finita qui vi sbagliate di grosso: caricando per intero la barra Entropy sarà possibile attivare la modalità Overdrive, premendo contemporaneamente L3 ed R3.
Questa modalità high risk high reward manterrà l’automobile in un costante Strike fino al completo scaricamento della barra entropia, garantendo la distruzione delle auto avversarie e una velocità di punta incredibilmente elevata; il rovescio della medaglia è rappresentato dal fatto che, al minimo impatto con l’ambiente, saremo noi a esplodere: capite bene come sia dunque complesso decidere “SE” e “QUANDO” sfruttare tale modalità, e soprattutto valutare se in quel momento della gara valga la pena sacrificare degli Strike in attesa della ricarica completa della barra di Entropy.
E come in ogni picchiaduro che si rispetti, ci sono i personaggi: ognuno di essi ha un’abilità e caratteristica speciale diversa, che variano da strike enormemente più lunghi e boost doppi sino a vere e proprie differenze sostanziali, come una barra della temperatura che si carica e che porta all’esplosione se si usano troppi boost consecutivi, che però per tale personaggio sono infiniti e non richiedono un caricamento pregresso.
Oltre a queste caratteristiche, ogni personaggio ha il suo modello di guida ben delineato, che impareremo a conoscere nel corso delle gare. In questo la modalità storia fa un lavoro certosino, facendoci variare costantemente il personaggio utilizzato e permettendoci di prendere manualità con ogni tipologia di modello di guida. Tra personaggi che specializzati nel drift ad altri che generano Entropia più facilmente, fino a quelli che necessitano di frenate più lunghe e quelli che sono bilanciati in tutto, Screamer garantisce un ampio ventaglio di scelte per ogni tipo di palato.
L’unione di queste caratteristiche e l’abilità intrinseca richiederanno tempo e dedizione al giocatore al fine di trovare il suo Main Driver, altro concetto che porta fortemente Screamer verso la già citata influenza da picchiaduro. Il track design è poi davvero eccellente oltre che generoso, spaziando da piste più tecniche e piene di tornanti ad altre basate più sulla folle velocità e sul concetto di scia: un’ulteriore conferma del talento dei ragazzi di Milestone in questo ambito.
Non solo storia!
Il titolo, oltre alla pluricitata modalità storia, porta nel suo pacchetto diverse altre modalità. La più importante è senza dubbio quella arcade, che ripropone le varie tipologie di gare testate nell’avventura. Sfide a tempo, gare a squadre o singole, gare dove bisogna eliminare più avversari possibile e percorsi dove si è fissi in Overdrive e bisogna resistere il più possibile: c’è di tutto in Screamer e questa varietà è un forte punto a favore della produzione Milestone che, unita all’assuefazione che crea il modello di guida, porta l’utente in una dimensione dove staccarsi dal pad è veramente difficile. C’è inoltre una modalità Online con tanto di chat vocale e creazioni lobby mentre, per la gioia dei giocatori di vecchia data, c’è anche la possibilità di giocare in split screen fino a quattro giocatori: una modalità che non si vede oramai più nelle produzioni odierne e che, se necessario, aggiunge ulteriore benzina a quella fiamma anni ’90 che Screamer, in cuor suo, non ha mai nascosto.
Un’estetica davvero Unreal
Parafrasando quello che è il linguaggio automobilistico, Screamer di Milestone ha davvero tanti cavalli nel suo motore. Grazie ad un sapiente utilizzo dell’Unreal Engine 5 il titolo è visivamente sontuoso, proponendo un livello qualitativo davvero elevato. Le automobili sono tutte splendidamente realizzate oltre che molto varie, portando in sella dei rendering di altissima qualità e anche un pizzico di danni alla carrozzeria. Le ambientazioni e le piste spaziano invece dal cyberpunk cittadino a foreste lussureggianti e, senza spoilerare troppo, in alcune zone dove avremmo pensato di sfrecciare.
Punto forte dell’esperienza è senza dubbio l’illuminazione e i riflessi: in Screamer l’acqua, le pozzanghere, i neon, le luci sulla carrozzeria sono realizzate davvero magistralmente, portando letteralmente l’esperienza visiva su un altro livello. A coadiuvare il tutto ci si mette un senso della velocità reso in maniera straordinaria, che ci ha riportato ai fasti di Burnout su PlayStation 2: un complimento non proprio da niente, vista l’eccellenza del titolo Criterion da quel punto di vista; il tutto senza il minimo rallentamento di sorta: Screamer gira impeccabilmente su PS5 base, 60 fps granitici in ogni contesto e senza alcun bug di sorta.
La colonna sonora è anch’essa molto buona, passando da synth fortemente elettronici fino a pezzi addirittura metal, in un sapiente mix che riesce nell’intento di essere adrenalinico come il modello di guida. Ottimi anche gli effetti sonori, mentre sul doppiaggio i ragazzi di Milestone hanno optato per una scelta coraggiosa: ogni personaggio è infatti doppiato nella propria lingua di origine, passando dall’italiano al tedesco, fino al giapponese (cosa che ci ricorda anche Tekken). Se questo aggiunge ulteriore carattere all’opera, è anche vero che può risultare strano e straniante, specialmente nelle prime battute. Tuttavia, sulla qualità media poco da dire: contando anche su performance di attori del calibro di Troy Baker, il doppiaggio risulta ottimo e in linea con gli alti valori produttivi dell’opera. Un grosso plauso infine a Milestone e al lavoro fatto sull’accessibilità: a dir poco encomiabile, Screamer permette molteplici modifiche in tal campo, dedicando addirittura una configurazione al gioco con una mano sola; una scelta che, si spera, sia presa come modello dall’intero settore.








