Quarantine Zone: The Last Check Recensione, sopravvivere tra scelte e routine

Ecco la nostra recensione di Quarantine Zone: The Last Check, un titolo dove le scelte sbagliate possono costare veramente caro!

Lorenzo Ardeni
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Lorenzo Ardeni
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Sono Lorenzo, UX/UI Designer di professione e recensore per passione. Con un amore profondo per le serie di Metal Gear e The Legend of Zelda, da...
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RecensioniQuarantine Zone: The Last Check
Lettura da 7 minuti

Punti Chiave

  • Quarantine Zone: The Last Check combina simulazione gestionale e decisioni morali in un’apocalisse zombie a volte scontata.
  • Presenta una base solida, un ritmo piacevolmente lento e meccaniche interessanti, ma con una difficoltà instabile e ripetitività che frena l’engagement.
Quarantine Zone The Last Check
7 Buono
Quarantine Zone: The Last Check

Quarantine Zone: The Last Check mette il giocatore alla guida di un checkpoint cruciale nella lotta contro una pandemia zombie globale, costringendo a scegliere chi sopravvive, chi viene messo in quarantena e chi condannato. Sviluppato da Brigada Games e pubblicato dal più noto Devolver Digital, il titolo punta a fondere gestione risorse, ispezioni morali e sopravvivenza di base in un’unica esperienza focalizzata sulla routine del controllo e la pressione decisionale.

Fin dall’inizio è chiaro che quello davanti a noi non è un puro gestionale così come non è un survival open world, a cui potremmo essere più abituati, bensì una simulazione ibrida dove ogni scelta del giocatore pesa non solo a livello di risorse, ma anche sul morale dei sopravvissuti e sull’evoluzione dell’intero insediamento.

La struttura della campagna è una delle sorprese più coerenti del gioco: non c’è mai una sensazione di essere davvero abbandonati. La curva di apprendimento è lenta e progressiva, e ogni nuova meccanica viene introdotta in modo che il giocatore capisca esplicitamente come e perché usarla. Questa scelta pedagogica fa sì che anche chi affronta il titolo senza troppe pretese riesca a entrare nel loop di gestione senza frustrazione.

Ogni visita al campo base, ogni interazione con le attività giornaliere e ogni nuova struttura da potenziare è accompagnata da spiegazioni chiare e feedback immediati. Il ritmo guida il giocatore e lo accompagna nello sviluppo delle sue capacità manageriali (una qualità effettivamente rara in un titolo che potrebbe altrimenti risultare facilmente opprimente già dopo pochi minuti). Questo approccio aiuta a prendere decisioni generalmente più consapevoli e appaganti, anche quando le scelte diventano più complesse.

Una lentezza che insegna

Il fulcro ludico di Quarantine Zone è ovviamente il checkpoint: ispezionare documenti, controllare sintomi, scansionare bagagli, individuare contrabbando o infezioni nascoste con strumenti come raggi X, luce UV e scanner termici. Ogni persona che arriva alla barriera è un potenziale rischio per la sopravvivenza collettiva, e mandarla nel blocco sbagliato può significare perdere risorse o non riuscire a gestire un’intera giornata.

Il gameplay nel suo insieme è estremamente tattico, e la varietà degli strumenti di ispezione dà un profilo quasi investigativo alla routine. Quasi ogni errore si fa sentire, ogni decisione ha conseguenze immediate e spesso difficili da prevedere sulle risorse, sulla difesa e sul morale della base. Si passa dal semplice approvare o rifiutare l’ingresso, al decidere di mandare qualcuno in laboratorio (dove significa morte certa), fino all’eliminazione diretta nel caso di contagio avanzato.

Quarantine Zone The Last Check

Una delle scelte più ambiziose del titolo è inserire attività minori molto diverse tra loro, di cui alcune legate a compiti specifici nell’insediamento, altre legate alle difese notturne o a segmenti di gameplay secondari come il pilotaggio di droni difensivi. Questo porta con sé una sensazione contrastante. Da un lato, ogni area del campo base ha una sua identità, che impedisce di cadere in un loop monotono troppo presto. Dall’altro, la sensibilità meccanica varia troppo: ci sono attività divertenti e stimolanti, è vero, ma anche altre che si percepiscono come incongruenti e disgiunte tra loro, quasi appiccicate al gameplay principale senza una sinergia piena.

Questo crea momenti in cui ci si può quasi chiedere se si sta giocando a Quarantine Zone oppure a tre o quattro titoli diversi incollati insieme in una sola esperienza. In definitiva, non possiamo negare che la varietà c’è, e anche molta, ma non sempre è equilibrata come si saremmo aspettati: alcune routine risultano ripetitive e meno coinvolgenti di altre, aumentando la sensazione di stanchezza dopo un po’ di tempo. È un compromesso interessante sulla carta, ma non completamente riuscito nella pratica.

Quarantine Zone The Last Check

Luci e ombre sull’impianto tecnico

Sul piano visivo e tecnico, Quarantine Zone mostra una direzione artistica pigra e assai scontata, con un comparto che a volte vacilla sotto il peso delle sue ambizioni. L’Unreal Engine 5 vuole spingere verso un setting credibile, con ambienti di base ben caratterizzati e interazioni soddisfacenti, ma gli elementi grafici che trasmettono i sintomi delle persone – qualcosa di cruciale per il gameplay – sono raramente chiari o inequivocabili. Quel che dovrebbe essere immediato, invece, diventa spesso confuso e ambiguo proprio quando la chiarezza visiva è essenziale.

Gli immancabili problemi tecnici che abbiamo riscontrato – freeze, lock o addirittura crash – non sono rari anche nella community, e sebbene non compromettano del tutto l’esperienza, rappresentano senza dubbio alcuni dei primi difetti concreti da risolvere con aggiornamenti successivi. Mentre giocavamo, tra l’altro, è stato rilasciato un update correttivo che ha anche risolto alcuni bug legati a softlock, texture sfocate e problemi di controllo, motivo per cui ci sentiamo più che fiduciosi nelle possibilità di Brigada Games.

Quarantine Zone The Last Check
Sul fronte sonoro, la colonna musicale c’è, ma è poco varia e attivabile in modo prevedibile, il che riduce l’impatto emotivo dell’apocalisse. In un titolo così legato all’atmosfera, un’esecuzione audio più dinamica avrebbe amplificato le sensazioni, non solo la sensazione di routine. È di fatti un dettaglio che pesa più di quanto si potrebbe pensare.

Il fulcro narrativo di Quarantine Zone si limita spesso alla progressione stessa del gameplay. Infatti non è presente una storia intricata o personaggi profondamente caratterizzati che ti spingono ad andare avanti, e questa mancanza si sente: pur avendo meccaniche che potrebbero supportare una narrazione più forte, il gioco si ferma a mostrare piuttosto che raccontare. Un arco narrativo più solido e intrecciato avrebbe senza dubbio offerto maggiore profondità all’intero impianto ludico, riducendo la sensazione di routine e aumentando l’engagement a lungo termine.

Quarantine Zone The Last Check
Quarantine Zone: The Last Check
Buono 7
Voto 7
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Sono Lorenzo, UX/UI Designer di professione e recensore per passione. Con un amore profondo per le serie di Metal Gear e The Legend of Zelda, da sempre esploro il mondo dei videogiochi cercando di capire cosa rende ogni titolo unico. Oggi sono piantato su Call of Duty e Super Smash Bros., ma non perdo occasione per giocare classici come Super Metroid o Syphon Filter. Scrivo recensioni con uno sguardo critico, ma sempre con la stessa curiosità che mi accompagna da quando ho iniziato a giocare.