Inserire Shuten Order all’interno di un genere preciso non è una cosa immediata, e non tanto per una questione di ambiguità concettuale, quanto per una scelta strutturale ben precisa da parte del team di sviluppo. Ci si trova infatti di fronte a un titolo che nasce come avventura narrativa, ma che decide consapevolmente di spezzare la propria linearità proponendo percorsi diversi, ciascuno con regole ludiche, ritmi e priorità differenti. Non è un’operazione nuova in senso assoluto, ma è una di quelle che, se non sorrette da una visione chiara, rischiano di collassare sotto il proprio peso. Possiamo dire che nel complesso, riesce a reggersi in equilibrio, pur senza farci gridare al miracolo in ogni sua singola componente. Il risultato finale è un’esperienza che convince più per l’insieme che per i dettagli. Ma la domanda che ci facciamo oggi è: come si comporta su Nintendo Switch 2? Con l’ibrida della Casa di Kyoto il gioco trova una collocazione tecnica solida, seppur priva di particolari guizzi: ecco la nostra recensione!
Una morte che dà inizio a tutto
La storia prende il via con un evento tanto diretto quanto paradossale: il protagonista, fondatore e figura centrale della setta conosciuta come Shuten Order, viene assassinato. Poco dopo, si risveglia senza memoria, con un tempo limitato a disposizione per scoprire chi lo ha ucciso, quali equilibri si sono incrinati all’interno dell’organizzazione e quale ruolo abbia realmente avuto fino a quel momento. Il mondo di gioco è costruito attorno a questa setta, ai suoi membri e alle sue regole, e ogni personaggio sembra custodire una parte della verità. La particolarità della narrazione sta nel fatto che la storia non segue un unico percorso lineare: a un certo punto è necessario scegliere quale “ordine” seguire, una decisione che determina non solo l’evoluzione degli eventi, ma anche il modo in cui questi vengono vissuti e giocati.
Ogni ordine rappresenta una diversa interpretazione del potere, della fede e del controllo, e porta con sé personaggi, situazioni e rivelazioni differenti. La comprensione complessiva della vicenda passa quindi attraverso più run, ciascuna delle quali aggiunge tasselli importanti a un mosaico che difficilmente si completa al primo tentativo. La scrittura resta sempre funzionale, evitando eccessi e mantenendo un tono coerente, anche quando la trama si fa più intricata.
Cinque percorsi, cinque modi di giocare
Dal punto di vista ludico, Shuten Order si articola in cinque percorsi distinti, ognuno associato a un ordine specifico. A ciascun ramo corrisponde un’impostazione di gameplay diversa, che spazia da sezioni investigative più classiche a momenti stealth, passando per parti più vicine alla visual novel e puzzle ambientali di stampo escape room. Questa varietà è senza dubbio uno degli elementi più caratterizzanti del gioco. Cambiare ordine significa cambiare ritmo, priorità e approccio, evitando la sensazione di ripetizione che spesso accompagna le avventure narrative più lunghe (potremmo definirlo il parallelo alla lontana di It Takes Two). Allo stesso tempo, però, non tutti i percorsi risultano ugualmente riusciti: alcuni appaiono più rifiniti e meglio integrati nella narrazione, mentre altri svolgono più che altro una funzione di raccordo o variazione.
Il gameplay, preso singolarmente, resta sempre accessibile e ben leggibile, senza mai risultare punitivo o eccessivamente complesso. Shuten Order preferisce non spingere troppo su una singola meccanica, limitandosi a sfruttarla per il tempo necessario a sostenere il racconto. Una scelta prudente? Di sicuro, e che garantisce la scorrevolezza; tuttavia riduce l’impatto di alcune sezioni che avrebbero potuto osare di più, cosa che in un certo senso ci ha lasciato un po’ l’amaro in bocca.
Shuten Order su Nintendo Switch 2
Passando a ciò che ci interessa di più della recensione, andiamo a parlare del piano tecnico di Shuten Order nella versione Nintendo Switch 2. Togliendo subito le castagne dal fuoco, vi diciamo che questa versione si dimostra solida. Il framerate si mantiene stabile, con una fluidità costante sia in modalità docked che portatile, e questo giova soprattutto alle frequenti transizioni tra una sezione e l’altra. I caricamenti sono rapidi e ben distribuiti, contribuendo a mantenere il ritmo dell’esperienza che vi accennavamo. Non c’è bisogno di dire che data l’entità del prodotto, il suo meglio a livello di feeling venga dalla modalità in portatile. Il supporto ai nuovi sistemi di controllo di Switch 2 risulta utile soprattutto nelle sezioni investigative, dove una maggiore precisione è gradita, pur non essendo mai indispensabile. Nel complesso, si tratta di una versione ben rifinita, che restituisce l’esperienza senza intoppi.
Dal punto di vista visivo invece, il gioco adotta uno stile pulito e funzionale, privo di ambizioni spettacolari ma coerente con il taglio narrativo. Le ambientazioni sono chiare, i modelli dei personaggi fanno il loro dovere e l’interfaccia risulta sempre leggibile, anche nelle fasi più dense di testo. Non è un titolo che mette alla prova l’hardware della nuova console, ma nemmeno uno che mostra compromessi evidenti (non che ne avesse troppo bisogno ndr.).
Ciò che dobbiamo fare presente, che non è una pecca del gioco in sé, ma una caratteristica che ne mina la fruibilità nel nostro paese, è che purtroppo Shuten Order non è disponibile in italiano, quindi i giocatori che decideranno di dargli una chance dovranno armarsi di pazienza e leggere i testi in lingua inglese.

