Nel panorama ormai saturo di remaster e riesumazioni nostalgiche, Sacred 2 Remaster si presenta come una promessa pericolosa. Sulla carta dovrebbe essere il ritorno in grande stile di un action RPG ambizioso, uno di quei titoli che a suo tempo hanno provato a ritagliarsi uno spazio accanto ai giganti del genere. Nei fatti, però, questa versione rimasterizzata finisce per dimostrare quanto il tempo possa essere spietato e quanto un’operazione superficiale possa trasformare un ricordo positivo in una cocente delusione. Sacred 2 Remastered non riesce a parlare né ai nuovi giocatori né ai veterani, rimanendo sospeso in un limbo fatto di buone intenzioni e pessime esecuzioni.
La storia di Ancaria tra magia e decadenza
Il mondo di Sacred 2 resta, ancora oggi, uno degli elementi più interessanti dell’intera produzione. Ancaria è un continente vastissimo, segnato dalla presenza dell’Energia T, una forza misteriosa capace di alimentare tanto il progresso quanto la corruzione. È un universo fantasy atipico, dove magia e tecnologia convivono senza timidezza, dando vita a città alimentate da fonti energetiche arcane, automi senzienti e fazioni in perenne conflitto.
La struttura narrativa permette di vivere la campagna da prospettive differenti, scegliendo eroi con origini, motivazioni e schieramenti diversi, fino ad arrivare a percorsi separati legati alla Luce o all’Ombra. Non si tratta mai di una narrazione particolarmente raffinata o sorprendente, ma riesce comunque a creare un contesto coerente e riconoscibile, sostenuto da un lore abbondante e da una quantità impressionante di missioni secondarie.
Il problema è che Sacred 2 Remastered non fa nulla per rendere questa storia più accessibile o coinvolgente. Il racconto resta diluito, spesso dispersivo, e soffocato da una messa in scena antiquata. I dialoghi sono rigidi, le animazioni legnose e il ritmo narrativo fatica a mantenere viva l’attenzione. Tutto ciò che funzionava a livello concettuale nel 2008 oggi appare appesantito da una presentazione che non è stata realmente modernizzata.
Gameplay: un action RPG che non vuole più combattere
Il cuore di Sacred 2 Remastered dovrebbe essere il gameplay, ed è proprio qui che l’esperienza crolla rovinosamente. Il sistema di combattimento, già discutibile all’epoca dell’uscita originale, oggi mostra tutti i suoi limiti senza alcun filtro. Gli scontri sono lenti, poco reattivi e spesso frustranti. Le hitbox sono incoerenti, il lock-on è inaffidabile e le animazioni hanno tempi così dilatati da dare costantemente la sensazione di non avere il pieno controllo del personaggio. Sulla carta, le classi restano originali e il sistema di abilità permette una certa libertà di personalizzazione, con combo e skill concatenabili. Nella pratica, però, tutto viene soffocato da una struttura rigida, macchinosa e incredibilmente distante dagli standard degli action RPG moderni. Anche titoli più datati risultano oggi più fluidi, leggibili e soddisfacenti pad alla mano.
Il loot system esiste, ma non entusiasma. La progressione è lenta e spesso poco gratificante, basata su numeri e percentuali che raramente restituiscono un reale senso di potenza. Paradossalmente, il vasto mondo aperto incentiva a evitare gli scontri, correndo da una missione all’altra, perché completare quest risulta più efficiente che affrontare combattimenti lunghi e poco divertenti.
Per un gioco che dovrebbe vivere di azione continua, è un fallimento difficile da giustificare. A peggiorare il quadro ci pensa un comparto tecnico disastroso. Crash frequenti, bug diffusi, quest che si rompono, indicatori imprecisi, problemi di collisione e abilità che non funzionano correttamente. Sacred 2 Remastered sembra più un prodotto incompleto che un’edizione definitiva. Ed è un’accusa pesante per un remaster di un gioco con quasi vent’anni sulle spalle.
Considerazioni finali: un remaster che non doveva esistere
Sacred 2 Remastered è l’esempio perfetto di come un’operazione nostalgica possa ritorcersi contro il suo stesso passato. Non migliora realmente l’originale, non ne corregge i difetti storici e, in molti casi, riesce persino a peggiorarne l’esperienza. Le migliorie grafiche sono superficiali e incoerenti, l’interfaccia è meno funzionale, il gameplay è rimasto ancorato a una filosofia ormai superata e l’aspetto tecnico è semplicemente inaccettabile.
Il risultato è un gioco che non ha più nulla da dire nel panorama attuale degli action RPG. I nuovi giocatori troveranno un’esperienza frustrante e datata, mentre i fan storici farebbero decisamente meglio a tornare alla versione originale con le patch della community, che resta il modo migliore per rivivere Ancaria senza farsi del male. Sacred 2 Remastered non è un tributo, ma una lezione amara su quanto sia facile rovinare un ricordo. Un ritorno che sarebbe stato meglio non affrontare.


